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“Racconti dell’anonimo”

“Racconti dell’anonimo”
Luglio 04
07:07 2021

“Racconti dell’anonimo” di Rosario Giocondo

Una satira  scritta agognando la giustizia: è questo ciò che emerge principalmente leggendo “Racconti dell’anonimo” di  Rosario Giocondo, Autore che dimostra grande abilità nel saper trasmettere  una profonda analisi riflessiva. Il tutto narrato con forza illocutiva, attraverso un linguaggio  scorrevole e avvincente,  alternando autentici  paragoni  a  singolari finzioni con tanto di basi realistiche, serie, che  vogliono produrre effetto nel lettore,  renderlo partecipe ed evocarne  il senso critico.

L’Autore Giocondo ha dato alle stampe i suoi scritti che da tempo erano pronti per essere letti, ma nessun problema, sono di grande attualità anche dopo decenni!  “Racconti dell’anonimo”, primo lavoro pubblicato per i tipi di Gruppo Albatros – il Filo, inizia in modo decisamente atipico: l’Autore mette sedici ricette, originali e alla portata di tutti. Da notare che il formaggio utilizzato è solo e soltanto caprino e fa capolino chissà perché una bella caprigiana. 

E lasciata l’arte culinaria ha inizio il corpo del testo composto da dodici racconti in prosa che si avvantaggiano della sintesi di interessanti considerazioni su temi diversi legati da comuni principi; ne scaturisce una singolare narrazione argomentativa che va dall’astrazione alle saggezze degli avi. Sempre condita da ironia e sottintesi. Insomma chi si appresta a leggere questo libro deve prepararsi al fatto che molto è anche quello che sta tra le righe, il non detto. 

   Ma cosa ci si può aspettare da chi dedica tutto il proprio tempo libero a leggere i quotidiani e rileggere Pitagora, Platone, Lucrezio, Seneca, ma anche gli altri pensatori e saggisti italiani e stranieri? Nel racconto “Diritto degli ominidi 1993” piacevolissimo dialogo con il nonno, ben costruito e articolato, il concetto di democrazia viene ampiamente tessuto, fatto e disfatto per poi, come tramandato dall’avo,  rivelarsi molto aleatorio nella società del giovane Rarioso.                              Qui l’Autore  Giocondo ricorda coloro che hanno dedicato la vita a riflettere sulla giustizia come virtù perfetta, la giustizia più giusta e questa espressione deve essere d’aiuto, una chiave di lettura  per l’accessibilità dei “Racconti dell’anonimo” . Lo scrittore, che nel testo ringrazia in modo esplicito colui che elargisce preziosi insegnamenti,  offre un contributo alla narrativa filosofica quando con uno stile letterario tutto personale si esprime senza mezzi termini. Egli condanna ipocrisie, dissacra mode e vacuità, sottolineando i  mali della società frenata nella sua evoluzione: se il cittadino legge costituisce un pericolo, nella coltura dell’ammasso che si caratterizza per  l’esistenza di  personaggi imborghesiti non in grado di attivare il minimo sforzo “…per curare la propria essenza…”; tipologie umane definite protozombi, allergici alla cultura e all’istruzione; cervuoti , coloro che dovrebbero essere interdetti quando, come risponde il nonno in sintonia con il nipote,  non sanno (far) rispettare la legge giusta o meno giusta che sia, ma più equa, quella emanata “da menti scevre da feticci confabulatori”.  

Metafore forti e ricercate per esaltare la cura del proprio intelletto e schernire la nullità delle menti pigre: le lampade abbronzanti sono usate per “…un guscio accattivante nel tentativo di occultare il proprio lerciume morale e intellettuale”. Uno dei tanti  paragoni adoperati dall’Autore, da citare: la verità astratta è come un meccanismo di centrifugazione che espelle le verità più lontane dalla Verità. Non è da meno l’altro dialogo, quello con la nonna semianalfabeta ma che rende edotto il nipote (e il lettore) sull’economia e la spazzatura dirigenziale. Ottimo impianto letterario per rinvigorire la mediocrità degli uomini delle istituzioni,  dediti alla propria preservazione e conservazione.

Ogni brano coinvolge il lettore portandolo nei fatti verosimili; ogni racconto esprime forza, impegna dunque il lettore in una realtà che va all’essenziale e spinge oltre, valica cioè tutto ciò che nella politica, nel sociale, ma anche nella semplice quotidianità, può sembrare routine.  Rosario Giocondo racconta  i mondi dell’Uomo attraverso un caleidoscopio: la sua esperienza letteraria e di vita, quella che dietro l’energia delle parole racchiude sensibilità e saggezza per il sogno di uno stato di diritto.   A volte esterno ai fatti, a volte coinvolto, l’Autore  illustra con una critica lucida e accesa partiti, fatti, personaggi, visti come da osservatore spassionato, l’”anonimo” appunto, colui che ha  vissuto una vita – forse due – una in Calabria e una nella città dotta. L’iceberg rappresentato dall’opera sottintende mature opinioni nei confronti dei fenomeni e vicissitudini che ci hanno condizionati negli ultimi quarti di secolo: “Il presidente nell’arena 1993”  che si esibisce tra le larve e la gerarchia per una semplice, singola attività, la Ga, la grande associazione con le sue riunioni che iniziano e terminano esattamente allo stesso punto portando  alla… morte tutta l’attività di chi invece ci credeva fermamente. Non per niente l’altro titolo poi è ”Omicidio sul palco 1985”.

 Brevi in ogni racconto le conclusioni, che lasciano libero il lettore di spaziare nel mondo di chi continua a proclamarsi  politico o sapiente, ma che è invece rappresentante dell’individualismo. Dicevamo che il tutto è condito dal senso di giustizia, fino agli ultimi racconti, quello del terremoto del 2012 con l’increscioso spettacolo della passerella a quello dei morti al tempo del Covid 19, chiamati dall’Autore “Omicidi di Stato”.

  La lettura lascia in bocca un sapore di speranza, una reazione di natura morale collettiva, con la consapevolezza che non è necessario indagare se quello che l’Autore scrive sia vero o meno, ma che egli ne afferma la verità e asserisce ciò che infonde tra le righe, per giungere all’essenza, alla sintesi delle  argomentazioni  oltrepassando il senso comune, l’inutilità di comportamenti miseri, le peregrinazioni.

 Lo scrittore Giocondo   pubblicando questa preziosa teca, ha divulgato un’opera che mancava, che va oltre le righe vergate,   indirizzandoci  con grande ironia anche verso argomenti fondamentali come gli aspetti etici della fecondazione artificiale e l’emigrazione;  racconta e compendia per le menti che vogliano farsi condurre per mano da lui e cerca di rendere consapevoli anche gli ominidi, le larve… anche in onore della storia.

 

   

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