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Pier Paolo Pasolini e il panico dell’omosessuale

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Pier Paolo Pasolini e il panico dell’omosessuale

Settembre 13
06:58 2012

A più di trentacinque anni dalla morte, Pier Paolo Pasolini rimane uno degli intellettuali più discussi e trattati del secondo Novecento, sul qualei tanto è stato già detto e si continuerà ancora a dire. Letteratura e vita, sessualità e ispirazione narrativa si condensano nella sua personalità, contraddittoria e dirompente, espressione di un uomo da sempre fonte di attrazione e fascino. È

l’immagine del Pasolini prosatore, dell’autore friulano, però, a essere rimasta per anni parziale, se non addirittura falsata, e solo la riscoperta dei lavori giovanili, quasi tutti pubblicati postumi, ha permesso di svilupparne una più corretta analisi. Attraverso le pagine di questi racconti e scritti autobiografici emerge come la sessualità di Pasolini, e così pure la sua esistenza e persino la morte, siano parte integrante del suo essere intellettuale e del suo vivere l’arte della parola fino a sprofondare in un cerchio autoreferenziale che trascina dentro di sé ciò che il paradigma letterario del Novecento non poteva tollerare: la sua disperata vitalità, i suoi scandali, il suo essere omosessuale. Si pone in evidenza, quindi, quello che la studiosa americana Eve Kosofsky Sedgwick indica come homosexual panic. Si considera la possibilità dell’uomo o della donna che si scoprono omosessuali o lesbiche di fare coming out, di emergere e venire fuori dal proprio nascondiglio, dal proprio closet o armadio. L’armadio, infatti, è la figura metaforica sfruttata per definire quello che è il rifugio dell’omosessuale dall’oppressione di questo secolo e dei precedenti. Questo meccanismo si esplica anche in letteratura. Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento forme di apertura verso una letteratura che fosse omosessuale erano scarsamente praticate o, se lo erano, rimanevano nascoste. Tuttavia, negli stessi anni, questa letteratura sembra crescere in modo sorprendente anche se non se ne pronuncia mai il nome: c’è ma, non se ne parla. È quello che succede anche in Italia con i testi giovanili di Pasolini: alludono o raccontano storie di omosessualità, ma devono rimanere nascosti. L’homosexual panic, quindi, è la forma psicologica privata nella quale uomini o donne esprimono la loro vulnerabilità contro la pressione omofobica imposta dalla società. È il timor panico di cui è vittima Pasolini, anche se questo non gli impedisce di placare la propria ansia di comunicare. Quello che importa è che il segreto non venga rivelato, soprattutto per la notorietà pubblica che ottiene come insegnante e militante politico nel corso della sua giovinezza, fino a quando, coinvolto nello scandalo di Ramuscello del 1949, sarà forzatamente costretto a fare coming out e svelare il suo segreto inconfessabile. È impossibile allora leggere l’opera di Pasolini senza l’interferenza della sua biografia e del mito che si è creato attorno alla sua figura, e la sua capacità di stare dentro e fuori dalla letteratura costringe il lettore a sottoscrivere un patto: accettarlo o rifiutarlo nella sua totalità, proprio come Pasolini accetta e respinge se stesso.

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