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Triste fine dei Miti

Triste fine dei Miti
Febbraio 13
23:00 2011

pucciarelli-Triste-fineQuesto tempo sinistro ha cancellato certezze, ha aumentato a dismisura l’amarezza profonda e il disorientamento. A soccombere, oltre a una gran fetta della realtà quotidiana, sono anche, e forse soprattutto, i miti, quelli ‘veri’ (volendo usare un’antinomia), nel senso di importanti, universali e simbolici. La Fenice e Icaro, sopra tutti. Risale agli antichi egizi il mito della Fenice, o Araba Fenice, l’uccello (phoenix) che moriva in un fuoco di legni profumati – tra cui incenso e mirra – cantando una canzone di struggente bellezza, per poi risorgere quasi immediatamente da una larva rimasta nella cenere e subito cresciuta ai raggi del Dio-Sole. Naturalmente lo stesso mito era presente in Eliopoli, la città del sole che ogni giorno tramonta per risorgere il giorno successivo. Ha simbolicamente rappresentato la morte e la resurrezione, citata e cantata da storici e poeti di ogni epoca, presente come mito nelle civiltà di tutto il mondo, dalla Cina (Feng), all’India (Garuda), fino alla tradizione russa (l’uccello di fuoco) o ebraica (Milcham), poi raccolta dal Cristianesimo come simbolo di resurrezione della carne. Quindi nell’immaginario collettivo costituisce un elemento positivo e nobile, ma con un accento fortemente misterioso, come si conviene ai simboli religiosi o comunque trascendenti. In epoca più recente il significato ha virato verso una sorta di fideismo-scetticismo laico racchiuso nel famosissimo detto del Metastasio: «Come l’araba Fenice, che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa». Rimane sempre qualcosa di meraviglioso, anche se difficilmente o per niente afferrabile. Il mito di Icaro è relativamente più recente (V sec. a. C.) ed è legato a Creta e alla storia del re Minosse, che ordinò a Dedalo di costruire il Labirinto per racchiudervi il Minotauro, lo stesso Dedalo e suo figlio Icaro, perché non ne svelassero i segreti. La leggenda vuole che Dedalo costruisse grandi ali per sé e il figlio, attaccandole ai corpi con la cera, per fuggire in volo, dopo aver raccomandato al figlio di non avvicinarsi troppo al Sole. Icaro, inebriato dalla possibilità di volare, non rispettò il consiglio, il calore sciolse la cera e il giovane precipitò in mare morendo. Anche qui ritroviamo dei simboli: l’uomo che improvvidamente sfida la divinità, rappresentata dal Sole, rimanendo ucciso per la sua stessa incoscienza o alterigia. Dunque due miti ‘in positivo’ che consolano e ammoniscono nello stesso tempo. Ci sono la resurrezione dopo la morte fisica o la rinascita morale dopo l’abisso del peccato, la possibilità di raggiungere dio (simbolicamente anche la felicità), ma unita al precetto di rispettare ordini e insegnamenti, perché, in caso contrario, vi è la punizione massima: la perdita della vita o dell’anima. Oggi questi miti vengono citati distrattamente, come un ritornello, svuotati del significato simbolico e profondamente morale. E forse dipende in gran parte dai paragoni attuali. La rinascita, la sopravvivenza e la salvezza non dipendono ormai da un esercizio morale, o comunque virtuoso, ma spesso dall’asservimento della legge all’interesse privato, dal mercimonio di regole e uomini, dallo spregio dell’altro. Così come non vi è timore a sfidare la divinità-norma, per un senso di onnipotenza molto terra-terra e dai fini del tutto ‘particolari’. Anche in questo modo si capisce perché i miti si avviano a scomparire tristemente dall’immaginario collettivo, per essere sostituiti da modelli prosaici, quando non volgari. Non ci sarà più l’uccello dalle ali dorate (ma l’oro in qualche maniera sarà salvato, quello sì) che rinasce dalle proprie ceneri, anche se si apprezzerà una strana vitalità dello stesso; né i comportamenti sconsiderati o superbi produrranno conseguenze negative, ma riceveranno paracadute interessati o prezzolati. Alla fine i miti dell’immortalità dell’anima, o della prudenza e del rispetto, avranno una nuova, bassa citazione identificativa: “l’ercolino sempre in piedi” di pubblicitaria memoria. Così involve il mondo.

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