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RITRATTI IN CONTROLUCE – Marguerite e l’anno di Adriano: tra mito e modernità

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RITRATTI IN CONTROLUCE – Marguerite e l’anno di Adriano: tra mito e modernità

RITRATTI IN CONTROLUCE – Marguerite e l’anno di Adriano: tra mito e modernità
25 Marzo
16:29 2020

Cronache e idee dal 1998

L’imperatore Adriano eletto dalla Capitale ambasciatore del Giubileo dell’anno 2000…

(Serena Grizi) Citando Marguerite Yourcenar che cita Flaubert: «Quando gli dei non c’erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio, c’è stato un momento unico in cui è esistito l’uomo, solo». Parafrasando questa espressione, presente nei Taccuini di appunti della scrittrice belga utilizzati durante la stesura di Memorie di Adriano, si potrebbe dire che tra la civiltà industriale, che ha caricato di nuovi significati tutto il ‘900, e la civiltà post-industriale dell’accelerazione continua, nella quale anche il mito del motore a scoppio appare piuttosto datato, va prendendo forma l’uomo del terzo millennio. Un uomo sostanzialmente sempre più solo e un po’ infelice di esserlo; senza fede, o circondato da troppe religioni indefinite a metà strada tra il fitness e la  “psichiatria da salotto”, deve farsi una ragione di tutte le novità che gli vengono propinate ogni minuto ed essere anche contento di venire sparato nel 3000 sempre che, a dar retta a correnti catastrofistiche, questo arrivi.

E qui si innesta la figura dell’imperatore spagnolo Adriano la cui vita avventurosa e riflessiva allo stesso tempo la Yourcenar mise insieme e reinventò cercando di «definire, e poi descrivere, quest’uomo solo e, d’altro canto, legato a tutto». Così simile ad un uomo moderno  e perciò eletto dalla Capitale quale ambasciatore ideale per il Giubileo del 2000 al fine di testimoniare davanti al mondo che verrà a “vederci” la grandezza della Roma antica. I pellegrini potranno scegliere di visitarne il mausoleo funebre inglobato poi dalla fortezza pontificia di Castel Sant’Angelo o di ripercorrere i suoi molteplici viaggi in Grecia, Asia Minore ed Oriente attraverso i capolavori visti in quei luoghi e che lo stesso imperatore fece ricostruire fedelmente, quali souvenir d’un certo ingombro,  nella Villa che porta il suo nome alle porte di Tivoli. Proprio alla vista di Villa Adriana non si hanno più dubbi sull’amore per l’arte e la natura, ma come ci racconta la storia, anche per la filosofia, l’astronomia e la magia dell’imperatore e dell’uomo circondato dalla bellezza e confortato dal sapere. Un politico che  si confrontava con un impero al massimo dello splendore, ma che dalla sua posizione d’altura poteva già scorgere la fine di un’epoca per l’incalzare di troppe forze a lungo sottovalutate. Proprio Memorie di Adriano ci restituisce una figura di uomo, tra pubblico e privato, che non volle farsi cogliere di sorpresa dai cambiamenti epocali, pronto ad abbandonare la ragione di stato e la convenienza per amore di un fanciullo, bello e amato, poiché egli stesso definiva la sua interiorità in modo umano e condiscendente : «Animula, vagula, blandula…», un’animuccia capricciosa e sfuggente, così simile al contraddittorio ritratto umano dei nostri tempi.

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