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Quel senso d’Energia…

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Quel senso d’Energia…

Quel senso d’Energia…
Luglio 01
02:00 2007

‘Energia-Ambiente-Territorio-Ecologia-Economia industriale-Finanza-Politica’. Una catena molecolare oggi inscindibile, d’una “sostanza”, la sopravvivenza e vita sulla Terra, particolarmente critica nel “Bel Paese”. Avevo parlato l’inverno 2006-‘07 della favola di ‘Italia-Alice del Paese delle meraviglie’, che si scoprì di colpo vulnerabile alle crisi energetiche e ai giochini geopolitici. Troppo dipendente da fonti d’energia non rinnovabili come gli idrocarburi. Avevo scritto inoltre, che la penisola italiana è una fondamentale e strategica area di raffinazione del petrolio nel Mare Nostrum, dove i “signori” del petrolio, campano di rendita in un mercato strutturato in modo tale da tenere alti i prezzi al consumo di elettricità, gas e carburanti, e far ingrassare i soliti fornitori; dove l’accisa dei carburanti (le imposte indirette) è un “rubinetto” abusato e violentato da tutti i governi. Vivono ancora speculazioni e abusi sull’energia e sull’approvvigionamento energetico, che a “Roma” proprio non sembrano essere capaci di fermare. Non si riesce a rivoluzionare il sistema produttivo e consumistico di massa, cresciuto e sviluppatosi male nei tempi. Fino a ieri o quasi, lo spazio urbano e industriale subalpino si è evoluto in un modo che oggi parla da sé; milioni di metri cubi “popolari”, edificati “al risparmio”. Il solo e isolato solare, con gli attuali massicci investimenti industriali per produrre pannelli e fotovaltaici, è un ansimante volo di calabrone. Soluzioni complementari di produzione energetica come una rete nazionale e locale di centrali alimentate a biomasse poi, permetterebbero ora di tenere ben curati e puliti gli spazi verdi pubblici/demaniali, o gli incolti, e quindi meglio sfruttare le tonnellate del materiale tagliato e raccolto (erba, sterpaglie, rami secchi, lavorazione di legno e di legname, ecc). Quindi, il modo di produrre un sano, equo, solidale, capillare e sostenibile business dell’energia è fattibile, serve solo la volontà e l’impegno dei “reali decisori politici”, del sistema bancario-finanziario-assicurativo, di tutto il “sistema paese” insomma, di chi è realmente “potente” e “capace”. Ma, soprattutto, serve che lo Stato-nazione Italia (non solo esso) si impegni, lo ripeto, a rimodulare completamente il proprio stile di vita, ancora caratterizzato da troppi individui e famiglie che vogliono vivere “serviti e riveriti”, da “signori”, da viziati e capricciosi aristocratici nelle loro “intoccabili” dimore-tempio. Sono ancora rarefatte isole felici per poche riservate elite, realtà dove lo stile di vita (“occidentale”) è pienamente soddisfacente senza compromettere o corrompere il comune ambiente e territorio, la propria memoria e identità, e dove cancri o tumori come le mafie/ecomafie, incivili, speculatori e “affaristi” non compromettono tutto e tutti. Il nucleare civile e pacifico invece, lo ritengo una materia e una soluzione che richiede, mai come oggi e sul tema della sicurezza globale, un elevato grado di coscienza, serietà, maturità e impegno (economico) civico e civile, di responsabilità e “professionalità” che in Italia, oggi, vedo deficitare molto: non si riesce a smaltire bene una naturale buccia di banana, o i mozziconi di sigaretta, figuriamoci smaltire scorie nucleari (vedi ‘Scanzano Ionico’).

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