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RITRATTI IN CONTROLUCE 2007, I Maraini: Dacia, Fosco, gli universi e le idee

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RITRATTI IN CONTROLUCE 2007, I Maraini: Dacia, Fosco, gli universi e le idee

RITRATTI IN CONTROLUCE 2007, I Maraini: Dacia, Fosco, gli universi e le idee
Marzo 17
09:43 2020

Da: Controluce – Anno XVI N. 12 DICEMBRE 2007

Un ritratto che non è il tutto ma l’istantanea di un personaggio
di un momento,  di una città, di un’ idea…

 (Serena Grizi) Frascati – Il secondo incontro della trilogia “Tre sguardi” curata da Paolo Di Paolo e M. Laura Gargiulo, Il gioco dell’universo, presso le Scuderie Aldobrandini, ha visto Dacia Maraini testimone delle memorie di Fosco, suo amato padre, antropologo vissuto molti anni a contatto con la cultura nipponica. La genesi dell’opera è data dalla straordinaria e dolorosa coincidenza di un libro di memorie che Fosco deve preparare per Mondadori nel momento in cui peggiorano le sue condizioni fisiche a pochi mesi dalla morte. Il padre chiede alla propria figlia scrittrice di mettere ordine fra tanti appunti di viaggi, quelli fisici e quello attraverso una vita. Dacia nella drammaticità del momento tirerà fuori un caleidoscopio di sensazioni, un “de senectute” profondo, sul senso dell’esistenza, straordinaria, di suo padre. Ma le memorie di Fosco Maraini finiscono per diventare per la scrittrice, e poi anche per il pubblico, uno spunto di riflessione sulla vita e le idee che questa vita hanno sostenuto. Dacia Maraini, bene intervistata da Paolo di Paolo, percorre il filo di due esistenze ora parallele ora divergenti, raccontando ancora, instancabilmente, le vicende che condussero tutta la famiglia Maraini-Alliata, genitori e tre figlie piccolissime, nell’orrore del lager Giapponese: Fosco e Topazia non sottoscrissero mai la loro adesione alla repubblica di Salò e questo gli costò la prigionia. Fosco, forte della conoscenza profonda di quella cultura, tenterà per se e per tutta la famiglia stremata da fame e malattie il gesto estremo di tagliarsi di netto un dito e gettarlo contro il suoi carcerieri, investendoli, così, secondo antica tradizione, della responsabilità delle condizioni disperate delle sue tre bambine. Il gesto gli guadagnerà una capretta e il latte nutriente dell’animale li salverà, racconta Dacia, dalla morte. Letture accompagnante da immagini e musica hanno inframmezzato la serata, magnifiche le voci di Marta Moriconi e Ester Albano, al piano Erika Morganti.

Le parole della scrittrice continuano sul filo del ricordo e della esperienza propria (già scrittrice conosce Moravia e Pasolini, viaggia attraverso un’Africa che ricorda più libera e serena non ancora afflitta dai distruttivi fondamentalismi odierni «le donne nei mercati nigeriani, con indosso i loro bei vestiti colorati, gestivano le proprie attività economiche, non come ora: tornandoci ho visto solo povere ombre scure scivolare silenziose accanto ai muri»). Dacia Maraini cerca di dissipare così i luoghi comuni; attraverso la citazione di romanzi come Leggere Lolita a Teheran (Azar Nafisi) ricorda i paesi nei quali non esiste la libertà di espressione, soprattutto per le donne, dove continuano ad essere lapidate anche, soprattutto, in mancanza di informazione internazionale che documenti il proseguire della loro tragedia. Ma avverte come in Italia sia ancora necessario sforzarsi di costruire una cultura dell’accoglienza perché, ricorda, «un popolo di emigranti come il nostro con venti milioni di persone in giro per il mondo ai tempi della grande emigrazione verso l’America non può ignorare la immigrazione pur chiedendo a chi viene nel nostro paese di adeguarsi alle regole (parla della importazione da parte di alcune comunità africane della pratica crudele della infibulazione) e di rispettare i nostri valori, quelli che ci siamo dati come comunità». Una staffetta generazionale, altra idea della “Trilogia”, prosegue fra le scrittrici: alla fine dell’incontro Annalisa Maniscalco, 19 anni, siede accanto a Dacia. Leggono la sua pagina, delicata ed evocativa: un traghetto in mare aperto diventa un non-luogo dove i passeggeri sembrano non sapere se hanno da poco lasciato la terraferma o stanno per arrivarci; scritta in un linguaggio prezioso evoca con levità l’appartenenza ad una terra madre, la Sicilia anche per Annalisa, protettiva ed accogliente nelle circostanze più dolorose dell’esistenza, ambita durante la lontananza. Forse il “battesimo” di una nuova scrittrice che sappia coniugare stile e senso, come la protagonista della serata Dacia Maraini: tradotta in tutto il mondo, figlia di Fosco, erede della sicilianità di Bagheria e di due generazioni di coraggiose scrittrici (le sue ave inglesi), mai dimentica del proprio ruolo e dell’importanza dell’impegno civile. (Immagini web)

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