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Una sontuosa malinconia postmoderna

Una sontuosa malinconia postmoderna
Luglio 01
02:00 2008

Niké Arrighi Borghese nel suo studio (foto Moreno Maggi)Festa grande al Palazzo Borghese di Artena per la mostra delle acqueforti di Niké Arrighi Borghese dedicate a Roma, e non solo, che sono state esposte dal 24 maggio al 5 giugno nella Sala Paolo Borghese. Si tratta di un centinaio di opere scelte dal Vaticano per rappresentare la città di Roma in Australia al “WYD Sydney” (Giornata Mondiale della Gioventù di Sydney).
Paese dell’anima la Roma di Niké: una Roma classica ed insieme moderna (e anche vivacemente postmoderna), rivisitata con gli occhi di una viaggiatrice infaticabile o, meglio, di una cittadina del mondo per cui potrebbero valere le parole di Goethe: «Tutti siamo pellegrini che cerchiamo l’Italia». Molti e quasi sempre preterintenzionali i riferimenti ai grandi artisti del passato: accanto a quelli, più ovvi e dichiarati, al Piranesi, ce ne sono molti altri, subliminali, ai pittori del Grand Tour (da Fragonard a Van Wittel, Turner, Lehmann, per citare qualche nome a caso, insieme magari a quello di Goethe, sensibile paesaggista, oltre che arcinoto scrittore, e di Edward Lear, autore di Alice ma anche provetto disegnatore e delicato acquerellista). Viaggio nella memoria e nella storia, quindi, quello proposto da Niké Arrighi, nei luoghi ove, come scrive Eduard Schuré (autore, tra l’altro, di un celebre libro sui Grandi iniziati) «l’anima si smarrisce per l’abbondanza dei ricordi» e si «respira una sontuosa malinconia», mitigata e quasi interamente risucchiata da un’ironia tutta postmoderna che spesso lacera l’aura mitica con l’irruzione di una stridente e invadente contemporaneità (cartelli stradali, avvisi di lavori in corso, impalcature per restauri, mezzi di trasporto, passanti frettolosi e tumultuosi, ecc.). L’ironia, l’arte allusiva della citazione (quasi sempre abilmente camuffata), anziché cancellare i segni di quella «sontuosa malinconia», la rigenerano in atmosfere spesso enigmatiche e sottilmente simboliche. Spiazzanti ed inquietanti sono soprattutto certe vedute di Venezia: una Venezia crepuscolare, tutta nei toni del blu, già quasi inabissata con i suoi palazzi sghembi, chiusi in ragnatele di crepe, ma come sollevata ancora (per quanto, ancora?) in alto, verso stuoli angelici di nubi, da foltissimi, bianchi, impazziti voli di gabbiani. All’inaugurazione della mostra è stata inoltre presentata la cartella “Cara Pina” realizzata dall’architetto Daniele Baldassare, con il patrocinio del Comune di Frigento, per dare un decisivo impulso ad una raccolta d’arte contemporanea ­denominata “Civica Raccolta di Stampe Pina Famiglietti”, secondo un progetto elaborato da Angelo Gabbanini, maestro stampatore di Roma, per ricordare la moglie, la sua cara Pina. Molti artisti hanno aderito al progetto, tra cui Ernesto Tatafiore, Alberto Sughi, Ruggero Savinio, Antonella Cappuccio.
Interessato e partecipe il folto pubblico: quello delle grandi occasioni, in cui si notavano personalità di spicco della vita artistica e culturale, dell’aristocrazia, della politica, della magistratura e della diplomazia (tra i più “blasonati” figuravano il principe Stefano Pignatelli e la contessa Letizia Negri, tra i più “eccellenti” gli ambasciatori dell’Australia, del Giappone, del Kazakhistan, l’addetto alla cultura presso l’Ambasciata della Repubblica d’Indonesia ed inoltre l’assessore Remo Constantini, il vice-questore Francesco Mesito, ecc.). Ad allietare la serata non sono mancati gli intermezzi musicali di noti musicisti, come il compositore Luigi Esposito, e neppure i più favolosi sapori e profumi d’Oriente profusi nei suoi raffinati e fantasiosi aperitivi dalla principessina Flavia Borghese.

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