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Riattivati i monitoraggi al Parco dei Castelli Romani

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Riattivati i monitoraggi al Parco dei Castelli Romani

Riattivati i monitoraggi al Parco dei Castelli Romani
Agosto 03
14:22 2020

I Tecnici del Settore ambientale del Parco dei Casteli Romani hanno ripreso il monitoraggio dell’Osmoderma eremita, relativo al progetto “InNat”, presso il bosco del Cerquone che insieme all’adiacente area della Doganella costituisce una delle ZSC (Zone Speciali di Conservazione) della Rete europea Natura 2000, all’interno del Parco.

Il Parco dei Castelli Romani è impegnato nel monitoraggio dal 2019, con l’obiettivo di accertare la presenza di alcune specie di Coleotteri saproxilici nella nostra area naturale protetta e di controllare l’andamento e la variazione della popolazione nel tempo. Il rilevamento su scala nazionale, è finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e coordinato dall’Arma dei Carabinieri, con lo scopo di promuovere la conoscenza delle specie di insetti protetti inseriti nella Direttiva Habitat 92/43 /CEE.

L’Osmoderma eremita, è un insetto della famiglia degli scarabeidi, di dimensioni che vanno dai 24 ai 30 millimetri, di colore marrone nerastro con riflessi metallici verdi o ramati, i maschi si distinguono dalle femmine per la presenza di un solco longitudinale mediano del pronoto maggiormente pronunciato. È una specie saproxilofaga che si nutre di legno marcescente, il cui ciclo vitale si compie nelle sostanze organiche degli alberi antichi, la pianta che predilige è la quercia, ma anche castagni, tigli, salici, faggi e alberi da frutto, e si rinviene dalla pianura fino a 1400 m di quota. Proprio per questo si tratta si una specie minacciata di estinzione, in quanto occupa un habitat in costante riduzione.

L’indagine si svolge nei mesi estivi e si effettua posizionando le trappole a forma di imbuto caricate con feromone (una sostanza che serve ad intercettare ed attrarre i Coleotteri). Una volta disposte secondo linee guida prestabilite, vengono attuati controlli settimanali per un totale di circa 5 settimane, ad ogni controllo devono essere annotati sull’apposita scheda gli individui catturati e fotografati, che vanno in seguito rilasciati. Alla fine di ogni sessione i dati rilevati devono essere riportati in un apposito file, dal quale al termine dell’indagine, si potrà calcolare il valore medio di avvistamenti annuali.

I monitoraggi nei Parchi sono uno strumento di tutela fondamentale, che forniscono un quadro chiaro in merito allo stato di conservazione delle diverse specie di fauna e flora e dei cambiamenti, imputabili a svariati fattori, che possono subire con il passare del tempo.

 

Foto di Fabrizio Arpaia e Michela Cantù

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