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Sonderkommando Auschwitz

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Sonderkommando Auschwitz

Sonderkommando Auschwitz
Agosto 24
14:29 2015

Quello che mi accingo a proporre è un libro “testimonianza”, scritto da Shlomo Venezia, un ebreo di nazionalità italiana nato in Grecia, deportato con tutta la sua famiglia nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, durante la seconda guerra mondiale. Il libro racconta l’esperienza di Shlomo ad Auschwitz, il “lavoro” che gli venne assegnato e che lo costrinse a vedere le oscenità più atroci. Shlomo, come altri ebrei deportati, entra a far parte del Sonderkommando appunto, un gruppo di lavoro, che doveva dedicarsi alle camere a gas ed ai forni crematori.
Compito terribile quello di accompagnare i condannati nelle camere a gas, di trascinare i corpi nei forni, magari ritrovando in quei volti, ormai ridotti pelle ed ossa, un amico, la madre, il padre, un fratello. Shlomo racconta, senza tralasciare nessun dettaglio macabro tutto quello che fu costretto a vedere e a fare, come quando racconta della pelle dei cadaveri che si staccava dalle ossa come plastica fusa, quando erano costretti a buttarli nei forni o nelle fosse comuni. C’è una storia però in particolare che mi colpì, non solo nel libro, ma prima ancora quando ebbi la fortuna di poter ascoltare di persona le preziose parole di Shlomo. In un’occasione in cui scesero, lui con i suoi compagni di lavoro, nella camera a gas per prelevare i corpi senza vita, udirono un rumore, come un gemito. Avvicinandosi a quel suono flebile, si accorsero trattarsi di un neonato che si lamentava, perché la madre era ormai morta e quindi il latte non usciva più. La gioia di Shlomo e dei suoi “colleghi” per quella piccola vita, simbolo del futuro, di quello che sarà, finì presto, perché ovunque intorno a loro c’erano SS ed una, senza esitare di fronte all’incredibile bellezza di un bambino, lo uccise senza pietà. Persino la descrizione degli odori di quei corpi è riportata con una terminologia così precisa e minuziosa che è impossibile non percepire l’angoscia di chi quegli odori li ha sentiti davvero.
Primo Levi ne I sommersi e i salvati ha scritto: “Aver concepito ed organizzato i Sonderkommandos è stato il delitto più demoniaco del nazionalsocialismo. […] Attraverso questa istituzione si cercava di spostare su altri, e precisamente sulle vittime, il peso della colpa, talchè, a loro sollievo, non rimanesse neppure la consapevolezza di essere innocenti”. Le parole di Primo Levi non lasciano spazio ad altre. Quello che rimane, come sempre quando si trattano questi argomenti, è riflettere.

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