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Velletri2030 News – ECONOMIA CIRCOLARE

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Velletri2030 News – ECONOMIA CIRCOLARE

dicembre 02
20:18 2018

La filiera del riciclo è il cuore della nuova economia circolare. Ma non è tutto.  L’idea di chiudere il cerchio: dall’economia lineare dello spreco all’economia circolare della rivalorizzazione è al centro di ogni buona Amministrazione.

Sulla scorta del pacchetto europeo relativo alle politiche per l’Economia Circolare e in particolare alle politiche per i rifiuti e i prodotti del dicembre 2015 e di una serie di altre iniziative internazionali in ambito Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico – OCSE, United Nations Environment Programme – UNEP, e G7, anche in Italia  come altri Paesi europei  il Ministero dell’Ambiente e il Ministero dello Sviluppo Economico hanno pubblicato nel corso del 2017 un documento di orientamento “Verso un modello di economia circolare per l’Italia”, che è stato sottoposto ad una ampia consultazione pubblica (conclusa nella seconda metà del 2017), a suo tempo portato all’attenzione di tutti i partecipanti Velletri 2030.

L’Economia Circolare in Italia vale oggi  88 miliardi di fatturato, 22 miliardi di valore aggiunto, ovvero  l’1,5% del valore aggiunto nazionale. Numeri che sostanzialmente  equivalgono a quelli di tutto il settore energetico nazionale o di un settore industriale storico come quello dell’industria tessile, non  molto distante dal valore aggiunto dell’agricoltura. Un settore che   impiega oltre 575mila lavoratori. A scattare la fotografia è  l’indagine ”L’Economia Circolare in Italia – la filiera del riciclo asse portante di un’economia senza rifiuti’‘ di Ambiente Italia, risultato del lavoro del Gruppo Riciclo e Recupero del Kyoto Club. Lo studio, commissionato da CONAI con i Consorzi Nazionali per il   Riciclo degli Imballaggi (Cial, Comieco, Corepla e Ricrea) e dal  Gruppo Cap, il gestore del servizio idrico della città metropolitana  di Milano, presenta un’analisi completa sull’effettiva diffusione nel nostro Paese di un sistema industriale, produttivo e sociale non più votato allo spreco ma alla circolarità di beni e prodotti. La gestione del ciclo di vita dei prodotti e del ciclo di vita dei rifiuti, spiega la ricerca presentata lo scorso 29 Novembre, sono nel cuore dell’economia circolare,  tanto che essa non riguarda solo ciò che succede dopo la produzione e  il consumo di un bene ma parte dalla progettazione a monte di un  sistema più efficiente riguardo all’uso di risorse. Il Rapporto è scaricabile da:

http://www.comieco.org/allegati/2018/11/economia-circolare_executive-summary_novembre-2018_175369.pdf

Viene invece dal Circular Economy Network (il think tank promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo sostenibile assieme a 13 aziende e organizzazioni di   impresa), il Rapporto “Potenzialità e ostacoli per l’economia circolare in Italia“, presentato lo scorso 22 Novembre in occasione della prima edizione delPremio Nazionale dedicato alle Startup dell’Economia Circolare in Italia, scaricabile da:

https://circulareconomynetwork.it/wp-content/uploads/2018/11/Potenzialit%C3%A0-e-ostacoli-per-leconomia-circolare-in-Italia.pdf

Maggiore occupazione e incrementi di fatturato per molti settori produttivi; minore spesa pubblica e riduzione della produzione dei rifiuti. Tutto grazie all’Economia Circolare. Nel dettaglio dell’analisi, che cerca di armonizzare dati contenuti in diversi studi, in termini di posti di lavoro, scelte coerenti con quello che le direttive europee impongono ai Paesi possono garantire almeno 50mila occupati aggiuntivi. Solo per il raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio recentemente approvati dalla UE – si legge –   si aggiungerebbero 23.000 posti di lavoro nell’ambito della gestione  dei rifiuti; nel settore della bioeconomia al 2020 in Europa è  previsto un incremento complessivo di 90.000 posti di lavoro (di cui  circa 11.000 in Italia). Politiche mirate al prolungamento della durata dei prodotti garantirebbero maggiore fatturato a vari settori. Come per quello della conservazione, riparazione e affitto dei beni e della compravendita di prodotti: un incremento dell’1% di queste attività genererebbe un mercato aggiuntivo di quasi 1,2 miliardi in Italia. Anche il fatturato della bioeconomia avrebbe un grande sviluppo: al 2020 è prevista una crescita europea di 40 mld. La spesa pubblica potrebbe diminuire ampliando il sistema degli acquisti verdi della pubblica amministrazione: lo Stato potrebbe risparmiare fino al 6% della propria spesa se applicasse su   larga scala gli appalti verdi. L’indice di efficienza dell’uso delle  risorse potrebbe aumentare del 6,5%, riducendo il fabbisogno di  materia prima di circa 30 milioni di tonnellate all’anno. Infine, i nuovi obiettivi indicati dall’Europa con il pacchetto dell’Economia Circolare consentiranno di riciclare oltre 7 milioni di tonnellate di rifiuti urbani e di imballaggio in più rispetto al 2016,  evitando la discarica o l’incenerimento; gli stessi obiettivi consentiranno di ridurre le emissioni di Co2eq di circa 10 Mt/a, pari al 2,3% delle emissioni totali dell’Italia.  Il pacchetto dell’Economia Circolare ci obbliga a ridurre la   produzione di rifiuti, e ad arrivare a una quota di riciclo di almeno il 65% per i rifiuti urbani: un cambiamento epocale sia per i cittadini che per le imprese. A Velletri la raccolta differenziata porta a porta è già a circa il 78%, come si legge dal sito Volsca Ambiente SpA. Almeno in questo siamo tra i primi. Riduzione degli sprechi alimentari e dell’usa e getta, azioni per allungare la vita dei prodotti, per migliorarne la riparabilità e facilitarne la rivendita dovranno diventare obiettivi comuni, così come l’adozione di politiche che accrescano il riciclo della materia, l’aumento della raccolta differenziata, le tecnologie innovative. È per questo che una delle prime attività del Circular Economy Network è quella di premiare chi ha idee e progetti nuovi e li sta mettendo in atto. Una bella occasione per la realtà dell’imprenditoria giovanile di Velletri.

Il concorso “Storie di Economia Circolare“, voluto da Ecodom, è collegato al primo Atlante Italiano di Economia Circolare, che ha mappato in meno di un anno oltre 160 esperienze attive in Italia. L’agroalimentare in tutte le sue declinazioni è stato al centro di molti dei racconti in concorso, la cui premiazione avverrà martedì 11 dicembre a Roma, Acquario Romano. “Nel processo di mappatura delle realtà italiane ci siamo resi conto che l’agroalimentare rappresenta una delle espressioni più naturali di economia circolare: food sharing contro lo spreco alimentare, filiere agroalimentari circolari, cibo recuperato, tutela del km zero sono solo alcuni esempi” – afferma Giorgio Arienti, direttore generale di Ecodom – “Questo dimostra che l’Italia è un Paese capace di valorizzare le risorse del suo territorio privilegiando un modello rigenerativo che punta alla circolarità: è quello che vogliamo raccontare con la nostra piattaforma.” In finale, selezionate da una giuria di esperti e di pubblico, sono arrivati 160 progetti. Per idee e dettagli, consultare il sito web http://www.economiacircolare.com/

L’Economia Circolare costituisce un capitolo importante del più generale Rapporto “Relazione dello Stato della Green Economy 2018” presentato a Novembre nella giornata inaugurale degli Stati Generali della Green Economy ad Ecomondo e scaricabile da:

http://www.statigenerali.org/cms/wp-content/uploads/2018/11/Relazione_sullo_stato_della_green_economy_in_Italia_2018.pdf

Nell’edizione 2018 particolare attenzione viene riservata ai problemi occupazionali: formazione di nuovigreen job e perdite di posti di lavoro nella trasformazione.  “L’Italia non è all’anno zero in green economy” ha sottolineato Sergio Costa, ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. “Investire in green economy significa fare economia circolare e l’economia circolare deve sostituire l’economia lineare perché le risorse non sono illimitate. I vantaggi economici di questi investimenti green sono molteplici”secondo Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile. “Il primo riguarda i costi evitati dell’inquinamento e di altri impatti ambientali; il secondo la capacità di queste scelte green di attivare, con investimenti pubblici, effetti moltiplicatori anche di quelli privati; il terzo vantaggio sta nella capacità di utilizzare e promuovere innovazione, diffusione di buone pratiche e buone tecniche”.

Il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (United Nations Environment Programme – UNEP) afferma che la green economy è un generatore netto di posti di lavoro di qualità (decent), salari adeguati, condizioni di lavoro sicure, stabilità del posto di lavoro, ragionevoli prospettive di carriera e diritti per i lavoratori. L’occupazione è uno dei target principali della green economy. In Italia i settori a più alto coefficiente occupazionale, considerando gli ultimi cinque anni, sono le fonti rinnovabili con il 32% del totale degli occupati (circa 702mila posti di lavoro diretti e indiretti), seguiti dall’agricoltura biologica e di qualità con il 18% del totale degli occupati (circa 393mila posti di lavoro, in questo caso solo diretti), dalla rigenerazione urbana con il 12% (circa 255mila posti di lavoro), dall’efficientamento degli edifici con il 9% (oltre 197mila occupati); dalla riqualificazione del sistema idrico con l’8%  (circa 178mila posti di lavoro), dalla bonifica dei siti contaminati con il 5% (circa 117mila posti di lavoro). Completano il quadro, il settore rifiuti incentrato sul passaggio dall’economia lineare a quella circolare con il 5% degli occupati, la mobilità sostenibile e l’eco-innovazione entrambe con il 2% di posti di lavoro e infine la prevenzione del rischio idrogeologico con lo 0,7% degli occupati.

Si terrà a Roma il prossimo 3 Dicembre la prima Conferenza annuale della Piattaforma Italiana per l’Economia Circolare (ICESP), iniziativa gemella di quella europea (ECESP – European Circular Economy Stakeholder Platform).

Con un certo orgoglio, Velletri 2030 può vantarsi di aver trattato ampiamente il tema dell’Economia Circolare nel Rapporto “Velletri 2030 – Un idea di futuro sostenibile- ed. 2017“, e poi a più riprese nelle News, anticipando di qualche anno il dibattito oggi sulle prime pagine di tutti i quotidiani, senza condizionamenti ideologici.

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