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Sudan: Save the Children, malnutrizione assimilabile alla carestia a Um Baru e Kernoi, con tassi globali di malnutrizione acuta rispettivamente di quasi il 53% e il 34%.

Febbraio 09
17:33 2026

SI prevede che la malnutrizione acuta grave, la forma più pericolosa e mortale di fame, aumenterà fino a 800.000 casi, con un incremento del 4% dal 2025. L’Organizzazione chiede alla comunità internazionale un intervento immediato per garantire un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli e scongiurare altre perdite di vite umane

Altre due aree del Sudan sono scese a livelli di malnutrizione assimilabili a quelli della carestia, confermando l’espansione di una crisi alimentare gravissima nel Paese, mentre il conflitto continua a minacciare milioni di persone. Lo afferma Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro.

I nuovi dati pubblicati dall’Integrated Food Security Phase Classification (IPC) indicano che i tassi globali di malnutrizione acuta nelle località di Um Baru e Kernoi hanno raggiunto rispettivamente quasi il 53% e il 34%. Si teme inoltre che anche le aree vicine possano trovarsi in condizioni simili, senza che se ne sappia nulla a causa delle limitazioni di accesso[1].

Questo nuovo annuncio si inserisce in un contesto di crisi alimentare già gravissima che sta colpendo le aree del Paese maggiormente interessate dal conflitto. Nell’agosto 2024 è stata ufficialmente dichiarata la carestia nel campo per sfollati di Zamzam, nel Darfur Settentrionale. Nel settembre 2025, l’espansione della carestia è stata confermata anche a El Fasher (Darfur settentrionale) e Kadugli (Kordofan meridionale).

Il raggiungimento delle condizioni di carestia indica che una parte significativa della popolazione sta già affrontando un’estrema mancanza di cibo, la perdita dei mezzi di sussistenza e livelli allarmanti di malnutrizione acuta[2]. In alcuni casi, le famiglie hanno già venduto tutti i loro beni, compresi terreni e animali, e molte altre stanno mangiando i semi che avevano conservato per la successiva stagione di semina, o vendendo i pochi strumenti di lavoro rimasti tra cui macchine da cucire e carriole, compromettendo ulteriormente la possibilità di un futuro sostentamento[3].

Si prevede che la malnutrizione acuta peggiorerà nel 2026 in tutto il Sudan, con un aumento del 13,5% dei casi nei bambini sotto i cinque anni e nelle donne incinte e in allattamento, passando da 3,7 milioni di bambini e donne nel 2025 a quasi 4,2 milioni nel 2026. I violenti conflitti incidono gravemente sulla capacità di garantire l’assistenza umanitaria e compromettono l’accesso della popolazione alla produzione agricola e ai mezzi di sussistenza, esacerbando la vulnerabilità e la sofferenza.

Si stima che i casi di malnutrizione acuta grave (Severe Acute Malnutrition – SAM), la forma più estrema e potenzialmente letale di fame, arriveranno ad 800.000, con un aumento del 4% dal 2025[4].

La malnutrizione acuta grave è una condizione clinica che mette a rischio immediato la vita e richiede cure urgenti, impossibili da erogare in gran parte del Sudan a causa del collasso del sistema sanitario del Paese, con gli ospedali nelle zone colpite dal conflitto non più operativi a causa di attacchi, saccheggi e carenza di personale, medicinali e beni di prima necessità.

“In molte parti del Sudan, la vita dei bambini è appesa a un filo e alcuni stanno già morendo per cause legate alla fame. Le famiglie sfuggite a proiettili e bombe e quelle che si trovano in aree difficilmente accessibili stanno affrontando una carenza di cibo estrema e potenzialmente fatale. Ogni giorno sentiamo storie devastanti di genitori che vendono ciò che resta loro semplicemente per mantenere in vita i propri figli un giorno dopo l’altro. Senza un intervento immediato, si perderanno altre vite. Come testimoniano costantemente i nostri operatori in prima linea in Sudan, la fame estrema può essere letale per un bambino. I piccoli che soffrono di grave malnutrizione hanno tassi di mortalità molto più elevati, soccombendo non solo alla fame e alla disidratazione, ma anche a malattie prevenibili che diventano mortali man mano che la fame indebolisce il loro corpo” ha dichiarato Mohamad Abdiladif, Direttore di Save the Children in Sudan.

“Abbiamo urgente bisogno che i governi donatori intervengano ora, per salvare tante vite prima che sia troppo tardi e per esercitare una forte e continua pressione diplomatica sulle parti in conflitto, al fine di proteggere i civili e garantire un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli. In assenza di tali interventi, ogni possibilità di ripristinare un accesso affidabile al cibo rischia di svanire. Sostenere l’aiuto reciproco, rafforzare le capacità di adattamento delle comunità e garantire una risposta umanitaria senza ostacoli e su larga scala sono essenziali per impedire che le persone siano spinte alla fame e per scongiurare ulteriori perdite di vite umane e sofferenze” conclude Abdiladif.

La malnutrizione infantile non è solo potenzialmente letale, ma causa danni irreversibili a lungo termine. I bambini colpiti spesso soffrono di ritardi nella crescita, compromissione dello sviluppo cognitivo e difficoltà di apprendimento. Sono esposti a rischi elevati di malattie croniche per tutta la vita, oltre a traumi psicologici duraturi.

Save the Children lavora in Sudan dal 1983 e attualmente supporta i bambini e le loro famiglie in tutto il Paese, fornendo servizi sanitari, nutrizionali, educativi, di protezione dell’infanzia, sicurezza alimentare e sostegno ai mezzi di sussistenza.
Per sostenere l’attività di Save the Children in emergenza: https://dona-ora.savethechildren.it/dona-anche-tu-aiuti

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