SOGNO DI UN CUORE (ALLEGRO)
Un volume di liriche che è al pari di un piccolo cammeo. Un volume di liriche che non può non trovare un suo comodo spazio nella borsa di un lettore, del lettore che ama le “cose” buone e scritte bene. E così che si dischiude la raccolta poetica e non solo di Marta D’Orazio dal titolo “Sogno di un cuore (Allegro)”. Il dominio della penna e quello delle parole si incontrano in un campo narrativo di particolare fattura. Incisione di lettere al pari di un ricamo. Un filo del raccontare (non importa se sentimenti, emozioni, pensieri, munificenza dialettale, riflessioni parimenti filosofiche…) che si dipana come il famoso filo nel labirinto mitologico. Un andare dell’essere nell’essere e nel circostante, giù nella profondità heideggeriana per poi risalire alla luce ed al suo caldo e morbido respiro primaverile, della Vita che si muove al nuovo ed al ricordo, dopo ‘si tanto freddo e piovoso silenzio. “Tepore del corpo/Triplice alleanza di mondi/Forme cangianti/sotto un unico cielo” (cit. “Sotto un unico cielo”) si presenta al pari di un haiku occidentale che respira, però, di quella perfetta brevità e suggestione orientale e che cadenza il ritmo dell’immenso nell’attimo perpetuo. Non è contenuta nella raccolta ma di grande emozionalità una lirica dedicata, interamente, alla casa del suo cuore, lasciata per nuovi lidi. Di una bellezza ed intensità che rende l’antica abitazione una persona con la quale salutarsi e stringere un patto di eternità nei ricordi e nei respiri. Il pregio di Marta è proprio quello di sapere cogliere quegli attimi perfetti e “lavorarli” nella loro fruibilità. E qui non può non mancare il richiamo di inchiostro con la scrittura luminosa dell’impeccabile poetessa statunitense Emily Dickinson ed a quel taglio vivo, disincantato e scanzonato, a metà tra il Belli ed il Trilussa, delle sue poesie in romanesco. Ancora un verso: “… Infinto vagar d’Essenza…” (cit. da “Lento mutar di forme”) che è come una bussola, come quella bussola che guida ogni singolo essere nella sua essenza ed esistenza. Soleva l’immenso Giorgio Caproni: “Buttate pure via/ogni opera in versi o in prosa./Nessuno è mai riuscito a dire/cos’è nella sua essenza, una rosa”. (cit. “Concessione”). Ed è proprio questo andare, cercare ed ogni volta dire e ridire che dà e fa del volume una buona lettura e che trova, alfine e veramente, il suo comodo spazio (quello iniziale) nella borsa di ogni lettore.





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