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Perdita della cultura storica

Ottobre 25
22:00 2013

Ambiente, emozioni, e posti di lavoro, questo possiede e propone la Svizzera. Nel bel paese i millenni hanno edificato la civiltà, persa, probabilmente, con l’industrializzazione e l’espansione selvaggia. Chissà cosa farebbe il Condottiero Ottavio Mamilio vedendo la sua Tuscolo ridotta a Picnic ed invasa nei pendii da casali (passati per agricoli) con annessa piscina? Scenderebbe in battaglia con i Principi Aldobrandini? I tremila anni di storia dei colli Tuscolani e della valle Latina invasi da erbacce, cemento e residui di scampagnate. Seguendo le orme della via Latina, la ritroviamo alla fine della salita della Molara utilizzata come parcheggio dai residenti e non. Giunti a Rocca Priora in località Osteria Nuova, la via Latina costeggia un fontanile (sorgenti e fontanili nel passato erano la ricchezza del paese) ed i resti dell’osteria limitrofa alla strada. Oggi si evidenziano principalmente l’abbandono, la pericolosità del solo muro rimasto eretto, erbacce ed immondizia. Le antiche pietre utilizzate per lastricare le strade, orgoglio latino e romano successivamente, principale mezzo che ha permesso l’espandersi della civiltà, attualmente sopraffatte dall’erba. Anche la via Sacra che conduce sul monte Cavo è gradualmente assorbita dalla boscaglia. Per non parlare del Tempio di Giove, 2500 anni di storia, travolto dalle antenne. Agli svizzeri basterebbe solo questo percorso, e la storia rivivrebbe divenendo fonte di lavoro. Roma è ai nostri piedi e, nonostante tutti gli sforzi per non conservare la storia, l’impero ha superato se stesso ed ancora oggi Fori e Colosseo sono l’emblema della civiltà. E nei Castelli? L’elenco della nostra storia è lungo, dai templi, insediamenti, laghi, residenze imperiali e patrizie. Un grande sviluppo anche nel Medio Evo e Rinascimento. Certo la frammentazione dei Comuni non ha sviluppato percorsi condivisi, ognuno ha coltivato il suo orticello, palazzi e castelli occupati dalla politica o abbandonati. L’unico sport condiviso da tutti è l’abusivismo ed il cemento selvaggio. Una conoscenza più approfondita del nostro territorio non servirebbe solo a porre divieti e conservazione, costituirebbe una fonte di lavoro che erediterebbero i nostri figli.

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