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RITRATTI IN CONTROLUCE, 2006 – Zanotelli e il coraggio dell’Utopia

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RITRATTI IN CONTROLUCE, 2006 – Zanotelli e il coraggio dell’Utopia

RITRATTI IN CONTROLUCE, 2006 – Zanotelli e il coraggio dell’Utopia
Marzo 29
11:39 2020

ControluceAnno XV N. 2 FEBBRAIO 2006

Un ritratto che non è il tutto
ma l’istantanea di un personaggio
di un momento, di una città, di un’ idea… 

….quando, trascorsi quasi tre lustri di avvenimenti, sembra di leggere le cronache di stamattina….

(Serena Grizi) Frascati Magro, ma non piccolo, semplice, ma non essenziale, Alex Zanotelli indossa una sciarpa con i colori del mondo e manufatti confezionati dalle ragazze della terribile baraccopoli di Korogocho in Kenia dove impariamo che ha lasciato il cuore e ha riportato via, dopo 12 anni, un’anima diversa. Incredulo anch’egli per aver vissuto in un luogo dimenticato dal dio nel quale crede, prima che dagli uomini dove «alcune sere l’unica cosa che pensavo, se questo è pensare, era di dare testate contro i muri, perché io non mi sono mai abituato a K. Non ho mai accettato quelle condizioni di vita per me che un giorno le avevo scelte né per le migliaia di diseredati che ci erano nati”. La descrizione della discesa dalla città nella città parallela “a Nairobi i ricchi vivono sopra le fogne e i poveri sotto il livello fognario occupando in centinaia di migliaia il 2,9 per cento del territorio disponibile, trattando, per sopravvivere, i rifiuti ma non i vostri rifiuti, con quelli si camperebbe benissimo, ma i rifiuti già trattati e ripuliti da altri meno poveri che già hanno venduto tutto il vendibile.»A K., infatti, arrivano i rifiuti di serie C e gli abitanti di serie B della baraccopoli ci vivono in mezzo tutto il giorno per trarne sostentamento. Sì, abitanti di serie B perché Zanotelli spiega a tutti, ai preparati sulla realtà africana e a quelli che pensano che l’Africa sia un’unica immensa savana popolata da leoni, che anche nella baraccopoli ci sono i poveri e i poveri poveri e i poveri poveri sono additati dagli altri come bestie e miscredenti “non ci andare da loro Alex, ti uccideranno”. Ma Zanotelli già calato dalla collina dei ricchi nella baraccopoli farà questo passo in più scortato dalla paura che gli morde le pareti dello stomaco, da una fede che comincia a vacillare perché non sempre comprende le ragioni di quello che vede, e lì conoscerà i volti amici, molti dei quali ormai morti di Aids, che da allora popolano la sua vita, anche dopo il ritorno alla civiltà da tre anni a questa parte.

Zanotelli ci tiene subito a dire che non è interessato dallo stare lì a realizzare una bella serata, bei concetti da ascoltare o riflettere per un’ora, e torna ai Castelli dopo che aveva promesso di non tornare più perché la volta precedente non aveva visto traccia di una volontà di consociarsi e lavorare per la pace, per la solidarietà. La ritrova stavolta, si sente più motivato e parla a ruota libera di come siano solo 400 famiglie, ovvero altrettanti potentati economici, a scegliere il nostro futuro di ‘cittadini liberi’: «crediamo ancora che esista la democrazia in un mondo dove tre famiglie hanno il reddito uguale al PIL di 48 Stati africani?» e di come solo facendo ascoltare la propria voce di cittadini, sempre uniti e non all’italiana da casinisti” si riesca ad imporsi davanti ai simboli avvilenti e stanchi di «uno sviluppo che credetemi tale non è» come la TAV come il Ponte sullo stretto…«e poi chi ha votato, chi ha mandato in parlamento, quei politici che hanno scritto la Bossi/Fini? un popolo di emigranti come il nostro – fino a cinquant’anni fa, nella mia terra, in Trentino le famiglie si dividevano partendo per l’America, per l’Australia, come abbiamo fatto a ‘dimenticare’ e a creare i Centri di Permanenza Temporanea? È di altro che abbiamo bisogno” e racconta ancora ”non crediate che vengo qui a chieder i soldi per l’Africa o quant’altro, vengo a dirvi che è ora di cambiare il proprio stile di vita perché è in nome di questo che si fanno le guerre. Donald Rumsfeld l’indomani dell’inizio della guerra in Iraq dichiarò che l’America avrebbe vinto quando tutto il resto del mondo avesse accettato come buono e plausibile il suo stile di vita. Voi siete ricchi ma non avete idea della ricchezza della parte ricca di Nairobi ville che voi nemmeno immaginate dove i ricchi pagano l’acqua delle loro piscine meno di quanto i poveri delle baraccopoli paghino quell’acqua che poi fanno oggetto di business in una catena di sopraffazione gli uni sugli altri per sopravvivere». Le donne sono quelle che più soffrono questa condizione di ultime: prostituite – non prostitute – dalle famiglie che ne vendono così la vita, (impossibile non beccarsi l’aids se si va sulla strada a 11 anni), in una lotteria nella quale preferiscono campare qualche anno in più con l’aids, consapevolmente, che morire di fame, subito. Non è facile stare davanti a Alex Zanotelli, che ritorna Padre, il religioso, comboniano ex direttore di Nigrizia quando parla delle lunghe serate a celebrare l’eucaristia nelle baracche, davanti ai suoi ragazzi morenti. Non è facile, e lo sarà meno di prima per chi ne ha coscienza, continuare ad accettare che il mondo continui nella sua insensata corsa a cui scienziati ed esperti danno solo altri cinquant’anni a questi ritmi. I poveri non ci lasceranno dormire, titola uno dei libri di Padre Alex, il mondo altro da noi preme alle porte, nessuno di noi è più così lontano e irraggiungibile, solo le armi e il potere nucleare distruttivo presente negli arsenali «dimezzando la attuale potenza delle armi nucleari si potrebbe ancora distruggere il mondo 5.000 volte» consentono agli Stati del primo mondo di mantenere l’attuale stile di vita respingendo in mare o nel deserto centinaia di migliaia di uomini e donne senza più speranza. Africa sud del mondo sfruttato, tormentato e dimenticato il sottotitolo della conferenza/dibattito moderata da Enrico Del Vescovo.

Alex Zanotelli è tornato ai Castelli grazie al neonato gruppo Lilliput Castelli Romani, insieme con l’Associazione culturale Alternativ@Mente. L’evento si è svolto nel quadro della manifestazione “Mettiamo in piazza la pace” promossa dalla Rete Tuscolana per la Pace, a cui Lilliput Castelli Romani aderisce, ed ha visto svolgersi iniziative a sostegno della campagna Control Arms, che continua a raccogliere scatti di volti (per arrivare ad un milione!) “per un futuro meno armato” promossa da Amnesty International.

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