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Rarità cameristiche

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Rarità cameristiche

maggio 11
17:58 2009

Così abbiamo potuto riascoltare per la prima volta in tempi moderni la Fantasia Il Pifferaro op. 122 del flautista Cesare Ciardi (Prato 1818- San Pietroburgo 1881), costruita su un melos belliniano autentico ed arricchita di movenze popolareggianti (stornelli toscani e tarantelle napoletane), unitamente alle riduzioni tratte dal melodramma italiano (come la Fantasia sul Don Carlo op. 82 del flautista Giuseppe Gariboldi (Macerata 1833- Parigi 1905). Il Programma concertistico del 7 giugno è stato ancora più rivelatore con la prima esecuzione assoluta del Gran duo per pianoforte e flauto op. 61 di Carlo Andrea Gambini (Genova 1819- ivi 1865). Gambini, pianista di notevole caratura virtuosistica, concepisce infatti un duo decisamente caratterizzato dalla forte influenza stilistica di Franz Liszt. Ottima la prova virtuosistica del giovane pianista Leone Keith Tuccinardi che ha dato prova di sicurezza strumentale anche nel successivo Gran duo Concertante per pianoforte e flauto sui motivi dell’opera L’Ebrea di Halevy di Friedrich Kalkbrenner, pianista virtuoso e compositore protoromantico di grande levatura strumentale. I due solisti sono stati fortemente apprezzati dal pubblico convenuto ed hanno concesso due “bis” fuori programma : il Largo dal Concerto per flauto e orchestra di Francesco Saverio Mercadante, e per rimanere in ambito partenopeo ottocentesco, la romanza floreale La Rosa del virtuoso flautista Emanuele Krakamp (Messina 1813- Napoli 1883).
Il Concerto di domenica 15 è stato incentrato sui compositori operanti a Vienna ed in Europa dopo il Congresso di Vienna, i primi a lasciarsi suggestionare dalla letteratura romantica, tanto da essere classificati quali autori “Biedemeier”. La particolare poetica dell’intimismo musicale di questi compositori “protoromantici” individuava nella musica strumentale la propria vocazione più autentica ed una ispirazione sincera. E’ il caso della sonata detta “L’Arpeggione” di Franz Schubert, un classico della letteratura cameristica ottocentesca, qui ottimamente riproposta in una versione per flauto e pianoforte. La letteratura biedermeier era quasi esclusivamente pianistica, e concepiva un camerismo che ruotava attorno al pianoforte come cardine della composizione. Il Duo brillante di Friedrich Kuhlau op. 110, del 1832, non fa eccezione alla regola : il pianoforte domina incontrastato mentre un flauto obbligato contrappunta la parte principale. Il concerto ha avuto il suo acme nella riproposizione del Gran duo concertante op. 44 per pianoforte e flauto di Ignaz Moscheles (Praga 1794- Lipsia 1870). Il brano è del 1812 ed è ricchissimo sia sul piano formale che per le soluzioni di agilità della parte pianistica, abilmente risolta dall’ottimo pianista Maurizio Paciariello, più volte premiato dalla critica discografica per le sue interpretazioni di rari concerti ottocenteschi (Kuhlau, Beethoven, ma anche Robert e Clara Schumann). Anche in questo caso ottima la risposta del pubblico e due i bis di Bach concessi : il Largo dalla Sonata per flauto e clavicembalo obbligato BWV 1032, ed il Largo dal Concerto per violino e orchestra BWV 1056 nella versione per flauto approntata dallo stesso Bignardelli.
Il Terzo Concerto è stato un viaggio attraverso i salotti musicali paralleli alla produzione lirico-teatrale italiana. I “riduttori” del melodramma erano spesso i dilettanti musicisti dell’alta borghesia italiana come il banchiere Raffaele Galli (Firenze 1824- ivi 1889) autore di un Divertimento sulla Norma op. 144, o il Professore di Storia della Geografia all’Università di Torino Luigi Hugues (Casale Monferrato 1836- ivi 1913) autore di due Fantasie su motivi dell’Aida op. 70 ed op. 71; o il già noto Cesare Ciardi autore di una Fantasia sul sestetto della Lucia di Lammermoor di Donizetti (op. 121). La genesi di questi duetti strumentali (per due flauti con accompagnamento di pianoforte) è dovuta alla diffusione dei repertori lirici fuori dall’ambito teatrale operato dai vari complessi municipalistici bandistici creatisi all’indomani della proclamazione del Regno d’Italia. A tal proposito il musicologo Maurizio Bignardelli ha lasciato che ad introdurre il significato che per i musicisti italiani ebbe il sestetto della Lucia donizettiana, fosse l’ascolto di una trasmissione radiofonica Musica nel Nuovo Mondo un ciclo curato insieme a Paola Quattrone, pianista e musicologa oltre un decennio fa per la Radio Vaticana. Dall’ascolto di questa originale trasmissione, si è evinto che il sestetto, reso celebre da Enrico Caruso con ben quattro incisioni 78 rpm, era assai popolare anche grazie alle versioni discografiche bandistiche, (di cui ne è stata proposta una, assai significativa, della Vessella’s Italian Band del 1917), e travalicò lo stesso pubblico degli italo-americani con la versione “rag” ad opera del celebre pianista Fats Waller del 1939, famoso per la sua vena ironica. Il concerto – conferenza è risultato assai gradito al pubblico che ha decretato un caloroso successo al trio formato dai flautisti Maurizio Bignardelli e Paolo Bonvino accompagnati al pianoforte dal Maestro Manlio Pinto. I tre concertisti hanno concesso due “bis”: il Largo dal Concerto per due traversieri ed orchestra di Carlo Cecere (Napoli 1706-ivi-1761), una composizione rinvenuta da Bignardelli nella “miniera” musicale della Biblioteca del Conservatorio “San Pietro a Majella “di Napoli, in prima assoluta in tempi moderni, più il Largo per due traversieri e basso continuo dalla Trio Sonata BWV 1039 di Johann Sebastian Bach, entrambi fortemente apprezzati.

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