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SOLIDARIETA’ E MUTUALISMO PER CELEBRARE i 145 ANNI DELLA MUTUA SANITARIA CESARE POZZO

SOLIDARIETA’ E MUTUALISMO PER CELEBRARE i 145 ANNI DELLA MUTUA SANITARIA CESARE POZZO
Maggio 10
13:32 2022

Tra gli interventi: Angelo Turco, vicepresidente del Consiglio comunale di Milano; Alberto
Fontana, presidente Fondazione Housing Sociale; Carmela Rozza, consigliere regionale sanità e
politiche sociali; Stefano Malorgio, segretario nazionale FILT-CGIL; Franca Maino, direttrice di
Secondo Welfare; Flavia Petrin, presidente nazionale AIDO e i saluti di Tommaso Sacchi,
assessore alla cultura del Comune di Milano
Esponenti del terzo settore, politici e accademici insieme per celebrare la solidarietà e l’aiuto
reciproco in una Milano che cambia in occasione dei 145 anni di storia della Mutua sanitaria
Cesare Pozzo celebrati lo scorso 1 maggio.
A far da cornice il Salone Liberty di Milano, luogo simbolo dei diritti dei lavoratori, che ha ospitato
illustri esponenti del terzo settore e non solo come Alberto Fontana, presidente Fondazione
Housing Sociale; Carmela Rozza, consigliere regionale sanità e politiche sociali; Stefano Malorgio,
segretario nazionale FILT-CGIL; Franca Maino, direttrice di Secondo Welfare, per un incontro
moderato da Rossella Verga, vice-direttore del Corriere della Sera – Buone Notizie e patrocinato
dal Comune di Milano.
Ad aprire i lavori è stato Andrea Tiberti, presidente nazionale della Mutua sanitaria Cesare Pozzo
che ha commentato: “Noi società di mutuo soccorso siamo nate con lo scopo di offrire servizi utili
al cittadino e con il sogno che lo Stato un giorno li avrebbe garantiti a tutti. E’ un grande peccato
che la storia del mutualismo non sia sui libri e che non sia tramandata anche alle nuove
generazioni perché è utile a fare capire che non possiamo permettere allo Stato di arretrare
troppo. Oggi è importante parlare della storia ma occorre anche essere concreti e soprattutto
avanzare una critica costruttiva: il privato non può essere la risposta a tutto. Noi come
CesarePozzo ci siamo con la nostra storia e la nostra coscienza critica”.
A seguire Angelo Turco, vice presidente del consiglio comunale ha commentato: “La solidarietà è
uno dei valori che caratterizza Milano. Grazie alla CesarePozzo perchè con questa iniziativa ha
offerto qualcosa di importante alla nostra città. La solidarietà e il mutualismo fanno parte del
Dna di Milano e per questo ci tenevo particolarmente a che il Comune sostenesse questa proposta.
Non è retorica ma è verità: in questo luogo siamo dentro la storia di Milano”.
Alberto Fontana, presidente Fondazione Housing Sociale: “L’housing sociale si prefigge di
costruire dei luoghi nei quali è indispensabile verificare due requisiti: l’accessibilità economica e la
partecipazione di quella comunità alla costruzione di bisogni. Le porte delle nostre case sono
spesso chiuse e l’obiettivo che ci proponiamo è di dire alle persone che le abitano di lasciarle
aperte, di mettere a fattore comune i loro bisogni, di far si che ci sia una risposta che riguarda
non solo chi vive il problema ma anche una comunità estesa ed è esattamente quello he diceva
Cesare Pozzo. Non dobbiamo rispondere in maniera orizzontale ma dobbiamo mettere la persona
al centro. E’ per questo che, se vogliamo parlare realmente di mutualità dobbiamo assumerci
una responsabilità come quella che si è assunta Cesare Pozzo 145 anni fa rispetto ai ferrovieri.
Attraverso la Fondazione Housing Sociale abbiamo l’obiettivo di riuscire a procedere in questa
direzione tutti i giorni e di dare un nome e un cognome a chi ha deciso di affrontare questo
viaggio riconoscendo i bisogni e le difficoltà di ognuno”.
Tommaso Sacchi, Assessore alla cultura Comune di Milano: “Sono felice che si sia deciso di
celebrare questo anniversario ripercorrendo la storia di un’importante istituzione della cultura del
nostro Paese che affonda le sue radici qui a Milano. Mi ha colpito il programma di questa
manifestazione che alterna i temi della solidarietà a quelli istituzionali e lavora su una serie di
percorsi culturali. Questo registro connota la cultura mutualistica. Plauso a “Le vie della
solidarietà”, il progetto proposto dalla CesarePozzo, che va a ripercorrere i luoghi della storia che
permettono di far scoprire ad un pubblico più ampio la storia del mutualismo. Grazie a voi per
quello che avete organizzato”.
Luca Gibillini, delegato al coordinamento di Milano è memoria: “Crediamo che Milano non sia solo
quello che è oggi ma è il risultato di quello che è accaduto. È un insieme di valori, luoghi, spazi
che arrivano da una storia lunga. Milano passa dalla cooperazione tra i cittadini e i milanesi
sono questo. Essere di Milano significa far parte di una città che si aiuta. Era quindi impossibile per
il Comune di Milano che crede nella memoria di una città fatta dell’iterazione tra passato e
presente, non accogliere o non essere qui presenti. CesarePozzo è questo e rappresenta questo
spirito. Aver cura di questa memoria significa coltivare il nostro futuro fatto di solidarietà,
cooperazione, coesistenza, coabitazione e aiuto reciproco. Quando costruiremo una città che si
basa su questa memoria avremo costruito una città migliore”.
Carmela Rozza, consigliere regionale delega sanità e politiche sociali: “Con la pandemia abbiamo
capito che il sistema sanitario lombardo non è focalizzato sulla persona ma sugli ospedali. Già
soltanto la parola “sistema” è esemplificativa rispetto al significato di servizio sanitario nazionale.
“Sistema” infatti non evoca nessuna collettività né visione umana delle persone: un sistema non
è niente se non si organizza intorno alla persona. Oggi grazie al PNNR si stanno compiendo buoni
investimenti ma purtroppo ancora destinati al concetto di “sistema”. Certo, cambiano alcuni nomi:
i poliambulatori diventano case della comunità. Ma chi accoglie il paziente? Dalla giunta della
Lombardia la risposta è una semplice indicazione degli uffici e dei servizi, senza presa in carico delle
persone. Invece bisogna capire che le persone non hanno gli strumenti nozionistici per curarsi e
quindi hanno bisogno di assistenza a 360 gradi. Invece in Lombardia il concetto predominante è la
vendita di una prestazione.
C’è bisogno di mutualità e per il futuro dobbiamo affrontare il concetto di diritto alla salute e di
come lo si può sostenere da un punto di vista economico. Quando parliamo di sanità, sappiamo
che la salute costa che ci porta ad affrontare il tema della sostenibilità sia oggi, sia domani. O
siamo in grado di avere la visione della sostenibilità del diritto e la capacità di fare rete con la
mutualità, oppure rischiamo che chi non ha i soldi non si riesce a curarsi. Purtroppo oggi la
formula sembra essere “ci pensa il privato”, ma non va bene così. E’ la rete fra servizi pubblici,
privato sociale e terzo settore che deve realizzare quegli elementi fondamentali di sussidiarietà
come risposta alla carenza del pubblico per riuscire a rendere sostenibile sul piano economico il
diritto alla cura”.
Giovanni Putoto, responsabile Programmazione Medici con l’Africa Cuamm. “L’Africa ha iniziato
un percorso di mutuo aiuto in l’ambito sanitario. Siamo nati poveri ma non dobbiamo morire
poveri.
In molti paesi dell’Africa Sud Sahariana il parto avviene in casa e si svolge spesso con grosse
problematiche che possono portare anche al decesso della partoriente. Le cause di tutto questo
sono molteplici: barriere culturali (spesso sono i mariti a decidere dove far partorire la propria
donna non avendo però contezza dei reali rischi), barriere geografiche come le distanze per
raggiungere un ospedale a volte distante 200 km, barriere finanziare (non esiste un welfare). Non
c’è una copertura sanitaria universale e ogni paese dovrebbe dotarsi di un sistema sanitario che
possa garantire l’accesso alle cure per tutti. Come si può procedere per agevolare questo
processo? Attraverso sistemi di finanziamento come le mutue e la sanità integrativa. Occorre
investire sui giovani e sulla cultura, creando così un sistema di solidarietà tra sani e ammalati,
tra abbienti e non abbienti, investendo sull’equità intergenerazionale.
Il Cuamm lavora in Africa da oltre 70 anni scegliendo di non avere ospedali propri ma intervenendo
in strutture africane con l’obiettivo di rispettare le istituzioni e la realtà e invitandoli in questo
modo ad assumersi le loro responsabilità”.
Flavia Petrin, presidente nazionale AIDO: “La mutualità per AIDO è quel sì condiviso tra chi dona
e chi riceve. Il si alla donazione è quindi un si collettivo. Chi riceve un dono può tornare ad una vita
piena e chi dona continua a fare del bene anche dopo la morte”.
Sergio D’Angelo: presidente cooperativa Gesco e consigliere comunale di Napoli: “Il tema della
solidarietà è correlato a quello delle diseguaglianze. La solidarietà è uno stato di necessità ed è
anche un grande atto di convenienza. A Napoli esiste una città alta e una bassa e quella alta rende
la vita sempre più difficile a quella bassa. Per questo penso che sia conveniente provare a fare un
investimento nella solidarietà e tale sforzo deve essere richiesto non solo alle persone ma anche
alle istituzioni, se non riusciamo a ridurre le distanze tra le persone ci sarà sempre una parte che
vivrà male perchè esisterà sempre competitività e retorica”.
Valentina Laterza, Refugees Welcome: “Dal 2015 ci occupiamo di accoglienza in famiglia di
persone rifugiate. Vivere insieme per rispondere ai bisogni sia di chi è accolto, sia di chi ospita. Lo
stare assieme spesso è molto settario”.
Chiara Rizzica, coordinatrice di Milano Abitare: offriamo case con un affitto calmierato. Un affitto
è accessibile quando pesa meno del 30 percento sulle spese della famiglia. Milano è un luogo
difficile per gli affitti e questo la rende una città con fortissime contraddizioni. Mutualismo,
solidarietà, servizi integrati sono gli argomenti di oggi e la sfida è quella di provare a colmare quei
gap. Occorre intervenire sul tema dell’affitto sostenibile perché diversamente siamo lontani
dall’essere solidali rimanendo in una forte contraddizione”.
Luca Fois, docente di design al Politecnico di Milano: “Design vuol dire progetto che trasforma
idee in realtà ed è questa la forte correlazione con il terzo settore. Il design non vive da solo. È una
professione collaborativa per definizione. Design è cultura e metodo di progetto per trasformare
visioni in progetti fattibili. Ci stiamo occupando molto di design e terzo settore perché anche in
questo ambito stanno capendo l’importanza della progettazione. Il terzo settore ha bisogno di
compiere grossi passi avanti nella comunicazione e nella progettazione, ha grossi contenuti ma
deve evolvere nella progettualità e il design sa fare questo, ha in sè quell’economia circolare (un
tempo mutuo soccorso) che crea un approccio sistemico e multidisciplinare ed è per questo che è
estremamente utile al terzo settore”.
Franca Maino, direttrice di Secondo Welfare: abbiamo un sistema di welfare che presenta delle
criticità che ci portiamo dietro da tempo. Tra queste, la difficoltà nel farsi carico dei nuovi rischi e
dei nuovi bisogni, scaricando sulla famiglia i costi di un welfare che, a sua volta, fa fatica a
fornire risposte rispetto alle sfide recenti. Vanno ripensate le logiche di intervento, non in modo
emergenziale ma provando ad agire d’anticipo e ancorando le scelte a cornici valoriali più ampie
anche a livello internazionale. Una seconda sfida risiede nell’ampliare la rete e le sinergie fra
portatori di interessi diversi (compresi il privato no-profit e il privato produttivo). Occorre poi
intercettare i bisogni e riuscire ad aggregarli. Non è più sufficiente che ognuno faccia il proprio
corso e anche le società di mutuo soccorso devono mettersi in rete con gli altri soggetti del welfare.
E’ in questo senso occorre comunicare bene l’offerta perché a volte molte risposte ci sono ma non
si conoscono. Il mutualismo ha in sé una visione strategica: ascoltare i bisogni per prevenire gli
interventi e favorire l’inclusione così da arrivare anche ai soggetti più vulnerabili e fragili.
Placido Putzolu – presidente FIMIV: La nostra federazione è disponibile, e credo sia giusto
puntualizzare in merito all’esigenza di mantenere la nostra peculiarità di soggetti integrativi
rispetto al SSN chiarendo la volontà di essere un sostegno alle azioni del welfare. Sulla visione
strategica, abbiamo presentato le buone pratiche nei territori durante l’ultima giornata della
mutualità in sinergia con gli altri soggetti del terzo settore. Sottolineo il tema della comunicazione:
la cultura mutualistica va ben diffusa fra le persone e le istituzioni pubbliche. Dobbiamo ancora
formare giovani, studenti e operatori e su questo la CesarePozzo da anni ha dimostrato di saper
ben operare. Ringrazio la CesarePozzo per aver organizzato questa manifestazione, capace di
inquadrare il nostro ruolo in una cornice multi-stakeholder in cui la CesarePozzo rilancia la sua
centralità nel panorama della mutualità italiana.
Michele Lofaro – vicepresidente di Welf@reIN: Welf@reIN è un’impresa sociale: andiamo a
creare degli accordi basati sui bisogni delle aziende stesse oltre a fornire prestazioni e servizi al
lavoratore e ai familiari in un’ottica prettamente mutualistica. Sono valori che oggi diventano
strumento per far sì che le aziende e i lavoratori soffrano il meno possibile. I recenti studi di settore
hanno evidenziato che coloro i quali hanno strutturato un piano di welfare hanno ricevuto i
benefici previsti dal legislatore. Noi possiamo essere un filtro che va a defiscalizzare il denaro
previsto dai premi di produzione, andando ad alleggerire la pressione fiscale su aziende e
lavoratori.
Stefano Malorgio, segretario nazionale FILT-CGIL: Io vorrei sottolineare la connessione fra
mutualismo e lavoro: credo che sia necessario che si lavori tutti insieme su una connessione
attiva sui temi di lavoro e non necessariamente mediata dal welfare aziendale. Il mondo del
lavoro è cambiato: c’è frammentazione e liquidità dei rapporti di lavoro che in parte è precarietà
ma anche evoluzione del modo di lavorare.
Quello mutualistico è dunque uno strumento concreto: storicamente nelle mutue si è costruita
l’identità di una categoria e da qui si deve ripartire per rappresentare la dignità dei lavoratori.
Credo che si debba fare un lavoro di promozione dello strumento mutualistico per ridare ai
lavoratori la capacità di chiedere mutualità.
Alessandro Mancini – relazioni sindacali Trenord: per Trenord il welfare vuol dire costruire le
condizioni per consentire alle persone, non solo lavoratori, di potersi esprimere al meglio. Per
questo, quando si parla di persona, si affrontano come l’espressione professionale e le
caratteristiche private e personali. Stiamo portando avanti un piano di sviluppo basato sul people
careing: la cura della persona al centro, per cui al centro vi è la partecipazione.
Abbiamo creato una cabina di regia con le OOSS per valutare i bisogni dei lavoratori. E’ importante
la partecipazione attiva e per questo stiamo implementando modelli di ascolto diversi.
Stiamo lavorando anche alla co-progettazione, ovvero identificare servizi di welfare costruiti
insieme alle persone, in primis le OOSS.
Prof. Renzo Riboldazzi, docente di urbanistica Politecnico di Milano: i luoghi e la loro evoluzione
sono importanti e hanno un significato molto forte. Questi sono luoghi che hanno creato un pezzo
di storia di Milano e la storia della Cesare Pozzo si intreccia con quella di Milano da molti punti di
vista. Una società come questa e queste operazioni di rivitalizzazione della memoria sono molto
importanti anche rispetto al legame con i luoghi che significa ricostruzione di un’identità e di una
comunità ossia di sostegno reciproco perché nella radice di questa parola c’è anche questo.
Pino Tuscano, presidente nazionale DLF: “Stiamo vivendo la tempesta perfetta: una serie di eventi
che cambiano i nostri paradigmi. Nei cambiamenti in atto dobbiamo essere protagonisti,
ragionando. Il welfare del futuro si caratterizza con le integrazioni fra associazioni: aumenterà la
richiesta di protezione sociale. La tendenza economica in atto è quella di far aumentare le
diseguaglianze e l’instabilità del lavoro. Auspico quindi un cantiere nuovo delle idee per far
evolvere il welfare. Nel prossimo anno vogliamo pensare al sogno di ognuno: vogliamo investire su
ciò che i singoli hanno voglia di fare”.
Con circa 130.000 Soci, per un totale di 350.000 assistiti, la Società nazionale di Mutuo Soccorso
Cesare Pozzo si impegna a garantire da oltre 140 anni il benessere di lavoratori, famiglie e
imprese. Tutti i piani sanitari sono studiati per andare incontro alle diverse esigenze dettate
dall’età, dal nucleo familiare e dalla professione. Soltanto nel 2020 ha erogato circa 17 milioni di
euro per rimborsi di spese mediche e sussidi socio-assistenziali.

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