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Rivoluzionari kit diagnostici per individuare velocemente le malattie

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Rivoluzionari kit diagnostici per individuare velocemente le malattie

Rivoluzionari kit diagnostici per individuare velocemente le malattie
dicembre 04
08:15 2018

Rivoluzionari kit diagnostici per individuare velocemente le malattie
L’Europa premia il progetto del ricercatore
Francesco Ricci dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” che basa le sue ricerche sui
“circuiti genetici sintetici”

ROMA – Il Consiglio Europeo della Ricerca (ERC) ha recentemente reso noti i risultati relativi all’ultimo bando dei finanziamenti “Consolidator”, considerati tra i più prestigiosi finanziamenti per la ricerca a livello europeo. Il bando ha visto assegnati ben 573 milioni di euro a 291 ricercatori (in media 2 milioni per ogni progetto). Gli italiani premiati, in tutto 35, ottengono ancora una volta un ottimo risultato piazzandosi al secondo posto, superati solo dai tedeschi.
Purtroppo soltanto 15 di questi italiani svolgeranno la loro ricerca in Italia. Tra questi c’è Francesco Ricci, professore associato di Chimica Analitica nel Dipartimento di Scienze e Tecnologie Chimiche dell’Università di Roma Tor Vergata che, con il progetto denominato “PRO-TOOLKITS”, ha ottenuto un finanziamento di 2 milioni di euro per 5 anni.

Il progetto prevede lo svilluppo di sensori rapidi, sensibili e a basso costo per la misura di molecole (definiti “marker” diagnostici), che rilevano la presenza di diverse malattie tra cui tumori e virus. L’idea del progetto è rivoluzionaria e prevede di sviluppare un kit diagnostico basato sull’utilizzo di quelli che il professor Ricci chiama “circuiti genetici” e sfrutta il complesso sistema con cui ogni cellula traduce l’informazione genetica presente nel DNA.

“Ogni gene nel nostro corpo contiene l’informazione necessaria per la sintesi di proteine ed enzimi essenziali alla vita di ogni cellula”, spiega il prof. Ricci.
“Lo scopo del nostro progetto è quello di sintetizzare in laboratorio un “gene” artificiale progettato in modo da riconoscere uno specifico marker diagnostico ed essere attivato soltanto in seguito al legame con esso”.

“Tale “gene” sintetico – continua Ricci – verrà immobilizzato su un piccolo chip su cui sarà deposta la goccia di sangue da analizzare”.
“Una volta a contatto con il marker diagnostico il “gene” sintetico sarà attivato portando alla sintesi di una proteina in grado di dare un segnale luminoso, facilmente misurabile e che permetterà di avere informazioni diagnostiche circa la presenza del marker nel campione di sangue.”

Questo è il terzo finanziamento del Consiglio Europeo della Ricerca ottenuto dal prof. Ricci dopo lo “Starting Grant” (1.5 milioni di euro) del 2013 e il “Proof of Concept grant” (150.000 euro) ottenuto nel 2017 ad ulteriore dimostrazione di una ricerca d’eccellenza condotta nell’università italiana che, anche grazie ai fondi europei, riesce ad affermarsi a livello internazionale.

 

Alessandro Ambrosin

alessandro_ambrosin@labozeta.it

 

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