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RIFLESSIONI SULLA SCUOLA IN TEMPO DI PANDEMIA

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RIFLESSIONI SULLA SCUOLA IN TEMPO DI PANDEMIA

RIFLESSIONI SULLA SCUOLA IN TEMPO DI PANDEMIA
Giugno 16
06:24 2020

RIFLESSIONI SULLA SCUOLA IN TEMPO DI PANDEMIA

Mi è stato chiesto: – Perché non scrivi qualcosa sulla scuola in tempo di emergenza Covid 19?

Ci ho pensato un po’ su: in pensione da settembre scorso, avevo iniziato con i bambini un bel percorso di poesia e racconti in diverse scuole; incontrato i miei cuccioli appena lasciati per una bella esperienza legata alla storia del territorio, ma la pandemia ha bloccato improvvisamente tutte le iniziative che mi stavano abituando gradualmente al distacco da un’attività che per trentanove anni aveva riempito la mia vita.

Ed ecco che la quarantena ha fatto sì che tutti restassimo a casa, alunni compresi. Dopo un iniziale periodo di smarrimento, molti istituti scolastici, ma sarebbe più corretto dire molti insegnanti, dapprima si sono attivati ciascuno con i propri mezzi, facendo in modo che la scuola non si fermasse, dando prova di responsabilità e di una forte volontà di fare, di non lasciare soli i bambini, i ragazzi, gli studenti.

Da ex insegnante della scuola primaria, o elementare se più vi piace, maestra per sempre, ho avuto un grande privilegio: quello di restarvi, ma come nonna, dall’altra parte della barricata. Ho potuto quindi vedere con quanta professionalità e passione le colleghe hanno portato avanti il lavoro scolastico dimenticando da subito difficoltà e distanza.

L’organizzazione è stata molteplice, trovando strategie risolutive nelle varie situazioni e, lungo il percorso, le attività sono state sempre più perfezionate, limate, mirate. In contatto con diversi docenti ne ho raccolto, a distanza, pareri e confidenze; superata l’iniziale confusione, l’intenzione generale di procedere con le lezioni on line, davanti a un pc, a un cellulare, un tablet era ovunque condivisa. Le stesse attività hanno seguito un andamento costante secondo un’organizzazione oraria sempre più perfezionata, coordinata, adattata cercando di lasciare spazio alla sacrosanta libertà d’insegnamento e confidando nell’innegabile professionalità docente.  La DaD ha previsto momenti frontali – si fa per dire –  e di rielaborazione individuale con lo svolgimento delle consegne date, sia scritte, orali, visive, di drammatizzazione; la restituzione dei compiti entro una scadenza stabilita. Tutto tranquillo allora?

Non mi sento di dirlo, se rifletto sull’impossibilità dei bambini ( ma anche dei ragazzi )  di un contatto quotidiano in classe, gomito a gomito con i compagni: una vita vissuta negata; esistenza fatta di socialità, gioco, scambio, amicizia…

Durante gli incontri on line era tangibile la voglia di salutarsi, desiderio che avrebbe voluto espandersi smaterializzandosi in byte, lasciandosi coinvolgere in un virtuale flusso dell’etere…

Il dono della tecnologia ha permesso alla scuola, agli insegnanti di dimostrare ancora una volta la loro professionalità e competenza, il grande senso di responsabilità e coinvolgimento dei genitori e delle famiglie.

Ma tutti hanno risposto in modo univoco a questa imprevista emergenza? Tralasciando la positività dell’attività personale che mi ha coinvolta come adulto in un ruolo inverso – rispetto alla mia esperienza pluriennale di docente – ho avuto modo di constatare che sempre più si sono attivate le realtà scolastiche in incontri a distanza, riunioni e Consigli per fare il punto della situazione, seguendo direttive e disposizioni di Legge.

Dalla stampa, ma anche dai social che danno voce ai gruppi si evince che non tutti erano all’altezza di trasformare la loro professionalità in competenza informatica. Così pure molte famiglie hanno palesato difficoltà a seguire da vicino, in prima persona, i propri figli. Le famiglie, talvolta disorientate, prese dalla quotidianità familiare e lavorativa, dalle responsabilità di fronteggiare un’emergenza tutta nuova, hanno comunque, con rare eccezioni, risposto in modo responsabile e serio alle esigenze scolastiche dei loro figli. Ho potuto notare che nessuno studente è stato lasciato solo e le insegnanti hanno messo a disposizione molto tempo, andando anche oltre il loro orario istituzionale, la loro professionalità e competenza.

Attività sommerse quelle della correzione, registrazione degli elaborati ricevuti, valutazione, preparazione di sempre nuove attività, programmazione e confronto con i colleghi; raccordo con l’intero collegio docenti, con il Dirigente scolastico.

Certo a maglie larghe, talvolta c’è stato forse chi ha dovuto recuperare un iniziale tempo perso, cercando di aver riferimento su chi invece trainava e sempre più portava avanti le attività e i coinvolgimenti con gli studenti…

È sempre positivo fare autocritica e trarne doverose riflessioni per rivedere ciascuno il proprio ruolo professionale.

Si sa, il confronto e la riflessione devono condurre non a un’attribuzione di colpa o di merito, ma a un miglioramento personale e collettivo di condivisione e rispetto anche delle relazioni interpersonali, se non per amicizia, per deontologia professionale.

Considerando che dai vari sondaggi emerge la non univoca partecipazione alla didattica a distanza  sia di alcuni studenti che di uno sparuto gruppo di docenti, ciascuno faccia un bell’esame di coscienza, ricordando quanto dice una piccola allieva di otto anni:

La didattica con il pc penso sia un pochino triste per chi ama la scuola: è bello comunque vedersi e incontrarsi tutti con le maestre, anche se è molto diverso con questo Covid 19.

Diverso non vuol dire brutto. È qualcosa d’altro.

Qualcosa che comunque la nostra scuola italiana è riuscita a portare avanti grazie ai docenti, in collaborazione con famiglie e studenti. L’unione fa la forza! Viva le vacanze: torneremo tra i banchi – prima possibile, speriamo – più grandi e maturi grazie all’allenamento a tollerare questa innaturale situazione di distanziamento sociale. La scuola ha vinto ancora una volta la sua battaglia… che la politica ne sappia trarre le dovute riflessioni, destinando all’Istruzione le giuste spettanze economiche e strutturali e facendo sì che Cenerentola si trasformi nella bella principessa qual è.

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