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Un patrimonio di Albano Laziale

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Un patrimonio di Albano Laziale

Un patrimonio di Albano Laziale
Dicembre 17
11:34 2015

Tredici botteghe storiche di Albano, con alle spalle una storia di oltre 80 anni. Si è svolta il 13 dicembre 2015, nella sede CNA di via Vascarelle, la cerimonia di premiazione delle botteghe di Albano con più di 80 anni di attività.

Ai tredici gestori di attività commerciali e artigianali è stata consegnata la targa “Premio Antiche Botteghe: un patrimonio di Albano Laziale”.

A dare il benvenuto, il presidente di Cna Area Sud, Luciano Peduzzi che ha consegnato, insieme al presidente della Cna di Roma, Erino Colombi, le targhe-ricordo ai rappresentanti delle imprese famigliari (tra parentesi l’anno di fondazione dell’impresa): Bianchi (1920); Bianchini (1920); Bocci (1935); Borri (1932); Bovi (1931); Caporili (1916); Federico (1923); Foligno (1930); Giobbe (1930); Pierucci (1880); Sannibale (1860); Sciotti (1931); Vecchioni (1923).

Ogni premiazione è stata aperta da una breve storia delle famiglie, con ricordi e aneddoti inediti e con la proiezione di vecchie foto dei pionieri che quasi un secolo fa aprirono quei negozi diventati nel tempo una parte fondamentale di Albano, della sua storia, del suo passato, delle sue gloriose tradizioni.

Storie come quelle di Francesco Sannibale, capostipite della famosa dinastia di artigiani bottai, che nel 1860 iniziò a lavorare nel locale di piazza Pia, dove ancora oggi si può visitare la bottega museo, e che istituì la tradizione che la bottega doveva essere ereditata dal più piccolo dei figli maschi.

E ancora: le vicende della famiglia Bianchi che, a causa delle militanza del fratello di Guglielmo nel partito fascista, venne revocata la licenza della tabaccheria. Furono le testimonianze degli antifascisti albanensi a scagionare Guglielmo e a fargli restituire la licenza di vendita.

Bruno Bocci che nel 1967 fonda una società ciclistica che, grazie al compianto Bruno Monti, vincerà per alcuni anni tutte le gare del campionato veterani.

Il negozio di tessuti di Federico, la cui fama varcava i confini dei Castelli Romani e anche da Roma venivano ad acquistare le stoffe più pregiate in questo negozio di Albano.

Le tragiche vicende della famiglia Foligno che alla fine del 1938, a causa delle vergognose “Leggi razziali”, è costretta a lasciare tutti i suoi averi e a rifugiarsi a Roma. Disperato, Vito Foligno ha l’intuizione di donare tutti i suoi beni a una giovanissima farmacista, Flora Caporali. Ebbene questa giovane ragazza, alla fine della guerra, restituì tutto alla famiglia Foligno e, per questo suo nobile gesto, in Israele un “albero dei giusti” sarà presto a lei dedicato.

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