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Viticoltura bio in crescita, focus tecnico alla FEM su difesa e sostenibilità

Viticoltura bio in crescita, focus tecnico alla FEM su difesa e sostenibilità
Agosto 04
16:59 2022

San Michele all’Adige, giovedì 4 agosto 2022
Grande partecipazione di viticoltori e operatori del settore oggi alla FEM per l’incontro sul
biologico realizzato in collaborazione con il Centro Laimburg
Viticoltura bio in crescita, focus tecnico alla FEM su difesa e sostenibilità
Il Trentino è fra le province italiane con una maggiore incidenza della superficie a vite per
uva da vino coltivata con metodo biologico (13,3%). Nel 2021 ha raggiunto i 1368 ettari con
un ulteriore incremento di 66 ettari rispetto al 2020 delle superfici certificate biologiche e
in conversione.
Difesa e sostenibilità in viticoltura biologica sono i temi approfonditi, oggi, alla
Fondazione Edmund Mach nell’ambito del tradizionale incontro annuale dove sono state
presentate le prove sperimentali in corso a San Michele e realizzato in collaborazione con
il Centro di sperimentazione Laimburg.
In apertura Claudio Ioriatti, dirigente del Centro Trasferimento Tecnologico FEM, ha evidenziato
che il consumo di vino biologico a livello mondiale è più che raddoppiato negli ultimi 10 anni e
rappresenta ora il 3,5% del consumo totale. Tale evoluzione è stata sorretta da una costante
espansione della superficie destinata alla viticoltura biologica che nel 2019 (ultimi dati disponibili)
ammontava a 470 mila ettari, di cui circa 400 mila solo in Europa (11,4% della superficie vitata),
continente nel quale Italia, Francia e Spagna si contendono il primato con circa 100 mila ettari a
testa.
L’incontro, moderato da Daniele Prodorutti, responsabile dell’Unità agricoltura biologica, un
gruppo di lavoro che conta 14 persone dedicate alla sperimentazione e consulenza sul biologico,
ha visto intervenire tecnologi e tecnici (Roberto Lucin, Raffaella Morelli, Roberto Zanzotti per
FEM e Simona Castaldi dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli) sui controlli e
sulla situazione fitosanitaria nelle aziende biologiche del Trentino, sui dosaggi di rame con i
risultati del progetto Intaviebio, sull’impronta ambientale in viticoltura con i sistemi a confronto. Si
è parlato anche di gestione sostenibile degli agroecosistemi con il caso studio in un’azienda
biologica del Garda.
Difesa da peronospora, oidio e focus sul rame
Per quanto riguarda la difesa è stato fatto il punto sulla situazione fitosanitaria 2022 nelle aziende
biologiche trentine. Le infezioni primarie di peronospora, come nel 2021, non sono risultate
aggressive nelle zone di fondovalle, mentre si osserva una maggiore gravità degli attacchi di
questo patogeno nelle zone tardive e di montagna. La scarsità di precipitazioni e bagnature
fogliari osservate in luglio hanno impedito quasi ovunque lo sviluppo di infezioni secondarie di
peronospora. L’oidio è comparso precocemente, ma la pressione della malattia è aumentata
significativamente sui testimoni non trattati solo nella seconda metà di luglio.
La difesa fitosanitaria consigliata alle aziende viticole biologiche, basata su rame e zolfo, ha
permesso di mantenere grappoli sani per la quasi totalità delle situazioni, restando al di sotto del
limite massimo di rame metallo annuo previsto dal regolamento europeo. La flavescenza dorata
si conferma una problematica molto seria, la cui gestione richiede massima attenzione da parte
di tutto il comparto. Luglio è stato tra i mesi più asciutti e caldi degli ultimi anni: da segnalare
molte situazioni di stress idrico e termico in vigneti di fondovalle e collina, soprattutto in terreni
poco profondi e/o con mancanza di irrigazione.

Sono stati, inoltre, presentati i risultati delle prove in campo presso i vigneti della Fondazione
Mach finalizzati al controllo della peronospora e dell’oidio. Particolare attenzione è stata dedicata
al rame, principio attivo impiegato principalmente nel prevenire le infezioni di peronospora, ed
attualmente limitato per legge a 28 kg/ha nell’arco di 7 anni. Per tale motivo il viticoltore biologico
è chiamato a razionalizzare gli input, impiegando bassi dosaggi di rame.
Sono stati presentati i risultati del progetto INTAVIEBIO, finanziato dal PSR Friuli-Venezia Giulia,
che mira a ridurre l’uso del rame in viticoltura biologica. In questo progetto è stata verificata
l’efficacia di alcuni sali rameici a diversi dosaggi di applicazione in condizioni controllate di
laboratorio.
Sostenibilità: studi di impronta ambientale, effetti positivi del sovescio e del curetage
La seconda parte della mattina ha previsto un approfondimento sul tema della sostenibilità. Sono
stati presentati i risultati di uno studio di “impronta ambientale” in viticoltura (impronta di carbonio,
idrica, di azoto, indici di biodiversità e di qualità del suolo). La collaborazione scientifica tra
Fondazione Mach, Università della Campania e Università della Tuscia ha dato l’opportunità di
dimostrare come l’uso integrato di tali indici possa aiutare gli agricoltori ad evidenziare la
maggiore sostenibilità di buone pratiche, ad esempio la gestione biologica rispetto a quella
convenzionale in vigneti sperimentali della Fondazione Mach.
Infine, è stato presentato un progetto per la gestione sostenibile in viticoltura che nasce dalla
collaborazione tra FEM e le aziende biologiche Pratello e Mille1 (Padenghe sul Garda, BS). Con
un approccio multidisciplinare si è puntato al miglioramento dei cicli produttivi mediante l’utilizzo
di pratiche agronomiche sostenibili, il mantenimento della fertilità e della biodiversità dei suoli e il
potenziamento della resilienza dei sistemi produttivi ai cambiamenti climatici. Nell’ambito del
progetto è stato valutato l’effetto del sovescio sulla nutrizione dei vigneti, che ha mostrato il suo
contributo nel miglioramento della fertilità chimica e biologica del suolo coadiuvando la
mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici.
Nei vigneti della FEM, infine, è stata presentata la prova di curetage, operazione meccanica che
prevede l’asportazione del legno cariato per mezzo di piccole motoseghe, eseguendo delle
incisioni più o meno profonde nei ceppi di vite. Questa tecnica permette di ridurre la
manifestazione dei sintomi di mal dell’esca.
sc
Fotoservizio e filmato a cura dell’Ufficio Stampa FEM
Interviste
Claudio Ioriatti
Raffaella Morelli

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