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ROCCA DI PAPA, UN PRESEPE NATURALE: PANTALEO GEUSA

ROCCA DI PAPA, UN PRESEPE NATURALE: PANTALEO GEUSA
Dicembre 17
17:40 2021

 

Tempo di Avvento, Natale è alle porte e il profilo del nostro borgo castellano richiama prepotentemente un presepe naturale, ora che la Cometa brilla sulla Fortezza.

Come non ricordare un nostro concittadino che del presepe faceva poesia?

Era nato il 29 maggio 1933 a Galatina in provincia di Lecce, da mamma Anna e papà Salvatore, Pantaleo Geusa, quarto di sei figli. Una famiglia che viveva del lavoro di mezzadro del papà. Il piccolo Pantaleo – aveva rinnovato il nome del nonno materno – rimase orfano di madre a soli cinque anni: la povera Anna morì di parto dando alla luce l’ultimo figlio, Giuseppe.

Venne accolto e accudito dai nonni paterni  Giovanni e Agata,  infermiere e casalinga lei, con un grande cuore: si occupava dei bambini lasciati nella ruota  della Chiesa Madonna del Carmine, trovando loro una famiglia che li accogliesse e controllando a distanza questo affidamento. Molti di loro, una volta adulti, sono rimasti legati a Pantaleo: tra loro si consideravano cugini.

A sei anni aiutava la famiglia e, a piedi nudi andava a raccogliere le cime di rapa nei campi; raccontava che la nonna, quando lui tornava, gli massaggiava con affetto quei piedini infreddoliti. Con loro raccoglieva tabacco nei campi e i fichi, ungendoli con olio per farli maturare.  Sin da piccolo, pur frequentando la scuola fino al termine del ciclo elementare, ha fatto diversi mestieri: lavorava in campagna;  piccolo sagrestano, suonava le campane della chiesa di San Pietro e Paolo, raccontando divertito che, se non lo avessero trattenuto gli adulti tenendo le corde, sarei volato in alto;  quando i nonni divennero troppo anziani, tornò a vivere con il padre che durante il giorno lo affidava a una sorella: era dura e poco amorevole; Pantaleo la ricordava come una matrigna, la zia Cesira:  era piccola di statura, fine ricamatrice, arte che insegnava alle giovani ragazze, realizzando corredi e preziosi manufatti; siccome era piccina, rammentava Pantaleo,  sul tavolo della cucina sistemava una sedia e là si sedeva sotto il lampadario per aver una luce più intensa che le permettesse di affaticare meno gli occhi, durante il suo lavoro con ago e filo.  La sua freddezza e il distacco che  Leo percepiva nei propri confronti hanno fatto sì che egli non potesse ricordarla in momenti di affetto e tenerezza e non riuscisse a dedicarle un piccolo posto nel suo cuore.    Crescendo,  Pantaleo imparò anche il mestiere del barbiere, aiutando in bottega, finché non passò all’edilizia, lavorando come muratore alle dipendenze di un mastro. Rubava con gli occhi, diceva, cercando sempre di carpire segreti e abilità in ogni attività che intraprendeva.

Dopo aver fatto il servizio militare in aeronautica a Verona, nel 1956 raggiunse un fratello e altri cugini a Rocca di Papa, in occasione del  matrimonio di una parente e proprio in quel periodo, appena ventenne, in occasione del battesimo di una cuginetta, conobbe Marisa De Angelis, la sua futura moglie con la quale ha condiviso un’intera vita d’amore e di affetto: lui aveva solo quattro anni in più della sua futura sposa con la quale è rimasto legato per sessantasei anni, costruendo una bellissima famiglia, molto coesa e amorevolmente legata, alla quale non ha mai fatto mancare nulla.  In quel primo periodo abitavano, sempre a Rocca di Papa,  in via del Porticato, si  trasferirono poi in piazza Garibaldi.

Negli anni Cinquanta con molti sacrifici, mise su un’impresa di costruzioni, lavorando per lungo tempo in Vaticano: con la sua opera contribuì alla costruzione della chiesa di San Paolo fuori le Mura. Terminata, con orgoglio portò la sua famiglia a visitarla, gustando con un sorriso e tanta soddisfazione lo stupore e la meraviglia dei congiunti; amava ripetere questa chiesa l’ho fatta io: infatti grande fiducia riponevano in lui i progettisti che ascoltavano i suoi consigli, apprezzando le sue grandi competenze pratiche. Sotto le fondamenta, raccontava, vi è un volume sul quale ci sono le firme dei religiosi, degli ingegneri, architetti, e tutti gli operai e i muratori che hanno contribuito alla realizzazione del grande edificio sacro: tra quelle pagine c’è anche la mia firma… commentava orgoglioso.

Anche lavorando tanto, racconta Pina sua figlia, è sempre stato un papà super presente, ci ha insegnato l’arte in tutte le sue forme e lei scherzosamente lo apostrofava Mastro Geppetto, perché era in grado di riparare e sistemare ogni piccola cosa, abilità che trasmetteva a chi gli era vicino.

La grande passione per il Natale lo portò a realizzare ogni anno un presepe sempre nuovo, spettacolare, ricco di particolari, curato nei dettagli, originale nella forma e dimensione: con pazienza e creatività costruiva tutto, dalle casette alle capanne, le strade, le fontanelle, pozzi, realizzava ruscelli, creava effetti luminosi e sonori dei quali restava incantato egli stesso. Racconta sua moglie Marisa che grande era il coinvolgimento dei figli in questi lavori natalizi: con lui i piccoli scoprivano mondi di sogni, colori, luci e tanta fantasia poetica.  Ogni anno  egli si recava a Napoli in via San Gregorio Armeno, dove acquistava sempre nuovi oggetti per abbellire e arricchire i suoi presepi: una volta parlando con un commerciante partenopeo, questi gli chiese se conosceva  qualcuno che a Rocca di Papa faceva i presepi, riferendosi proprio a lui. La sua fama era arrivata anche in terra campana, sorrideva ricordando.

Annoverato tra gli artisti di Rocca di Papa – borgo riprodotto fedelmente anche in uno dei tanti presepi – insieme alla figlia Pina è stato  inserito nel Libro degli artisti di questa città; numerosi i premi e i riconoscimenti ricevuti in diversi concorsi tra presepisti. Anche la giornalista Luciana Vinci scrisse di lui in occasione di un presepe realizzato presso la Parrocchia della Sacra Famiglia a Palestrina. Dodici anni fa a Rocca di Papa vinse per tre anni consecutivi il primo premio per il miglior presepe, lo ricordava con grande emozione, la stessa  che ha saputo trasmettere ai familiari, soprattutto a Pina, che lo accompagnava in diverse località nelle quali esponevano i loro manufatti: erano giorni in cui mi nutrivo del sapere di mio padre, ricorda lei con commozione. Oltre che abile  e creativo presepista, Pantaleo era anche scultore: con le radici e il legno di ulivo ha realizzato numerose sculture di straordinaria, coinvolgente bellezza.

Papà era amore sussurra la figlia: questo sarà il primo Natale senza di lui – Pantaleo se n’è andato quest’anno il 10 marzo, dopo una lunga malattia, ma una forte energia compensa la sua mancanza avvolgendoci e confermando a noi tutti la sua amorevole presenza.

Un uomo che ha saputo creare dal nulla la sua vita, senza mai arrendersi e credendo fortemente nelle proprie forze, plasmando e realizzando il  proprio destino.

 

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