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Teatro? Sì, con ‘Muratori’ e l’ombra lunga di Strindberg…

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Teatro? Sì, con ‘Muratori’ e l’ombra lunga di Strindberg…

Teatro? Sì, con ‘Muratori’ e l’ombra lunga di Strindberg…
Dicembre 21
07:45 2015

Piccolo mirabile lavoro teatrale non troppo attento, crediamo volutamente, alle battute sull’ attualità politica più stretta questo Muratori di Edoardo Erba con i bravissimi Nicola Pistoia e Paolo Triestino, fra gli appuntamenti della bella stagione al teatro Alba Radians di Albano Laziale. Commedia consegnata così all’universalità, fra i più bei testi teatrali moderni, scattante e nervosa, adatta anche a quel pubblico che non ama l’impegnato per se stesso e più di qualche volta dice che barba il teatro! I nostri due, Fiore e Germano, nottetempo devono tirare su un muro, ma un muro particolare: vietato dalle belle arti, farebbe diventare il palco ormai dismesso d’un teatro d’interesse storico, il prolungamento del magazzino del supermercato adiacente. Fatto l’abuso, tirare il sipario e amen! Peccato che mentre i nostri due, dubbiosi sull’opera, ma allettati da un bel compenso che gli permetterebbe d’avviare, in tempi di crisi, un auto-spurgo in proprio, tentano di chiudere fuori o dentro, non si sa, i fantasmi del palcoscenico, questi resuscitano nei seducenti e candidi panni de La signorina Julie di Strindberg (anno 1888) nientemeno….rediviva nella bionda e avvenente Giulia. La storia di Giulia s’intreccia con quella prima di Germano il più naif e fantasioso dei due e poi di Fiore il più pragmatico e lavoratore. Come nel lavoro del grande drammaturgo, la ragazza ha dovuto constatare l’amore impossibile col servitore Jean, perché di altra classe sociale, e a causa della sua reputazione ormai rovinata vuole fuggire a tutti i costi sul lago di Como come suggerito dal personaggio del drammaturgo svedese….Figurarsi le facce dei due che impegnati a discutere di fogne e sorci col linguaggio di strada romanesco, che lascia poco spazio all’immaginazione, si trovano di fronte, in due distinti momenti, questa fanciulla eterea, la brava e intonata Lydia Giordano. Ne nascono risate da contrasto e da situazione e i giochi di specchi si moltiplicano: il pubblico in due ore vede crescere un muro di forati di almeno quattro metri per quattro; i nostri recitano a terra e poi sul trabattello, e anche Giulia, attraversa i due mondi col suo abito elegante e il linguaggio di fine ottocento, accorto e accorato, lasciando scie sempre più luminose (e sempre più al buio e nella confusione i due muratori sicuri, ormai, di niente). Le allusioni alla sorte del nostro povero teatro è facile rintracciarle; quelle ai muri in via di costruzione in ogni dove nel mondo anche: tanto che è di Germano una delle frasi più poetiche della commedia, quando dice che lui preferisce le tubature ai muri perché li l’acqua fluisce mentre i muri chiudono, e basta. Teatro nel teatro, lo spettatore non smette di cercare oltre il buio pesto che s’intravvede di là dal muro (futuro o passato?), paradiso di topi e fantasmi, cattive coscienze o pie illusioni. L’umorismo dinamico di Pistoia e Triestino tiene il filo con l’attualità del lavoro precario e d’un Tempo incerto, nel quale se si è rimasti fuori dall’ordine ‘lavoro–famiglia’ si è costretti a dichiarare fallimento. La società testimoniata da Giulia non è meno crudele, perché li resta un sogno anche incontrarsi, in una sera di festa, tra servitori e ricchi, così che il tragico è sempre dietro la sua apparizione fantastica. Con la regia di Massimo Venturiello questo spettacolo conta al suo attivo dodici anni di repliche: teatro leggero e miracolosamente colto e pensante che sa fare ancora sognare. (Serena Grizi)

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