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Processi a porte chiuse

settembre 17
09:26 2009

C’è una domanda che solitamente ci si pone; ma il figlio è o non è proprietà dei genitori? Il fatto che qualcuno contribuisca con il proprio DNA a generare un bambino autorizza questa persona/e a disporre della vita dell’essere generato? Non è necessario consultare nessun giurista per sapere che la vita è un bene indisponibile, non negoziabile e irrinunciabile. Questo spiega come, anche una persona laureata in Diritto, non possa risolvere in forma premeditata e privata la questione, ponendo fine in circostanze estreme alla vita del figlio ed alla propria vita. Senza pretese d’un qualsiasi giudizio personale, ognuno di noi deve prestare attenzione al proprio Tribunale della coscienza, anche qualora sfuggisse alla giustizia terrena; il fatto è, che le recenti ed innumerevoli tragedie familiari occorse specialmente nel nord Italia, (vedi Erba, vedi Garlasco e Cogne…), dovrebbero servire come apertura e riflessione in una società, la nostra, schiava dell’ipocrisia, dove tutto è concesso, consentito ed eseguito, ma non alla luce del sole bensì nell’ombra e nel sotterfugio. Pensate, erano tutti in coda per assistere al processo di Erba, era partita la corsa ai biglietti, il crimine come spettacolo…i tribunali trasformati in teatri di cabaret…se ancora esistono! Di fronte a tanta conoscenza, tanta informazione, tanta formazione e titoli accessibili sia alla massa che all’èlite, è fondamentale indagare e comprendere certe tragedie, soprattutto per far sì che non si ripetano mai più! Il cuore ha ragioni che spesso la propria ragione non conosce, ed alcune volte, tuttavia, la ragione offusca la propria ragion d’essere, conosciuta solo attraverso una gita nel silenzio della propria coscienza. L’apostolo Paolo (I Corinzi, XIII-1) affermava: “Se anche parlassi la lingua degli uomini e degli angeli ma non avessi la carità [amore], sarei come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna“. Nel presente, più che nell’antichità, l’amore è una parola che ha assunto molteplici significati ed accezioni, ma è lo stesso apostolo cristiano che dice dell’amore esser qualcosa di benfatto, fiducioso e giustificatore. È necessario vigilare quindi, ed in primo luogo amare noi stessi e non fare agli altri quello che noi non desideriamo gli altri facciano con la nostra amabile persona. Il dono di generare la vita non è qualcosa in nostro possesso, non è una nostra proprietà…è appunto un dono, nella realtà d’essere invece solo semplici partecipanti.

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