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RITRATTI IN CONTROLUCE, 2011 – 150° Unità d’Italia: sud terra di conquista?

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RITRATTI IN CONTROLUCE, 2011 – 150° Unità d’Italia: sud terra di conquista?

RITRATTI IN CONTROLUCE, 2011 – 150° Unità d’Italia: sud terra di conquista?
Aprile 23
15:08 2020

ControluceAnno XX N. 12 APRILE 2011

Un ritratto che non è il tutto
ma l’istantanea di un personaggio
di un momento, di una città, di un’ idea…

 ….trascorsi quasi 10 anni…cosa è cambiato?

(Serena Grizi) Frascati – Pino Aprile, autore del noto libro Terroni, e dell’ultimo Giù al sud – Perché i terroni salveranno l’Italia, entrambi Piemme, è stato protagonista di un’appassionata arringa pro sud L’altra faccia dell’unificazione d’Italia ospitata nella Sala degli Specchi di Palazzo Marconi ad opera dell’associazione culturale ‘Alternativamente’ e Biblioteca Comunale. I 150 anni dell’Unità del Paese sono stati l’occasione per raccontare come «La storia ufficiale, quella dei vincenti ha riscritto l’Italia e come il sud che conosciamo oggi, e come ce lo raccontano, svantaggiato, emigrante, più ignorante e delinquenziale di un tempo, sia il frutto di un’avanzata (armata a tratti) di chi ha voluto scalzare tutte le eccellenze più evidenti del meridione ed appendere le medaglie che erano di questo ad altre regioni. È sotto gli occhi di tutti il ritardo portato da metà della penisola, aggravato per decenni da enormi problemi di infrastrutture (mancanza di linee ferroviarie adeguate, di aeroporti se si escludono le linee costiere, di autostrade, si pensi alla Salerno-Reggio Calabria). Ogni cittadino, ogni imprenditore, è lasciato a se stesso, solo con le proprie capacità che, seppure importanti, si scontrano con tali di quelle mancanze da lasciare a bocca aperta, oltretutto perché tutti i cittadini pagano per infrastrutture che qualcuno ha deciso non spettino al sud». Un esempio, fra gli altri citati da Aprile, delle conseguenze di una Unità d’Italia spesso amministrata da sapienti mani senza alcun interesse per le sorti del meridione, la storia del polo siderurgico calabrese di Mongiana (Vibo Valentia), nato intorno al 1770 e che proseguì la sua attività fino al 1881, prosperando prima sotto il dominio francese e poi con i Borbone e dando lavoro a oltre 2.000 persone compreso l’indotto. Nel 1864 il primo abbandono per motivi politici, fra le ipotesi ufficiali la stretta del brigantaggio nella zona, ma più probabilmente la necessità di favorire la siderurgia del centro e del settentrione. La storia di Mongiana si trascinò ancora fino al 1881 con l’acquisto di boschi e altiforni da parte del parlamentare Achille Fazzari (ex garibaldino) che poi in assenza di aiuti statali, allettato da altri commerci, finì con l’abbandonare il polo produttivo. Nel 1884 nacquero le acciaierie di Terni ThyssenKrupp, (tristemente note alle cronache per l’incidente di Torino del 2007). All’inizio, come ricorda Aprile, pare che furono proprio le maestranze di Mongiana ad avviare il nuovo polo siderurgico e a subire, in qualche modo, l’umiliazione di una disfatta che li vedeva avviare un progetto che allo stesso tempo li privava definitivamente del lavoro ‘sotto casa’. «Oltretutto – dice Aprile, pugliese di nascita e residente ai Castelli – è da dopo il 1860 che nel sud cominciò lo stillicidio dell’emigrazione verso l’Europa e l’America, poiché in precedenza l’emigrazione italiana proveniva in massima parte dal nord». Grandi interrogativi sugli interventi storici che depauperarono il meridione attendono risposte: si lavora da qualche tempo per chiedere l’apertura di archivi, al momento secretati, che proverebbero molte delle azioni delittuose. In tanti attendono la pubblicazione di queste verità e considerata la partecipazione all’incontro con Pino Aprile è chiaro il successo riscosso dalle sue argomentazioni. È necessario conoscere bene la storia, nello specifico quella del centro sud, per comprendere problemi e mancanze e poter meglio giudicare anche future proposte politiche. La ripresa economica del meridione dovrebbe essere legata a una migliore gestione dell’ambiente naturale e delle risorse storico artistiche, ma dovrebbe prevedere migliori infrastrutture e una ‘messa in rete’ che promuova e porti sul mercato, come accade in altre parti della Penisola, il prodotto di un presente imprenditoriale che in questi territori già esiste. La conoscenza, ha auspicato lo scrittore, potrà permettere ai cittadini del centro sud di non agire nel futuro per ‘leghe’, o meglio, di utilizzare la storia come fonte di consapevolezza e non come pretesto per fomentare odio e razzismo. Immagine web

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