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Persino i rifiuti prendono il treno

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Persino i rifiuti prendono il treno

Persino i rifiuti prendono il treno
Maggio 19
15:20 2017

Al netto di tutta la propaganda politica della campagna elettorale perpetua e della guerra tra i partiti, mi ha incuriosito molto la notizia che i rifiuti romani siano trasferiti all’estero.
Non in Somalia, come si potrebbe immaginare, in qualche discarica abusiva a cielo aperto, ma in Austria e, probabilmente, pure in Germania.
Ho letto che i rifiuti prendono il treno.
Sperando che i poveri rifiuti non subiscano i “viaggi della speranza” (ben noti ai pendolari con ritardi e soppressione di convogli), ho tirato un sospiro di sollievo.
Almeno, il famoso trasporto su ferro, invece che su gomma costosa e inquinante, mai attuato in Italia, ha avuto la sua realizzazione!
Le domande che mi pongo, però, sono ancora molte. Ad esempio, come faranno i paesi più (non dico civili) avanzati e puliti di noi a farsi carico dei nostri rifiuti? È per caso la politica del buon samaritano?
Forse, no. Infatti, ogni anno, 70mila tonnellate di rifiuti di Roma vengono convertiti dalla EVN a Zwentendorf, a circa 60 chilometri da Vienna, in energia elettrica impiegata in 170mila case in Austria. Più precisamente, i rifiuti vengono bruciati e convertiti in gas che genera vapore; il vapore viene incanalato nella vicina centrale elettrica e convertito in energia.
Se pensiamo che sia assurdo spedire la spazzatura a 1000 chilometri di distanza, dobbiamo, però, capire che l’alternativa sarebbe continuare ad ammassare i rifiuti nelle discariche (già alla canna del gas, in tutti i sensi!) e produrre così emissioni di metano con un forte impatto in termini di emissioni di CO2. È evidente che sia molto meglio inviarli a impianti ad alta efficienza.
Subito dopo, però, dobbiamo chiederci come mai noi siamo intasati dai rifiuti e gli altri paesi ne facciano, invece, uno strumento di energia e benessere.
L’Ama di Roma paga 100mila euro a convoglio e alla EVN, sempre ogni convoglio, ne frutta 100mila.
Mah!
L’Italia, che è “popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori e trasmigratori”, come diceva qualcuno, non potrebbe, magari, divenire, almeno un pochino, popolo di ingegneri e di gente normale di buon senso?

Renata Rusca Zargar

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