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SULLE ORIGINI DELLA DIOCESI TUSCOLANA  (6)

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SULLE ORIGINI DELLA DIOCESI TUSCOLANA  (6)

Maggio 29
07:33 2020

Purtroppo non si hanno dati sufficienti per poter descrivere lo svolgimento della vita della comunità cristiana nella chiesa/diocesi nel territorio tuscolano, soprattutto nei suoi primi secoli e, per pochi cenni, almeno fino al 1400/1500.  Si tenga conto che negli articoli precedenti non si è voluto accennare ai vari cambiamenti sociali e politici in Italia e in Europa, così come delle vicende dell’impero bizantino e delle varie incursioni barbariche, che ovviamente hanno influito anche sulla vita delle diocesi, mentre, non avendosi documenti specifici, non si può che ipotizzare l’andamento della vita ‘quotidiana’ delle parrocchie in una società come quella tuscolana che per secoli rimase sostanzialmente agricola e che comunque si trovava dentro il cuore dello Stato pontificio. Quindi, per ora, affrontiamo cautamente e a grandi linee solo alcuni aspetti di quella che fu la storia dei primi secoli di vita cristiana e i successivi.

Indubbiamente a divulgare il cristianesimo inizialmente a Roma, come si è già detto, furono gli ebrei convertiti, – alcuni dei quali venuti dalla Palestina dove certamente avevano vissuto le vicende di Gesù – ed i primi cristiani, già pagani, in particolare coloro che avevano seguito la predicazione degli Apostoli, Pietro e Paolo. Questi primi cristiani si radunavano in alcune ‘domus’ dove ascoltavano i racconti sulle ‘gesta’ del Signore e ‘spezzavano il pane’, normalmente nel ‘primo giorno dopo il sabato’. Successivamente, dopo la morte degli Apostoli, intorno ai loro successori (si narra che anche Giovanni fosse morto a Roma), i cristiani si diversificarono gradualmente anche da alcuni riti che avevano in comune con il culto ebraico, fino a separarsene del tutto, comprese la ‘costruzione’ e l’utilizzazione dei cimiteri (catacombe) che tuttavia solo in seguito diventeranno luoghi di culto. Pian piano si celebrò l’Eucarestia (la ‘Messa’) nel Dies dominicus che già nel 321 Costantino riconobbe come giorno festivo e, forse dal secolo IX o X, venne anche accompagnata dal canto ‘gregoriano’. Alla celebrazione eucaristica si aggiunse successivamente anche la lettura delle storie dei martiri e il culto delle loro reliquie (‘estratte’ in particolare dalle catacombe), nonché i ‘pellegrinaggi’ alle tombe degli apostoli e ai luoghi (presunti) del martirio.

In quanto specificamente alla vita quotidiana delle comunità cristiane nella ‘diocesi tuscolana’, nelle sue ‘parrocchie’, costituitesi anche nei borghi circostanti Frascati, non abbiamo specifici documenti e informazioni, almeno fino agli anni in cui il vescovo tuscolano, avrà – almeno formalmente – una cattedrale a Frascati. In seguito si avranno abbondanti e dettagliate notizie attraverso i resoconti delle numerose visite pastorali dei vescovi – rese obbligatorie dal Concilio di Trento (1543-1563) – sull’ordinamento della chiesa tuscolana e la formazione generale, con la predicazione e con  la diffusione dei catechismi, (‘ad parochos’, di  Bellarmino, ecc.) e soprattutto mediante la centralità della parrocchia nella vita pastorale, con una rete capillare di servizi e ‘controlli’, dai registri dei sacramenti (battesimi, cresime, matrimoni, defunti) alla ‘cura delle anime’ e i censimenti annuali (‘status animarum’). Ai parroci e arcipreti si richiedeva ora una specifica formazione mentre venivano istituiti i seminari, ed anche il laicato – mediante soprattutto le confraternite – assumeva un ruolo più diretto nell’impegno ‘religioso’, cultuale e caritativo.

Nella diocesi tuscolana (con i 7 Paesi che la costituiscono e, fino agli inizi del secolo XX comprendente un vasto territorio fino a porta San Giovanni a Roma e  fino a Lunghezza e Pantano) e con una cattedrale istituita dal 1537, la nascita e lo sviluppo di confraternite e pii sodalizi si ebbe nel secolo successivo, – dopo la prima esperienza in Frascati agli inizi del ‘500 nella chiesa di Santa Maria in Vivario – con le altre confraternite nel resto della diocesi a partire da quelle del SS.mo Sacramento (cf V. Marcon, L’Associazionismo cattolico tuscolano. Vol I: Le confraternite di Frascati e vol II: Due secoli di storia del Movimento Cattolico, Caramanica, Scauri 2017-2019). Purtroppo in lavori di alcuni autori del passato, la storia della diocesi è limitata alla sequenza dei cardinali vescovi che si sono succeduti e a qualche loro benemerenza senza entrare nel vivo della cura pastorale e dei diversi indirizzi, e poiché nello spazio di questo articolo non è possibile riassumere la storia ‘pastorale’ della diocesi (che sarà oggetto di una futura più ampia pubblicazione), mi limito a ricordare solo alcune tappe del cammino. Innanzitutto Frascati fu sempre parte integrante dello Stato pontificio vivendone anche le varie vicende socio-politiche.  I periodi in cui la vita pastorale fu più attiva e vivace e non solo riguardo la storia ecclesiale ma anche quella sociale (naturalmente considerando anche le problematiche connesse), furono quelli in cui ci furono cardinali-vescovi che seguirono con attenzione e quotidiano impegno la vita del popolo cercando di sostenerne la formazione con i mezzi più idonei anche mediante istituzioni e con testimoni credibili e generosi (clero, religiosi, laici). Vorrei qui ricordare solo alcuni ‘momenti’: il 1600 (secolo XVII) con l’istituzione del seminario e la presenza dei gesuiti che lo gestirono dalla metà del ‘600 al 1771 e la predicazione del Baldinucci; la presenza ‘educativa’ degli scolopi e della loro confraternita; il ruolo dei cappuccini, francescani e teatini con la loro predicazione. Un secondo importante periodo fu quello dell’episcopato del cardinale Enrico Stuart duca di York vescovo tuscolano dal 1741 al 1803, con le frequenti visite pastorali, il rafforzamento del seminario e la fondazione della biblioteca (‘eboracense’), aperta anche ai laici, le numerose ordinazioni, le opere caritative, ecc. Un altro intenso periodo fu quello di fine Ottocento nel quale il laicato dette vita alla costituzione di opere sociali e all’impegno politico (con la benevola accondiscendenza dei cardinali Vannutelli e Satolli, col vicario Felici e con l’ausiliare Giacci); ed ancora il periodo dell’episcopato del card. Lega (1926-1935), molto presente in diocesi nonostante gli onerosi incarichi vaticani quando, sia con le sue lettere pastorali di profonda dottrina teologica e anche giuridica e, con la capillare presenza dell’Azione cattolica in tutte le parrocchie e negli istituti religiosi, fu messa in atto una soda formazione catechetica, liturgica, ed etico-sociale (mentre l’educazione politica e sindacale e addirittura quella sportiva le furono scippate dal fascismo, e poi ancora limitate o interdette dal Concordato). Di questo periodo particolare possiamo condividere in pieno quanto asseriva don Mazzolari e cioè che la parrocchia costituiva effettivamente la “cellula vivente” della chiesa (P. Mazzolari, ‘Lettera sulla parrocchia’, 1937; E. Preziosi, L’Azione Cattolica Italiana e la parrocchia degli anni ‘30, in ‘Impegno’ a. VIIII, n.1/1997). Questa intensa attività pastorale fu poi praticamente proseguita dal 1936 quando – col succedersi dei vari cardinali titolari, (Marchetti Selvaggiani, Tedeschini, G. Cicognani) – fu il vescovo ausiliare mons. Biagio Budelacci ad essere perno e sostegno della molteplice vita religiosa e culturale in diocesi (fino al 1962). Infine il tempo fervoroso del Concilio (1962-65) e del post-concilio che ebbe il principale punto di riferimento nel vescovo (primo residenziale) mons. Luigi Liverzani (1962-1987) che promosse ulteriormente il laicato, (a Frascati il 1 settembre del 1963 Paolo VI sottolineò ‘l’ora dei laici’!), l’attenzione al sociale e la corresponsabilità del clero, incoraggiando anche nuove possibilità di sperimentazione degli indirizzi conciliari. Qui si può concludere questo excursus storico che sarà maggiormente esplicitato e ampliato con la eventuale pubblicazione di un volume con altre importanti informazioni e con l’inserimento di notizie relative anche al ruolo svolto dall’abazia di Grottaferrata. (6.Fine)

 

 

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