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Uno Stato assente

maggio 24
10:09 2010

L’Italia è la nazione dei politici longevi. Per chi si chiede a cosa servano è presto detto: inaugurazioni e ricorrenze. Da noi tutto si inaugura, dai centri anziani al calcio a 5 o 11 che sia, strade, chioschi e premiazioni, purché appaiano agli occhi di qualcuno. Dai Santi ai moti rivoluzionari, dal personaggio alla fondazione di… In maggio compie il compleanno la Polizia di Stato, la Polizia Penitenziaria, la tragedia di Aldo Moro. Tutti ne parlano, Presidenti e Ministri, pagine di inchiostro, encomi, promesse, numeri. Lo Stato (dei politici) celebra se stesso. Eppure la vita di tutti i giorni, dei cittadini, è assente da quanto ci viene proposto. Quello che viviamo si presenta come una condizione individuale piuttosto che sociale.
I media ci propongono più immagini di spavaldi mafiosi, che di tenaci oppositori al delinquere. La difesa di privilegi e di casta come una battaglia per i diritti dei cittadini. Allora mi chiedo: chi è Peppino Impastato? Un individuo che invece di star zitto nella sua “società” parlava? Una persona che ha deciso di farsi ammazzare (propostoci come suicidio dai responsabili delle indagini!) nello stesso giorno (9 maggio 1978) del martire Moro? O uno dei tanti fastidi dei politici e dello Stato? Qui non si fa passerella, è un’immagine scomoda, si lotta per il diritto dei cittadini liberi, non è una ricorrenza dove schierare plotoni in armi. Una notizia di quarta pagina, qualcuno lo dice sottovoce in TV, per lo stato e meglio ignorare. Il 16 si replica con ricorrenze, sfilate, passerelle di politici, è la festa della Polizia di Stato. E ancora: chissà perché oltre 100.000 persone si trovano da Perugia ad Assisi? È forse il “chocolate day”? No, solo la marcia della pace; non può interessare al TG1 ed agli altri grandi TG. Se non fosse per il TG3 e Rai News non se ne parlerebbe nemmeno.
Il Ministro degli Interni Maroni dichiara con entusiasmo: “Negli ultimi due anni le forze di polizia hanno arrestato oltre 5.300 mafiosi…“. Con questi numeri dobbiamo ritenere che la lotta alla mafia, se non risolta, vede ormai le cosche allo sbando nel territorio? Oppure dobbiamo preoccuparci, considerando le mafie padrone dei territori, nonostante tutti gli arresti? Da oltre trenta anni vengono catturati latitanti presenti nella “lista dei cento più pericolosi capi mafiosi”, ma, se sono sempre cento, forse c’è qualche piccolo problema da risolvere.
Chissà, forse la mafia si potrebbe combattere anche con il lavoro, dando dignità alle persone, non regalando miliardi alla FIAT che chiude gli stabilimenti. Si potrebbero schierare magistrati non collusi con la mafia, ma protetti e difesi dallo Stato. Basterebbe la certezza della pena, e non i cavilli faziosi di avvocati e leggi equivoche. Lavoro e sviluppo, senza fuga e migrazione dal territorio, sono gli investimenti necessari per un futuro indipendente dalla criminalità. Questi erano gli obiettivi di Peppino Impastato, questi sono gli obiettivi delle associazioni che ancora oggi sono presenti nel comune di Cinisi, e che oggi gestisce la “casa dei mafiosi” per attività sociali. Questi sono gli obiettivi di “Libera”, l’associazione preseduta da don Luigi Ciotti con l’obiettivo di denuncia contro le mafie, e per l’utilizzo dei beni sequestrati ai mafiosi. Questi ideali portano “Libera” in prima fila ad Assisi.
Di questi cittadini lo Stato non parla, non li commemora, ne comunica l’esistenza per una semplice ragion di Stato. Sono migliaia le vittime della mafia, altrettante quelle che vivono nascoste per le minacce di morte. Questo piccolo esercito aspetta uno Stato di giustizia che gli consenta di camminare liberamente lungo le strade. Lo Stato contro la mafia ha i piedi d’argilla. Leggi con cavilli burocratici che le rendono troppo lente per aggredire il vorticoso business mafioso. La presenza delle associazioni nel territorio è di fondamentale importanza, per gestire il presente e per ricordare il passato. La nostra solidarietà è spesso poca cosa. Un obiettivo ci accomuna, non possiamo non credere nel futuro.

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