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Partito Democratico. Necessarie e urgenti le idee

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Partito Democratico. Necessarie e urgenti le idee

giugno 01
00:00 2007

Non si può non essere severi su questo momento di partenza del PD, perché se si vuole fare qualcosa di nuovo, occorrono anzitutto idee, quindi prospettive e obiettivi – anche se limitati purché chiari – ed infine fatti e denunce concrete (sì anche queste vanno fatte). Altrimenti si resta nella retorica fine a se stessa, nella demagogia, nei linguaggi stereotipi. Che vuol dire ancora ripetere che bisogna difendere l’ambiente, che occorre risolvere i problemi del traffico, che urge sostenere i giovani, il lavoro e la scuola? Chi fosse capitato per caso in quel contesto senza aver letto i manifesti di invito, avrebbe potuto benissimo attribuire certi discorsi ad una qualunque parte politica. Chi infatti non è d’accordo nel sostenere che ci sono problemi di traffico, di ambiente, di scuola, di lavoro, ecc.? Se tutti si è capaci di parlare genericamente di questo, quanti invece si sono peritati di fare nomi e cognomi, di specificare cause e motivi per cui questi problemi da noi esistono (e da tempo?). Le politiche ambientali non si risolvono certo con certe politiche edilizie che si sono sviluppate tra Grottaferrata e Monteporzio passando per la Tuscolana, e comunque un po’ in tutto il territorio, decimando il verde, i vigneti e gli oliveti, lottizzando a destra e a manca (e ignorando spesso l’edilizia popolare), facendo aumentare il traffico, aprendo soprattutto al ceto altoborghese e a tutto un sistema che alimenta crescita di prezzi, giri di denaro (il concentramento di sportelli bancari ne è un dato di fatto), ecc. Ora, solo per fare qualche altro esempio, non si può parlare d’ambiente o discutere se la Doganella dovesse sopravvivere o passare la mano all’ACEA (come ormai è già stato fatto) e via discorrendo; perché restano vuote discussioni, perché il vero problema è, per esempio, quello che la stessa Doganella da almeno vent’anni ricordava, e cioè che per avere l’acqua potabile bisogna trivellare i pozzi sempre più in basso, e intanto ancora le nostre amministrazioni locali han fatto costruire tutt’intorno alle sorgenti e continuano a rilasciare licenze per ville con piscina! E che dire degli attacchi al verde del Vivaro, del Tuscolo (l’ultimo episodio è stato sulle cronache un mese fa), e così via? Ora ci si domanda: ma chi amministrava (ed amministra) in questi ultimi dieci-quindici anni i nostri paesi? Se la gente si è disaffezionata alla politica è anche perché c’è una classe ‘dirigente’ autoreferanziale, che amministra a livello nazionale e locale (da destra a sinistra) con gli stessi risultati! Il ‘nuovo’ PD ( e non solo) non può ignorare cause e responsabilità, né cancellare con un colpo di spugna il passato (‘chi ha avuto, ha avuto’) pensando che si possa ricominciare daccapo con un nome nuovo, come se niente fosse! Certo nessuno ignora che oggi i problemi sono più ampi e comportano sinergie e nuove solidarietà, ma è improcrastinabile fare un’analisi impietosa e comunque precisa della situazione, perché, nonostante tutti i distinguo, la classe politica attuale ( e qui il colore politico conta poco) è erede di quella precedente, per cui non ci si può esimere da una tale analisi. Per un cambio vero di rotta, se responsabilità ci sono state, vanno denunciate decisamente e non attribuite genericamente agli…amministratori precedenti. D’altro canto, un nuovo ‘partito’ ha bisogno di contenuti ed idee e sia gli uni che le altre non nascono sotto il cavolo, né possono far asettico riferimento semplicemente alla più o meno ‘gloriosa’ storia passata dei partiti d’origine, ma si sostengono solo attraverso apporti qualificati (quanto è mancata ad esempio una presenza all’incontro di un esperto come Scoppola, cui non poteva certo sopperire un crepuscolare e scontato intervento di Zavoli) e tali apporti vanno congiunti con un vero, attento ascolto delle problematiche della gente comune (che non è solo quella che siede in panchina sulla piazza!). In questa prospettiva di sintesi (tra idee, valutazione di problemi reali, ricerca di soluzioni) si può ricavare una nuova stagione politica, che lavori anche nella fatica di far recuperare i valori e il senso dello Stato. D’altro canto un partito, se veramente tale e ‘democratico’, deve effettivamente rifarsi al suo ruolo originario, cioè quello di stimolare e raccogliere la partecipazione, alimentare il dibattito, formare classe politica (anche se questa non deve essere esclusiva prerogativa di partito), aprire spazi partecipativi (cosa che compete anche alle amministrazioni), indicare idee di fondo e strategie, perché non ci si limiti alla prassi (sulla quale ormai, scomparse le ideologie, sembra corra il rischio di appiattirsi il PD anche a livello nazionale). E in questa prospettiva occorre pure recuperare la distinzione tra partito e amministrazione, altrimenti il primo si riduce ad una sorta di comitato elettorale a supporta del candidato sindaco di turno (chiunque esso possa essere) che una volta eletto, distribuirà le ‘prebende’ dovute. Così come si deve oggi più che mai – e non ci riferiamo solo agli alti livelli del Governo – essere decisi nel pretendere la distinzione di poteri e compiti, ruoli istituzionali e altri incarichi (es. presidenti di associazioni più o meno culturali e ruoli partitici, senza parlare di ruoli professionali delicati e concomitanti incarichi politici, ecc; insomma, le incompatibilità da far rispettare…). Ma in primis è urgente veramente ridare spazi alla partecipazione e non al gregarismo e al clientelismo, dai quali siamo già circondati da tempo, così come ci si dovrà battere affinché le candidature politiche non ci vengano imposte ancora dai vertici di partito, cosa vergognosa che non era mai avvenuta nemmeno ai tempi della pur vituperata alleanza del CAF! Tanto più che su questa strada non sembra che dai vertici nazionali (di ogni colore!) ci siano proposte di cambiare strada, come si sta già intuendo con le ‘nuove’ proposte di legge elettorale. Inoltre non è superfluo aggiungere che anche ai cosiddetti addetti ai lavori (o ‘militanti’ come un tempo si diceva) occorre insegnare a distinguere tra ruolo del partito, del comitato, dell’amministrazione, del sindacato, ecc. Certi interventi del 6 maggio sembravano francamente, a parte la demagogia, delle rivendicazioni sindacali che, per quanto giuste o fondate, si poteva pur far capire che erano fuori luogo! E, per finire – e qui sia chiaro che non è nostra intenzione dare un giudizio sull’operato amministrativo (cosa che semmai si potrà fare in altra occasione) – ma, se l’incontro di presentazione (o di avvio se preferite) del PD, doveva dimostrare anche un’aria nuova di partecipazione, perché affidare il compito di coordinare gli interventi al sindaco di Frascati, cioè sempre ad una figura istituzionale? Non c’erano altri personaggi, o ‘moderatori’ se volete, meno caratterizzati politicamente e amministrativamente e soprattutto ‘nuovi’, onde dimostrare che si esce un po’ fuori degli addetti ai lavori?

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