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Sostenere la democrazia in Venezuela?

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Sostenere la democrazia in Venezuela?

Sostenere la democrazia in Venezuela?
febbraio 12
08:08 2019

Non conosco il Venezuela, purtroppo, non ci sono mai stata. Sento, però, che l’Europa, insieme agli Stati Uniti, vuole promuovere in quel paese la libertà e la democrazia. Questo non può che farmi piacere. Penso che ogni paese debba conquistare la democrazia e che tutti gli individui debbano essere liberi, come anch’io voglio essere.

Ancora più importante mi sembra, però, il principio di autodeterminazione dei popoli, enunciato, addirittura, da Woodrow Wilson, alla fine della prima guerra mondiale. Principio, poi, ribadito molte volte, fino alla “Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa” (CSCE) che,  nel 1975, ha specificato il diritto per tutti i popoli di stabilire in piena libertà, il loro regime politico senza ingerenze esterne e di perseguire come desiderano il loro sviluppo economico, sociale e culturale.

Insomma, si tratta di valori basilari del vivere civile e dei rapporti tra le Nazioni.

La popolazione dell’America latina (cosiddetta latina, appunto, perché colonizzata da popolazioni europee di lingua neolatina) fu “scoperta” da Colombo, terrorizzata dalle crudeli spedizioni di Cortés e Pizarro, decimata dalle malattie portate dagli europei e massacrata dalle nostre guerre di conquista. La gente fu costretta a lavorare nelle miniere e nelle piantagioni dei conquistatori, tanto è vero che, proprio allora, iniziò la deportazione degli Africani venduti come schiavi perché  quasi tutti gli Indios erano morti di fame, fatica e maltrattamenti.

Infine, i vari Paesi americani, conquistarono l’indipendenza ma subirono, in generale, molti colpi di stato, soprattutto perché, dalla fine dell’Ottocento, gli Stati Uniti iniziarono a intervenire attivamente nell’America Latina, cercando di impedire la formazione di governi che avrebbero potuto ostacolare i loro interessi nel continente.

Così, ancora oggi, se, da una parte, molte popolazioni vivono con un’agricoltura e un allevamento di sussistenza, dall’altra, le colture per l’esportazione hanno avuto gli investimenti necessari per il benessere dei nostri paesi (Europa e Stati Uniti).  L’industria, infine, si limita alla trasformazione dei prodotti agricoli, all’estrazione e alla prima lavorazione dei minerali. Più o meno come succede nella maggior parte dei paesi ex colonie che subiscono una nuova colonizzazione non meno affamante da parte delle multinazionali (lo stesso accade, appunto, in Africa, il continente più ricco al mondo di minerali, materie prime, prodotti agricoli, che ha la popolazione più povera al mondo).

Naturalmente, non è detto che tutto non possa cambiare: forse, per il Venezuela si apre un futuro di pace, autodeterminazione, libertà, democrazia, sostenuto dai paesi più avanzati.

Però, il Venezuela ha le maggiori risorse di petrolio del pianeta, ancora più dell’Arabia Saudita. Se l’Arabia Saudita è uno stato ricchissimo, grazie al petrolio, come mai, invece, in Venezuela muoiono di fame? Chi ha tratto beneficio, fino ad oggi, dalle loro risorse? E chi vorrebbe trarne beneficio? Per intanto, non può sfuggire che, non avendo un governante loro amico in quel paese, gli Stati Uniti e l’Europa abbiano applicato un blocco finanziario internazionale fin dal 2013, che ne ha strangolato completamente l’economia.

Dunque, abbiamo creduto tutti, un tempo, che fosse necessario eliminare Saddam, un feroce dittatore, per il bene degli iracheni. Abbiamo  creduto tutti agli Stati Uniti che l’accusavano della strage delle torri gemelle. Abbiamo creduto tutti che bombardare Gheddafi avrebbe salvato il popolo libico da un personaggio tanto crudele. Senz’altro, questi popoli, che non hanno più un paese, ci saranno riconoscenti!

Ma, si sa, la democrazia viene prima di tutto!

Infatti, a noi piace tanto l’Arabia Saudita, che uccide e imprigiona gli oppositori e che ha un regime che, persino nel Medioevo, se ne sarebbero vergognati. Eppure, l’abbiamo magnificata perché, dall’anno scorso, permette alle donne di  guidare e di andare a vedere la partita! Tale lungimiranza e moderazione ci piace tantissimo, visto che vendiamo loro le armi che scaricano sui bambini e le donne in Yemen, del quale Yemen, invece, non ci importa nulla.

Così, pure, ci piace Erdogan, un altro democratico, che paghiamo perché non ci faccia venire i profughi, tenendoli in campi di concentramento di cui non sappiamo proprio nulla, anche perché la libera stampa là non esiste più.

Forse, le persone che credono nel progresso, nelle riforme e nell’uguaglianza degli esseri umani, senza pregiudizi o interessi personali, dovrebbero iniziare a dire che scatenare campagne di stampa relativamente ad altri paesi, che neppure conosciamo, è sempre per interesse di qualcuno che non è la popolazione locale. Bisognerebbe cominciare a dire che i contratti vantaggiosi non possono superare l’importanza degli esseri umani, che bisogna cambiare registro, che le grandi potenze debbono abbandonare queste ideologie di superiorità razziale e predominio mascherate da finto paternalismo, perché i popoli devono arrivare con le loro gambe al governo che scelgono. Non dubito che sia un percorso molto lungo e che milioni di persone, delle quali avremo le mani sporche di sangue, dovranno ancora morire. Ma, almeno, bisogna iniziare a non farsi rimbambire dalla manipolazione delle campagne mediatiche ben organizzate, preferendo, invece, lo studio della storia e della geografia.

Si dice che in Venezuela ci sia una numerosa comunità italiana e che dobbiamo difenderla. Se è numerosa, meglio per loro, così possono far pesare di più la loro opinione.

Quanto a dire come debba essere il governo laggiù, dobbiamo, se siamo onesti, fare una riflessione. Visto che qui, in Italia, ad esempio, ci sono tanti marocchini, come la prenderemmo noi se il Marocco decidesse che il nostro governo non gli piace?

Cito un ultimo caso. Il  Kashmir, paese di mio marito, che conosco molto bene, è stato invaso, al tempo della spartizione dell’India, nel 1947, e diviso tra India e Pakistan. Alla popolazione è stato più volte  promesso il referendum e ogni altro meccanismo democratico, compresi gli osservatori e varie risoluzioni ONU. Negli ultimi anni, più di centomila persone sono morte per chiedere l’indipendenza, oltre ad aver subito torture, violenze, imprigionamenti. Ventimila persone sono sparite nel nulla e molte donne sono diventate vedove bianche perché non si sa che fine abbiano fatto i loro mariti. Gli Indiani usano persino sparare pallottole che si frantumano, per cui molti ragazzi giovanissimi sono diventati ciechi e disabili. C’è qualcuno che se ne preoccupi? Nell’amore per la democrazia e la libertà a corrente alternata, non essendoci il petrolio in Kashmir ed essendo l’India un colosso atomico con il quale è meglio non litigare, si è deciso che quelli sono affari interni.

Meno male che i Kashmiri, almeno, non perdono il loro spirito né la loro dignità. Recentemente, è andato in visita a Srinagar, la capitale del Kashmir, il Primo Ministro indiano, leader di un partito integralista indù di estrema destra (quando si dice che tutto il mondo è paese!).

Subito, in città, è stato proclamato lo sciopero generale e nessuna persona è uscita in strada. Dunque, niente folle oceaniche da salutare ma solo le montagne e il lago, ad uso riprese televisive. Con i giornali, poi, che titolavano che il Premier aveva fatto ridere pure le montagne (https://www.facebook.com/photo.php?fbid=2518720088143414&set=a.253688007979978&type=3&theater).

Un bell’esempio da imitare.

 

 

 

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