SOLTANTO MARANZA O ADOLESCENTI IMBIZZARRITI
Plotoni di veterani di una guerra che non è mai stata loro, mettono in live una violenza grezza, mollette e bastoni la fanno da padrone, in gruppo accerchiano la vittima, indifesa, innocente. Rimane il sangue e le urla inascoltate, una solitudine imposta che attraversa ancora più a fondo delle ferite ricevute. In questo andirivieni di emozioni raccattate a basso prezzo perché sconosciute, ci si incontra per fare rumore, per le nocche infrante sui denti, le lame che tagliano la carne, le tasche gonfie di vento. Le impronte sui detriti lasciati alle spalle, ci parlano di azioni disturbanti, inaccettabili per la spietatezza elargita a piene mani. Migranti 3.0, maranza d’importazione, gli imputati facili da esibire, condannare, carcerare, eppure c’è un incremento di follia autoctona, di asini de noantri a fare diventare i giorni più pesanti. L’uso ricorrente nei media dell’espressione baby gang ogni volta che i ragazzi sono protagonisti di comportamenti devianti, non aiutano a fare chiarezza, le etichette contano poco, anzi pochissimo, come i pregiudizi a priori, che non rendono meno grave la situazione, anzi ne acuiscono l’intolleraanza al rispetto delle regole, quali uniche e vere salvavita, al punto da fare indossare agli adolescenti più esposti le casacche scarlatte dei comportamenti prepotenti e violenti. La richiesta di sicurezza nei riguardi dei propri figli, di giustizia per quanti ne rimangono dissanguati, di legalità dipinta con il pennarello che scolora, non creda serva a molto se intesa con il solo ricorso del carcere minorile, già allo stremo per i tanti accessi con le nuove normative entrate in vigore. Questo problema che assilla un giorno si e l’altro pure, non è più circoscrivibile ai soli maranza in circolazione, bensì alle scorribande di italianissimi grissini che si spezzano al primo imbocco, ma che sfogano il vuoto di senso che li circonda facendo del male ai più deboli, agli incolpevoli. Un grande educatore diceva” i giovani è vero a volte fanno del male, ma sognano di fare del bene”. Per vincere quella sfida educativa tanto decantata, ho l’impressione occorra impegnarsi concretamente in alternative all’assenza di opportunità, per non avere a che fare con i soliti “nemici” con cui fare a botte per non essere disarcionato dal piedistallo di cartone creato a misura.






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