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Quale futuro per Albano?

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Quale futuro per Albano?

Agosto 16
23:00 2008

Il tutto, dovrebbe essere finalizzato nell’ottica dell’accrescimento culturale, sociale ed ambientale e tende a migliorare le condizioni dei servizi offerti, della mobilità e della qualità della vita, nell’interesse di tutta la cittadinanza, degli operatori economici e delle imprese.
Fare un Piano oggi significa ascoltare le idee, le aspirazioni, i bisogni dei cittadini che abitano il proprio territorio per riconsegnare un progetto di riqualificazione e modernizzazione dello stesso.
Questa è la formula che si presenta la più adatta a rappresentare le nuove condizioni in cui ci si trova ad operare.
Il piano è il momento di sintesi generale, in cui ogni soggetto economico propone una serie di istanze finalizzate al raggiungimento dei propri obiettivi.
Il risultato è la centralità della relazione che si instaura tra i soggetti.
Ma il piano raggiunge i propri obbiettivi quando non ci sono sconfitti ma tutti vincitori.
Purtroppo debbo rilevare che in questo prg ci sono tanti sconfitti, i cittadini, e pochi vincitori, gli attuali amministratori.
Il filo conduttore di una strategia politica non può essere la convinzione di essere più furbi per poter poi sfruttare tutto quanto si ritenga funzionale a prendere più voti calpestando quei principi di democrazia, di uguaglianza, di confronto con gli altri e di crescita umana, in poche parole la “coscienza civile”.
Una cosa indispensabile che il buon amministratore pubblico deve avere è la dignità.

Non deve mai barattarla con l’avidità del singolo e con tutto quanto ritiene necessario per i propri scopi.
Le carenze strutturali che a ns parere caratterizzano il presente piano riguardano alcuni nodi fondamentali che purtroppo non sono stati sciolti e risolti e precisante:

1° La trasparenza delle scelte operate,

2° La compatibilità del piano regolatore generale con gli indirizzi formulati dal Piano Paesistico Regionale;

3° il recupero dei nuclei abusivi spontaneamente sorti nell’ambito delle circoscrizioni di Pavona e Cecchina;

4° l’inserimento all’interno del piano regolatore generale dei patti territoriali presentati nei vari bandi colline romane;

1° La trasparenza delle scelte operate

Non sono state coinvolte nelle scelte, le parti sociali ed economiche, nonché i soggetti. Enti ed autorità con competenza economica e sociale in modo tale da coinvolgere nell’iter decisionale, le Associazione ed Istituzioni, Liberi Professionisti operatori nel settore, e le varie entità titolari di interessi potenzialmente coinvolti nella redazione del P.R.G. che sicuramente potevano contribuire a consolidare un confronto aperto sul percorso di definizione del processo di valutazione della variante del PRG.Pertanto è mancato sostanzialmente il confronto con le realtà economiche, produttive, commerciali e sociali territoriali, nonché dei professionisti Ingegneri architetti geometri, non è stata avviata come previsto la consultazione finalizzata all’acquisizione preventiva di suggerimenti, proposte e istanze in merito, da parte di chiunque poteva avere interesse, anche per la tutela degli interessi diffusi.
Praticamente un piano fatto di opzioni individuali, legate all’interesse economico personale di pochi, e non intimamente corrisposto e condiviso con i cittadini.
Ne deriva così una entità astratta disarticolata e lontana dai bisogni reali della città.
Dalla consultazione del piano non emerge sostanzialmente quale futuro di sviluppo si vuole dare a questo comune, commerciale industriale produttivo, turistico alberghiero, artigianale, con il sostegno dei prodotti tipici, storico archeologico con la rivalutazione dei siti di interesse culturale.

2° La compatibilità del piano regolatore generale con gli indirizzi formulati dal Piano Paesistico Regionale

Su questo punto c’è poco da dire le carte parlano chiaro il nuovo piano regolatore e il nuovo piano paesistico regionale sono in contrasto tra di loro.
Ad Albano centro zona Vascarelle ed Olivella Mole laddove sono previste aree di espansione edilizia il piano paesistico le identifica come zone agricole.
A pavona nella zona di espansione prevista su Santa Maria in Fornarola e fino ai limiti del Comune di Roma laddove sono previste aree di espansione edilizia il piano paesistico le identifica come zone agricole.
In zona di Cancellieria la stessa identica situazione, come pure a Cecchina Tor paluzzi, Montagnano e così via dicendo.
Quale destino ci si può aspettare allorquando la regione Lazio valuterà questo piano in funzione del proprio piano paesistico?
Ve lo diciamo noi verrà rimesso al mittente con tanti saluti.
Le zonizzazioni non sono compatibili con gli indirizzi di piano paesistico regionale.
Ma allora ci chiediamo perché presentare un nuovo piano regolatore quando sappiamo già che fine farà?

3° il recupero dei nuclei abusivi spontaneamente sorti nell’ambito delle circoscrizioni di Pavona e Cecchina

Gran parte dele zone spontaneamente sorte sono state inserite nelle zone di espansione C.
Questa scelta è penalizzante per chi ha già edificato e sanato con le varie leggi di condono edilizio succedutesi nel tempo, in quanto questi sventurati ed ignari cittadini non sanno che per avere le tanto desiderate opere di urbanizzazione, strade, parcheggi, scuole etc. dovranno riunirsi in consorzi presentare piani di lottizzazione, eseguire le opere di urbanizzazione a propria cure e spese pagando quindi due volte le opere di urbanizzazione primaria e secondaria.
Tutto questo con la Perimetrazione dei nuclei abusivi non sarebbe accaduto in quanto tali opere con piani particolareggiati si sarebbero realizzati con gli introiti degli oneri concessori delle costruzioni abusive già versati nelle casse comunali.
Ebbene questo non è stato fatto.

4° l’inserimento all’interno del piano regolatore generale dei patti territoriali presentati nei vari bandi colline romane

La mancanza di un impianto organico nella redazione del piano, emerge anche nella assenza volontaria dei patti territoriali in itinere, infatti paradossalmente, non sono stati inseriti nel contesto globale di pianificazione i patti territoriali già approvati e quelli di futura attuazione.
Pertanto ancor prima di nascere questo piano è già vecchio, tenuto conto che gli interventi previsti nei patti territoriali sono importanti e consistenti circa 100.000 metricubi su monte savello, residenziale e terziario, e 40.000 metricubi in località casette, residenziale e terziario.
Ora ci chiediamo, visto che le varianti relative ai patti territoriali sono già state ratificate da questo consiglio comunale ed inserite nel vecchio PRG, come mai il nuovo piano non le riportata integralmente?
A tal uopo si fa notare che in tali interventi sono previste opere infrastrutturali, strade piazze scuole etc., che non sappiamo come si raccordano con il nuovo piano regolatore.
La stravagante bizzarria che si è venuta a creare dimostra come il nuovo piano e meno aggiornato del precedente.
Forse l’inserimento degli interventi previsti con i Patti Territoriali, avrebbero appesantito ulteriormente il piano, in modo tale da precludere nuovi interventi edificatori già preordinati.
Forse qualche consigliere doveva rinunciare a qualche metro cubo per lasciare spazio agli interventi di patto.
Questo lo sanno solo in pochi, così come in pochi hanno operato le scelte, cosi come in pochi hanno condizionato la vita politica di questo paese.

Conclude, il capogruppo di forza Italia per il Pdl, che per tutti questi importanti motivi ha chiesto il ritiro di questo nuovo piano in quanto inadeguato alle esigenze della città, e venga rielaborato con uno spirito costruttivo ed in un ambito di trasparenza civile e democratica, perche questo è quanto si aspettano i cittadini e le forze produttive di albano. Nello spirito del rispetto delle
regole democratiche e come principio ispiratore l’obbiettivo principe e faro guida la soddisfazione delle esigenze collettive e non personali.
Inoltre fa’ un appello a tutti i consiglieri e al Sindaco invitandoli ad avere un senso marcato di responsabilità nella valutazione delle osservazioni dei cittadini al Prg dopo la pubblicazione, evitando scelte arroccate da parte della maggioranza mantenendo posizioni tuzioristiche di parte e di posizione”.
Pertanto, conclude non ritenendo giusto che questo piano sia motivo di divisione tra i cittadini ma momento di sintesi ed accordo comune di crescita e di sviluppo.

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