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“Scempio” nell’area dell’antica Via Sacra

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“Scempio” nell’area dell’antica Via Sacra

Giugno 01
07:53 2008

Che la medesima area prima del taglio era ricoperta da una fitta ed estesa coltre di vegetazione, con ampi tratti a larga tendenza boschiva, formata da castani, querce, lecci, frassini, carpino nero, con diversi esemplari secolari delle diverse specie, lo stanno a dimostrare le tabelle illustrative rimaste sul posto ai lati della Via Sacra, che anticamente portava al santuario di Giove Laziale, costituito da una sacra selva, ritenuta la dimora del Nume supremo. È evidente che il nuovo Codice, che ha lo scopo di salvaguardare maggiormente i beni culturali e il paesaggio, non servirà a nulla se non si affiderà la cura dei boschi e del paesaggio a personale qualificato, così come avviene in altri Paesi europei, dove i più bei boschi (come ad esempio la Selva Nera in Germania) sono affidati alle cure dell’Università Forestale. Purtroppo in Italia, a causa delle modeste sanzioni in vigore, un’impresa del legname quando esegue un taglio di alberi di pregio preferisce correre il rischio di essere multata per taglio eccessivo ed abusivo.
Di certo, su Monte Albano non mancava la sorveglianza, trovandosi sul posto alcuni presidi militari, e difficilmente un taglio così radicale di alberi poteva sfuggire all’attenzione di qualcuno. Della Via Sacra oggi si conserva un lungo tratto (Guardianone – Prato Fabio – Monte Cavo). In particolare, il suddetto taglio è stato fatto all’altezza del tratto inferiore, tra la strada a pagamento di Monte Cavo e il Guardianone. Le ruspe della ditta, tra l’altro, passando sopra i basoli e sulla crepidine dell’antica Via Sacra, lastricata dai Romani, hanno provocato danni in vari punti. Eppure era nota l’importanza dell’area dal punto di vista storico e archeologico, visto che proprio su Monte Albano gli studiosi contemporanei hanno posto l’antica Alba Longa, considerata madrepatria dei Romani. Il punto dell’acropoli era la sommità tondeggiante e allungata di Prato Fabio. Di Alba Longa ne aveva parlato lo storico antico Tito Livio scrivendo che sorse sub Albano monte, ne aveva parlato Dionisio d’Alicarnasso affermando che il monte elevato sovrastava la città degli Albani, e ne aveva parlato Plinio che aveva attribuito ad Alba Longa la fondazione di trenta colonie latine. Secondo la tradizione antica, Alba aveva fondato Roma stessa ed era la naturale dominatrice delle terre sottostanti. I Latini assegnarono ad Alba il suo primato di “metropolis” (città madre) e ne rispettarono il territorio considerato sacro.
Secondo quanto scrive Fernando Gentili della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, Alba sicuramente costituiva il rifugio per gli Albani dei numerosi piccoli pagi (antichi villaggi) posti ad alcune centinaia di metri più in basso. Ciò fa ritenere – scrive il Gentili – che salendo verso la sommità del Monte Albano, sede accertata del venerato santuario di Giove Laziale, si trovavano una serie di statio. Tali insediamenti dovevano trarre non poco guadagno da siffatto movimento lungo il percorso seguito dai pellegrini o dalle delegazioni inviate annualmente per le famose feriae latinae, che riunivano i rappresentanti di 47 città (30 latine e 17 federate). Dette feriae, che venivano celebrate per quattro giorni, avevano come momento cruciale la solenne processione lungo la sacra via (Sacer Clivus) che conduceva al bosco sacro, che si concludeva, al massimo della cerimonia, con il sacrificio del toro bianco consacrato, mai aggiogato. Probabilmente i re albani, coronati di fronde di quercia, interpretavano la volontà oracolare di Giove Laziale. Successivamente, in piena età romana, il tracciato della via fu lastricato e il Sacer Clivus fu chiamato anche Via Trionfale, in quanto la percorrevano i consoli ed i generali romani quando celebravano “il trionfo minore” (ovatio), essendo il trionfo maggiore sul Campidoglio riservato agli imperatori romani e decretato solo in casi eccezionali. Per la Via Sacra passò persino Giulio Cesare per celebrare sul Monte Albano il trionfo dopo la vittoria nelle Gallie, e per la stessa discese – ricorda il Gentili – dalla vetta all’acropoli di Alba da cui poté rimirare Roma e quindi farvi ritorno. Oggi, noi, possiamo nello stesso luogo soltanto celebrare amaramente il trionfo dei profitti economici sulla cultura!

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