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Polemica con il sindaco Alemanno: il “made in Rome” non piace ai Castelli Romani

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Polemica con il sindaco Alemanno: il “made in Rome” non piace ai Castelli Romani

01 Febbraio
14:00 2011

Nessuno, più di noi “castellani”, è consapevole di questo.
Ne siamo più consapevoli perfino degli stessi romani, sia per lo stretto legame che ci ha sempre unito a Roma, sia per le comuni tradizioni demo-antropologiche e agroalimentari, che a Roma sono quasi sempre giunte proprio dai “Castelli”.

Eppure la Tua proposta di ricomprendere nel “made in Rome” i prodotti della nostra tradizione più consolidata, le eccellenze delle nostre produzioni agroalimentari, ci ha lasciato perplessi e, se vogliamo, un poco contrariati, sia per il metodo seguito, sia per la sostanza della proposta.

Sul metodo: dobbiamo osservare ancora una volta che le Autorità romane considerano l’area dei Castelli – l’indistinto ‘hinterland’, come preferite dire -, un pezzo di territorio sul quale disporre come più aggrada, senza neanche consultare chi lo abita. Permettimi di dire che non è questo un buon modo di fare: perfino gli antichi romani, che peraltro avevano avuto origini proprio da qui, dovettero coniugare i loro sogni di potenza con un rapporto federativo con i Latini, regolandone i diritti in termini di parità, perfino come cittadini di Roma. Ne è testimonianza che uno dei primi due consoli eletti dopo la cacciata di Tarquinio il superbo è Ottavio Mamilio, Tuscolano.

Nella sostanza: mi permetto di rivendicare un valore certo e ben conosciuto al brand dei Castelli romani e prenestini, che sarebbe sciocco lasciar cadere, sia come proposta commerciale, sia come risultanza del portato storico e culturale del nostro territorio, che mantiene una sua identità ed un suo progetto di sviluppo.
Proprio intorno a questa prospettiva abbiamo costruito, insieme alla Regione, il “Distretto agroalimentare di qualità dei castelli romani e prenestini”, meglio identificato come “Distretto Delle Eccellenze“, in applicazione della legge regionale 1/2006 per:

• valorizzare le nostre produzioni tipiche (porchetta di Ariccia, pane di Genzano, pane di Lariano, vino nelle varie denominazioni d’origine, olio, fragole, nocciole, tozzetti, giglietti di Palestrina, tordi matti di Zagarolo, castagne di cave e Rocca di Papa, Kiwi, tanto per citarne alcuni in un elenco prestigioso, ma non esaustivo), anche con protocolli di produzione che ne garantiscano la qualità;
• creare un circuito commerciale virtuoso, anche con lo sviluppo della filiera corta;
• fare del binomio prodotto/territorio un elemento basilare di marketing.

Come puoi ben vedere il nostro territorio non è stato con le mani in mano, ma ha elaborato progetti e intrapreso iniziative di grande spessore e ricche di ambizione: ci piacerebbe che a Roma quando si parla di noi non si pensasse all’hinterland, ma ai castelli romani e prenestini, con la loro identità, con la loro capacità progettuale e con il loro dinamismo imprenditoriale.

Ti invito allora a valutare con la dovuta maggiore attenzione l’iniziativa intrapresa, che rischia di riaprire solo antichi elementi di frizione, e a considerare invece con noi la necessità di rivolgerci insieme alla Regione, che ne ha la specifica competenza, per attivare un tavolo di lavoro intorno al quale chiamare i soggetti e gli attori del territorio, per definire un percorso di comune interesse su tutte le problematiche delle produzioni agroalimentari: dal sostegno alla valorizzazione; dalla tipizzazione agli sbocchi commerciali.

Spero da parte Tua nella giusta considerazione di questa proposta e aspetto un positivo cenno di riscontro per avviare un lavoro sinergico di tutto il territorio.

Con i sensi della massima stima e considerazione, Ti giungano i più cordiali saluti.

Comunità Montana Castelli Romani e Prenestini
IL PRESIDENTE
Dr. Giuseppe De Righi


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