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Per non puzzare mangiamo cibo vegetariano bioregionale

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Per non puzzare mangiamo cibo vegetariano bioregionale

giugno 05
11:47 2019

L’olfatto, si sa, è il primo senso che si è sviluppato negli esseri viventi. Attraverso l’olfatto, più che per mezzo degli altri sensi, gli animali sono in grado di riconoscere il mondo che li circonda, la loro vita è tutta una mappa di odori. Ovviamente è stato così anche per l’uomo, soprattutto fino all’avvento della società industriale che con i suoi forti olezzi ha tarpato ed ottenebrato la capacità olfattive dell’uomo.

L’olfatto si è insomma “addormentato” nella nostra specie, allo stesso modo in cui quando siamo sottoposti ad un rumore assordante e continuo tendiamo a cancellarlo dall’attenzione consapevole corrente.

Evidentemente la situazione olfattiva cominciava ad essere già alquanto drammatica se consideriamo la scoperta fatta a Creta, dove furono trovati residui attestanti la lavorazione in serie di varie erbe e fiori, cocci di calderoni, pollini, tracce di olio e di essenze già pronte. Ma perché proprio a Creta in mezzo al mare Egeo fu installato questo laboratorio? Probabilmente i commerci delle essenze profumate erano diretti a tutte le aree costiere del Mediterraneo, un po’ come avvenne per le famose ceramiche di Samo rinvenute in tutto il mondo allora conosciuto. La risposta del perché fosse così importante la fornitura di profumi in un’area marinara può venire oggi dalla moderna ricerca sull’interazione fra cibo e odori corporali.

L’ebbrezza che si prova annusando una folata d’aria impregnata di resina o di sandalo, l’odore forte del muschio, della mirra o dell’incenso che brucia è un’emozione antica che ha eccitato la fantasia di milioni di persone. Anche deodorare il corpo dalle esalazioni indesiderate è un’usanza antichissima, che veniva praticata non solo per i cadaveri, imbalsamati e resi più “gradevoli” all’olfatto con oli essenziali prima di essere inumati o cremati, ma anche per i “viventi” di questo mondo e soprattutto per coloro che svolgevano attività di carattere sociale: i sacerdoti, i governanti, le cortigiane, etc.

Recentemente alcuni esteti e psicologi stanno cercando di rivalutare l’odore naturale dell’uomo (“naturale” intendi bene..), definendolo un termometro della psiche in grado di rivelare parecchi messaggi interiori. Difatti l’effusione è il primo messaggio, come abbiamo già detto, che ci comunica sia lo stato di salute fisica sia la condizione mentale in cui ci si trova. Ciò è vero anche per i cosiddetti “richiami sessuali” che vengono coscientemente od inconsciamente percepiti e che condizionano le nostre scelte amorose…. E questo anche nella produzione del testosterone e del  mestruo, odori che purtroppo oggi vengono considerati “puzza” e si tenta di debellarli in ogni modo.

Nell’antichità uno dei “deodoranti” naturali (utilizzato ancora oggi dagli aborigeni e dai naturisti) è l’argilla, di cui tutto il corpo viene cosparso per l’assorbimento delle esalazioni fisiologiche, l’argilla ha anche un’alta funzione detergente, difatti cospargendo il corpo di terra argillosa, ed aspettando qualche tempo prima di risciacquarsi, aiuta il corpo a liberarsi dalle scorie accumulate responsabili della cattiva traspirazione epidermica. Ma usare la creta od altri impiastri di erbe e fiori per cancellare l’inaccettabile “fetore” serve a poco quando ci si mette di mezzo la genetica…

Ma – dico io – l’uomo è soprattutto ciò di cui si nutre, ecco la verità! E le sue feci, le sue urine, il suo sudore testimoniano ciò. Questa è stata anche la mia esperienza personale, ad esempio le feci di animali erbivori non sono mai fetide, la cacca di cavallo, mucca, capra, pecora, etc. sia fresca che disseccata non emana mai cattivo odore mentre le deiezioni di cani, gatti ed altri carnivori è risaputo che puzzano tremendamente. Ciò vale anche per l’homo sapiens, a seconda del suo metodo alimentare le “emanazioni” assumono il corrispondente odore. La chiave alimentare, secondo me, è l’unica a poter risolvere anche l’accumulo di “malformazioni genetiche che – affermano i genetisti inglesi – sono la causa del malfunzionamento traspirativi, dovuto alla non espulsione di certe tossine per vie ordinarie che poi il corpo in qualche modo elimina come può attraverso la traspirazione”.

I risultati li conosciamo bene!

“Il deodorante non basta più – affermano i genetisti – quando ci si mettono di mezzo i geni…” – Lo rivela un gruppo di scienziati inglesi del St. Mary Hospital – “La sostanza incriminata è la trimetilamina un sottoprodotto della digestione che odora di pesce marcio o di carne putrida…”.

È quindi la trimetilamina la responsabile dei tremendi complessi d’inferiorità che affliggono parecchi esseri umani? C’è però da considerare che, nelle analisi di laboratorio effettuate nel centro d’igiene inglese, il prof. Robert Smith che guida le ricerche sul gene della “puzza” ha riscontrato che la maggior parte degli esaminati, 176 persone, odoravano per semplice mancanza d’igiene mentre solo 11 erano affetti dalla sindrome da trimetilamina.

“A questo punto – ha concluso lo stesso Smith – in attesa di poter compiere un intervento genetico risolutore, al momento troppo aldilà della nostra scienza, basterà eliminare quei cibi che nella digestione produco più trimetilamina, cioè: pesci, carni molli, frattaglie, interiora, etc”. Ecco quindi che anche la genetica viene in aiuto alla dietetica bioregionale e vegetariana e ci spiega (forse) come mai a Creta, un’isola impegnata in commerci marittimi, fosse sorto quel primo laboratorio di profumeria… Con tutto il pesce che si mangiavano i nostri padri mediterranei (basta ricordare il garum, la famosa salsa tuttofare di Greci e Romani, ottenuta dalla macerazione sotto sale del pesce) figuriamoci come sentissero la necessità di depurarsi dalla puzza…

Indirettamente il consiglio del prof. Smith va incontro alla mia tesi. Perciò i mangiatori di carne son avvisati. A loro servirà poco gonfiare le saccocce dei vari profumieri, mentre sarebbe sufficiente cambiar dieta alimentare, consumando esclusivamente alimenti consoni all’ecologia umana, ovvero tutto ciò che cresce nella propria bioregione di appartenenza e che giunge a maturazione nella dovuta stagione. Infatti allorché si rispetta la propria natura (noi umani siamo frugivori) ogni problema di salute è risolto.

 

 

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