Quando la cultura diventa vita, in ricordo di Maria Rita Parsi
Di Fabio Salvatore
Ci sono incontri che non salvano solo un percorso terapeutico, ma una persona intera. Per me, questo è stato l’incontro con Maria Rita.
Nell’agosto del 2023, in uno dei momenti più fragili della mia esistenza, segnato da un divorzio doloroso, da un precedente percorso oncologico e dalla convivenza quotidiana con la fibromialgia, Maria Rita ha rappresentato un punto di tenuta essenziale, capace di tenere insieme cuore, anima e mente quando tutto rischiava di cedere.
Il primo incontro pubblico
Prima di allora, i nostri incontri erano avvenuti soprattutto in ambito pubblico e televisivo, in particolare nel salotto di Eleonora Daniele, luogo di ascolto e confronto che oggi sento di abbracciare ancora più forte, con gratitudine e affetto.
Oltre il perimetro clinico
Nel rapporto tra paziente e terapeuta esistono, in rari casi, legami che superano il perimetro clinico e diventano accompagnamento umano profondo.
In quel periodo non ero soltanto un paziente, ma una persona smarrita, provata nel fisico e nello spirito, priva di orientamento e di fiducia. La sofferenza interiore aveva assunto i contorni di una vera e propria malattia dell’anima, intrecciandosi con il peso della malattia fisica e del dolore cronico.
Maria Rita mi ha preso per mano con una presenza costante, rigorosa e profondamente umana. Ha saputo unire competenza professionale e cura autentica della persona, senza giudizio e senza scorciatoie.
Nei passaggi più estremi
È stata accanto a me nei momenti più complessi, aiutandomi a sostenere il peso della malattia, delle fratture affettive e della solitudine.
Nei passaggi più estremi, quando il buio interiore era diventato insostenibile e la tentazione di rinunciare alla vita si era fatta concreta, il suo accompagnamento è stato decisivo.
Con ascolto, fermezza e una presenza di tipo materno, mi ha aiutato a comprendere cosa sia davvero l’amore: non come concetto astratto, ma come atto continuo di responsabilità, contenimento e restituzione di dignità.
Oggi
Oggi resto con un dolore profondo e con uno smarrimento che non ha ancora parole. L’assenza di un riferimento così essenziale lascia un vuoto difficile da nominare e da abitare. Continuare il cammino senza quella presenza richiede un coraggio che, in questo momento, faccio fatica a riconoscere come mio.
Scrivo da questo punto di frattura, con gratitudine e con ferita aperta, affidandomi a ciò che mi è stato consegnato e che resta, anche quando tutto sembra mancare.
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