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Ottobre 10
09:23 2020

Sono seriamente preoccupato dal crescente consenso politico intorno a Luca Zaia. Quando spaccia il suo pericoloso secessionismo autonomista per assunzione di responsabilità risulta ancora più insidioso della dichiarata ricerca dell’indipendenza della Padania del primo Bossi e di Miglio e del populismo sovranista di destra di Salvini.

Xenofobia, razzismo, antirisorgimento, antieuropeismo, trasformismo ideologico-politico, gabbie salariali, qualunquismo, etnonazionalismo, progetto padanista e secessionista, devolution,   fertili humus di Lega Lombarda, Liga Veneta, Union Piemonteisa, Alleanza Toscana, Lega Emiliano-Romagnola,  Lega Nord, nel pensiero  e nel realismo politico di Zaia si ammantano e mistificano della rassicurante socialità rurale della casa e dell’etica della sua famiglia, imperniata sul valore del lavoro, del suo curriculum di  lavoratore tuttofare, prima di diventare economista, manager aziendale  e di intraprendere un progressivo cursus honorum, che lo porterà al trionfale traguardo di Presidente della Regione Veneto, con la percentuale di consensi più alta nella storia d’Italia. Da autentico sportivo, pratica la corsa campestre, corre in mountain bike, ama i cavalli, il mare e la barca e rivendica persino una passione autentica per la storia.  Un profilo che tranquillizza ed assopisce l’italiano medio e talvolta lo affascina.  Nel suo storicismo revisionista il buon Zaia ha messo in soffitta il suo caro nonno Enrico, emigrante negli Usa, alla ricerca di fortuna ed ha cancellato Oberdan, Sauro, Battisti …  Il Piave (che) mormorava/Calmo e placido al passaggio/Dei primi fanti, il ventiquattro maggio:/l’Esercito (che) marciava/per raggiungere la frontiera,/ per far contro il nemico una barriera…/ …  esorcizzando L’onta cruenta e il secolare errore Infran<ti dal> l’italico valore.  Sul versante della storiografia economica, certamente gli sfugge anche che lo sviluppo industriale del suo Veneto si è fondato e strutturato sulla certezza del vasto Mercato di consumo del Centro, del Sud e delle Isole, un ombrello riparatore che l’Unità d’Italia gli ha sempre offerto. O magari sogna nostalgicamente di tornare all’asservimento all’Austria, sempre vogliosa di dominio economico, culturale e politico al di qua delle Alpi? Perché la sua pretesa assunzione di responsabilità a questo porta fatalmente: a balcanizzare l’Italia in un campo di guerre di secessioni e di interessi stranieri, in una nazione spezzettata ed inerme, ma anche a rendere le regioni del Nord Italia il Sud dell’Europa!

Come auspicava Metternich e sperano ancor oggi generazioni di passatisti clericali e di nostalgici nobili decaduti, il suo ambiguo e destabilizzante progetto politico mira a far tornare un’espressione geografica quell’Italia, che il Risorgimento ha reso una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue e di cor.  

Persino Matteo Salvini si è reso conto dei rischi dei veleni culturali e politici disseminati ed ha provato a porvi un qualche rimedio con la Lega – Salvini Premier, con un’impronta più federalista e nazionalista ed un simbolo differente, senza il Guerriero di Legnano. Ma neppure Salvini ha ancora avuto il coraggio di andare fino in fondo riconoscendo pienamente la legittimità del nostro Risorgimento, quale processo spirituale e politico, nodo storico indispensabile a portare l’Italia dal secolare frazionamento politico all’unità ed all’indipendenza nazionale dal dominio straniero. Agli Italiani si richiede saggezza e pazienza. In fondo l’Italia è uno Stato giovane che deve ancora vivere consapevolmente la terza fase e la stagione dei doveri indicataci dal grande statista Aldo Moro ed il passaggio da una democrazia formale ad una più sostanziale.

La fede nella Cultura, nella razionalità della Storia e nella Verità della Letteratura rimangono le linee ispiratrici del nostro attuale impegno civile ed in cui confidiamo per una pronta ripresa dell’Italia, dell’Europa e del Mondo tutto, cosi duramente provati dal Coronavirus.

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