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Placido Martini e Mario Intreccialagli, martiri delle Fosse Ardeatine

Febbraio 20
16:36 2026

Memoria diffusa e politiche del ricordo: Placido Martini e Mario Intreccialagli, martiri delle Fosse Ardeatine e l’orizzonte delle pietre d’inciampo

 
Introduzione

Il 24 marzo 1944, a Roma, 335 persone furono fucilate nelle cave di pozzolana lungo la via Ardeatina dalle truppe di occupazione tedesche in rappresaglia per l’attentato partigiano di via Rasella. Questo evento – noto come l’eccidio delle Fosse Ardeatine – è uno dei momenti più tragici della Resistenza italiana e dell’occupazione nazista della capitale.

Tra le vittime vi sono anche due concittadini di Monte Compatri (Lazio): l’avvocato e antifascista Placido Martini (1879-1944) e l’artigiano Mario Intreccialagli (1921-1944). La loro storia si intreccia con le complesse dinamiche della Resistenza romana e con la costruzione di una memoria civica e collettiva nel secondo dopoguerra.

Profili biografici e percorsi di resistenza

Placido Martini nacque a Monte Compatri il 7 maggio 1879. Avvocato, ex sindaco del suo paese e figura attiva nella massoneria e nell’opposizione antifascista, militò con impegno nella Resistenza romana dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Fondò l’Unione Nazionale della Democrazia Italiana e guidò gruppi partigiani della Brigata “Vespri”. Conseguentemente alla delazione fu arrestato il 22 gennaio 1944, torturato nella prigione di via Tasso e, infine, fucilato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944. Per il suo contributo all’antifascismo gli fu conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.

Intrepido ed infaticabile combattente nella lotta armata contro gli oppressori nazi-fascisti, esponente del fronte clandestino romano, fu esempio costante ed eroico ai suoi uomini. Ricercato dal nemico, arrestato, seviziato, andò impavido verso la morte con la visione di quella grande Patria libera che fu il sogno di tutta la sua vita. Fosse Ardeatine (Roma), 24 marzo 1944.

Mario Intreccialagli, nato a Monte Compatri il 2 aprile 1921, era un calzolaio a Roma e militante del Partito d’Azione. Pur non essendo un quadro centrale della Resistenza romana, entrò nelle maglie del rastrellamento nazista dopo l’attentato di via Rasella ed è ricordato come esempio di cittadino che, “per caso e per destino”, finì vittima della brutalità nazista.

Le loro vite rappresentano dunque due profili complementari di resistenza: l’intellettuale e l’artigiano, il politico e il “comune”, vittime insieme di una violenza indiscriminata e punitiva.

Luoghi della memoria e commemorazioni pubbliche

Nel dopoguerra, la memoria delle vittime dell’eccidio è stata istituzionalizzata attraverso il Mausoleo delle Fosse Ardeatine a Roma, luogo sacro di commemorazione nazionale e internazionale.

A Montecompatri, la comunità locale ha progressivamente costruito un arazzo commemorativo diffuso attraverso:

  • Una stele commemorativa posta il 24 marzo 1975 dal Comune, sotto il Palazzo Comunale, in memoria di Martini e Intreccialagli.
  • Intitolazioni toponomastiche (vie dedicate ai due martiri).
  • Eventi civici e culturali in occasione delle ricorrenze del 24 marzo.
  • Convegni e pubblicazioni dedicate alla figura di Intreccialagli e alla memoria della Resistenza locale.

Queste forme di commemorazione rivelano il ruolo delle comunità locali nella public history: luoghi quotidiani e spazi pubblici diventano vettori di memoria collettiva, oltre ai grandi sacrari nazionali.

Pietre d’inciampo: memoria diffusa nello spazio urbano

Il progetto delle pietre d’inciampo (Stolpersteine), ideato dall’artista tedesco Gunter Demnig negli anni ‘90, propone un modello di memoria diffusa: piccole lastre di ottone incastonate nel selciato davanti all’ultimo domicilio conosciuto delle vittime del nazismo. Ogni pietra porta il nome, la data di nascita e il destino della persona ricordata, trasformando la vita urbana quotidiana in un luogo di riflessione e memoria.

In diverse città italiane, Roma compresa, sono state installate centinaia di pietre d’inciampo per vittime della persecuzione nazista e fascista.

Nel contesto di Monte Compatri e dell’area dei Castelli Romani, l’introduzione di pietre d’inciampo dedicate a Martini e Intreccialagli potrebbe rappresentare un passo ulteriore verso la democratizzazione dello spazio memoriale: differenziando la memoria nazionale dai percorsi di memoria urbana e personale.

 

Conclusione: tra public history e didattica della memoria

Le biografie di Placido Martini e Mario Intreccialagli, contestualizzate nel quadro più ampio dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, sono esempi emblematici di come la violenza politica e la repressione si traducano in vulnerabilità individuali e collettive. La narrazione storica, combinata con interventi di memoria pubblica come le pietre d’inciampo, consente di articolare una storia pubblica partecipata: non solo monumenti alti o cerimonie istituzionali, ma piccoli segni disseminati nel tessuto urbano che stimolano quotidianamente la riflessione sul passato e i suoi legami con il presente.


Bibliografia

Fonti primarie e generali

  • Eccidio delle Fosse Ardeatine, voce su Wikipedia. (Wikipedia)
  • Placido Martini, voce su Wikipedia. (Wikipedia)
  • Materiali comunali di Monte Compatri (stele, cerimonie, convegni). (Notizie in Controluce)

Studi e testi consigliati

  • Francesco Guida, Placido Martini. Socialista, massone, partigiano (2016).
  • Ugo Mancini, Lotte contadine e avvento del fascismo nei Castelli Romani, Armando Editore.
  • Robert Katz, Morte a Roma (sulla storia delle Fosse Ardeatine).
  • Adachiara Zevi, Monumenti per difetto: dalle Fosse Ardeatine alle pietre d’inciampo, Donzelli (2014).
  • Letteratura su pietre d’inciampo/Stolpersteine in Italia (censimenti e case studies)
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