Le proteste in Italia contro i gruppi di tortura di gatti online dalla Cina
Stop ai gruppi di tortura di gatti online dalla Cina: le proteste di gennaio a Roma e Milano

La rete internazionale di torturatori di gatti in Cina che filmano, pubblicano e vendono i relativi filmati su app di messaggistica crittografate end-to-end a partire da Telegram, per poi essere condivisi su altre piattaforme social come X, Instagram e Facebook, è sempre più nota.
La Coalizione contro la crudeltà sugli animali nei social media (SMAC), fondata nel 2020 dai membri dell’Asia for Animals Coalition, spiega cosa sono gli anelli di tortura per gatti sul sito https://www.endcrueltyonline.com/cat-abuse, specificando che non si tratta di un fenomeno isolato o casuale, ma che fa parte di una crescente economia sotterranea di crudeltà, alimentata da clic, curiosità e talvolta commissioni; sottolinea l’impatto psicologico dannoso della visione della tortura dei gatti, soprattutto sui bambini (la ricerca ha dimostrato che l’esposizione alla crudeltà sugli animali può portare a comportamenti antisociali o violenti in futuro), e spiega come segnalare alle piattaforme contenuti di crudeltà sugli animali, oltre a dare la possibilità di segnalare gli stessi attraverso la stessa Colazione compilando un modulo di contatto. Human World for Animals (ex HSI), un’associazione internazionale che gestisce progetti in oltre 50 Paesi per affrontare le più radicate forme di sfruttamento e crudeltà nei confronti degli animali, fra cui il commercio di carne di cane e gatto, è uno dei membri della coalizione SMAC come anche RSPCA (la più antica e grande organizzazione britannica per la protezione degli animali).
Sorprende, tuttavia, sapere che diversi utenti della stessa RSPCA hanno adottato gattini per torturarli, come documentato dalla BBC nel corso dell’inchiesta giornalistica, avviata dopo la condanna di due adolescenti che a maggio 2025 hanno torturato e ucciso due cuccioli di gatto in un parco a Londra. Ciò vuol dire che qualcosa, nella fase di preaffido o affidamento preadottivo, non ha funzionato. In un precedente articolo è stata sottolineata l’importanza di fare molta attenzione alle persone alle quali si affida un animale e sono state fornite alcune specifiche indicazioni da utilizzare per affidare un gatto ad un interessato. Si veda per questo il link: https://www.controluce.it/dalla-cina-una-rete-globale-di-video-di-torture-di-gatti/.
Il contesto legale
Lo stesso sito www.endcrueltyonline,com dedica un’interessante area al Contesto legale spiegando, innanzitutto, che alcuni paesi non dispongono ancora di “una legislazione nazionale che criminalizzi la crudeltà verso gli animali, rendendo difficile o impossibile l’azione penale. Anche quando gli abusi vengono denunciati dai media, dagli attivisti o dall’opinione pubblica, le autorità possono citare lacune nella legge o nella giurisdizione come motivi per non agire. Al contrario, un numero crescente di paesi ha iniziato ad approvare leggi per criminalizzare la crudeltà online e rafforzare l’applicazione della legge, comprese disposizioni per perseguire i responsabili e rimuovere i contenuti dannosi. Alcuni paesi hanno introdotto nuove misure. L’Online Safety Act (2024) del Regno Unito e il Digital Services Act dell’UE ora impongono alle piattaforme di rimuovere i contenuti relativi alla crudeltà verso gli animali, pena pesanti sanzioni. Anche la versione aggiornata dell’Animal Protection Act di Taiwan obbliga le piattaforme a collaborare alle indagini”.
Chen, l’attivista intervistato dalla CNN, riferisce che in Cina, nonostante le restrizioni su Internet siano tra le più rigide al mondo, i censori raramente rimuovono i contenuti che mostrano torture sui gatti. “La censura cinese sui contenuti politici e sulla pornografia è molto severa, ma per quanto riguarda gli abusi sugli animali, non è stata praticamente stabilita alcuna soglia”. Diversamente, negli ultimi anni, altri Paesi con leggi contro la crudeltà sugli animali hanno arrestato numerosi torturatori di gatti, tra cui Stati Uniti, Canada e Turchia. L’FBI ha recentemente effettuato numerosi arresti in relazione ad abusi sui gatti, tra cui nello Utah, nel Wisconsin e in Texas.
II disegno di legge a tutela degli animali in Cina
La CNN riporta le parole di Peter Li, professore di politica dell’Asia orientale presso l’Università di Houston-Downtown e specialista di politica cinese per l’associazione Humane Society International (HSI, ora Human World for Animals): egli afferma che “la Cina è l’unico grande paese industrializzato a non avere leggi anti-crudeltà esaustive. È ora che la Cina adotti una legge contro la crudeltà”. Li ha ammesso che si tratta di “una questione politicamente impegnativa”. Inoltre, ha affermato che negli ultimi due decenni sono state presentate numerose proposte al parlamento fantoccio cinese, l’Assemblea nazionale del popolo, ma non sono mai andate avanti, in parte a causa del timore che potessero ostacolare l’industria agricola e a causa di una mancanza culturale di preoccupazione per il benessere degli animali tra le generazioni più anziane della Cina. Tuttavia, “con il crescente numero di animali domestici in Cina, che superano i 120 milioni solo nelle aree urbane, la pressione per legiferare sulla protezione degli animali, soprattutto da parte dei proprietari più giovani, probabilmente non farà che aumentare”. Oltre alla sofferenza degli animali, Li afferma che permettere a questa tendenza di degenerare avrebbe anche “ampie conseguenze sociali”. “Si incoraggerebbe il comportamento imitativo”. “La maggior parte del pubblico è composta da giovani, che ne risulterebbero desensibilizzati”.
FG riferisce che il 26 novembre 2025 in Cina, come avviene ogni anno su specifiche tematiche di interesse nazionale, sono state effettuate delle votazioni per un Disegno di Legge che mira ad adottare e far applicare leggi specifiche contro la crudeltà sugli animali: per la prima volta 4 milioni di persone hanno votato per il sì e 80.000 hanno votato per il no. A tale votazione tutto il mondo ha potuto prendere parte inviando formale richiesta online e risulta evidente che gli 80.000 siano stati cittadini cinesi, probabilmente commercianti di animali. E’ comprensibile che una generica legge a tutela degli animali, a scapito dei commercianti che vivono degli allevamenti per il consumo umano di cani e gatti, possa essere difficilmente approvata. A tal proposito è opportuno citare associazioni animaliste come Human World for Animals (ex HSI), un’associazione internazionale che gestisce progetti in oltre 50 Paesi per affrontare le più radicate forme di sfruttamento e crudeltà nei confronti degli animali, fra cui il commercio di carne di cane e gatto: essa combatte tali crudeltà usando uno specifico programma ovvero una strategia pacifica chiamata “Models for Change”: aiuta concretamente i proprietari dei macelli a cambiare lavoro chiudendo gli allevamenti di animali e dedicandosi ad esempio alla coltivazione del prezzemolo, anche stipulando un contratto. Una legge generica e priva di concretezza non potrà contribuire a smantellare la fiorente industria dei video di torture di gatti online, che in questo modo continueranno a crescere di numero. Servono leggi specifiche come leggi sul maltrattamento negli allevamenti degli animali destinati al consumo umano, sulla considerazione di cani e gatti come animali di affezione e non destinati a tale consumo, sull’imposizione alle piattaforme digitali di rimuovere i contenuti relativi alla crudeltà verso gli animali, nonché sulla difesa dei propri cittadini dai danni psicologici provocati da un altro Stato.
Sebbene il China Daily, il quotidiano ufficiale del Paese in lingua inglese, abbia riferito che “sono in aumento i casi di studenti puniti per aver torturato animali”, Wang Wenda, il direttore del dipartimento di salute psicologica degli studenti presso lo Xinhua College dell’Università di Ningxia afferma che “la semplice espulsione degli studenti non può risolvere il problema”. L’attivista Lara riferisce comunque che “i legami tra crudeltà verso gli animali e verso gli esseri umani, documentati da numerosi studi globali, potrebbero spingere le forze dell’ordine in Cina, e altrove, a prendere la questione più seriamente”.
Jenny Edwards, criminologa e specialista in abusi sessuali sugli animali, sostiene che è assolutamente necessario limitare la diffusione online di questi video e che gran parte di essi possono e devono essere limitati dal provider del social media. Ella afferma che “la sfida è che non abbiamo un modo coerente per contrastarlo”, che nella maggior parte dei Paesi la legislazione è troppo debole e inadeguata per far fronte alla portata di questi crimini e che le forze dell’ordine dovrebbero spingere le aziende tecnologiche a fare di più. La CNN ha inviato numerose richieste di commento ai giganti della tecnologia in merito al loro approccio alla questione. Il portavoce di Telegram ha affermato che centinaia di moderatori che utilizzano strumenti di intelligenza artificiale stanno rimuovendo “milioni di contenuti dannosi ogni giorno” e che “qualsiasi gruppo, canale o utente sorpreso a diffondere contenuti violenti viene immediatamente bannato”. La realtà, tuttavia, non sembra corrispondere a questa affermazione.
Le proteste in Italia
I membri di Feline Guardians Without Borders (FG), una comunità globale composta da persone provenienti da oltre 30 paesi e 5 continenti, i cui membri “sperano che richiamare l’attenzione sul problema possa spingere le forze dell’ordine di tutto il mondo a intervenire di più, in particolare in Cina”, dove viene girata la maggior parte dei video. A tale scopo essi organizzano proteste in tutto il mondo al fine di chiedere al governo cinese di emanare leggi specifiche contro i maltrattamenti sugli animali e al governo italiano di adottare disposizioni atte a rimuovere i contenuti dannosi online. In Italia le prossime proteste si terranno a Milano e Roma nel mese di gennaio.






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