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Volontariato in Marocco

Settembre 01
02:00 2007

Se volete fare volontariato in un paese come il Marocco non sempre vi troverete nella condizione di poterlo fare davvero. Non parlo solo per esperienza personale ma anche leggendo e riportando qui di seguito le testimonianze di volontari andati in questo paese…Un volontario scrive:
“L’AJVCI ha messo in luce una forte disorganizzazione di cui molti volontari si sono approfittati trasformando un campo di lavoro in un villaggio vacanze. A volte eravamo troppi e non essendoci abbastanza lavoro per tutti si lavorava molto poco oltre a ostacolarsi a vicenda nello svolgimento delle proprie mansioni. Non vi era alcuna pianificazione del lavoro. Tutto veniva deciso al momento sulla base delle esigenze degli operai e del numero dei volontari. I coordinatori non sono stati di alcuna utilità nella pianificazione del lavoro. L’attività svolta non coincideva con quanto descritto sull’infosheet. La cattiva organizzazione e l’assenza di qualcuno tra i coordinatori con un po’ di polso fermo ha rovinato un’esperienza che poteva essere molto bella. Lo scambio culturale con alcuni volontari e con alcuni membri dell’AJVCI rimangono tra le cose più belle del campo di lavoro.” Un’altra volontaria, Valeria, partita per Rabat racconta della bellissima esperienza che ha fatto a parte il lavoro:
“Ciò che è mancato è stato proprio tutto quello che concerneva il lavoro. Siamo partiti pensando di partecipare alla costruzione di un giardino pubblico, e ci siamo ritrovati, senza aver capito bene perché, a non fare nulla. Il secondo giorno dopo il nostro arrivo è venuto a prenderci un pulmino del Comune e ci ha portato in spiaggia: il nostro compito si era trasformato nel pulire le spiagge. In venti persone, muniti di grandi sacchi neri, vagavamo per un’oretta sui nostri dieci metri di spiaggia e adempivamo a questo compito. Dopodiché… mare: una vacanza a tutti gli effetti, anche se naturalmente con parecchie comodità in meno. Eppure ci siamo vergognati. Un giorno addirittura abbiamo pulito una spiaggia circondata da case da sogno gestita da un club privato. Siamo andati a pulire una spiaggia per ricchi. E’ stato terribile. Ho avuto la percezione di come io fossi lì per uno scopo e invece non servissi a nulla. Certo, nessuno pensava ci fosse un lavoro in miniera, e naturalmente l’impostazione avrebbe dovuto essere comunque quella di una vacanza, ma trovo inconcepibile che ci fossero venti persone pronte a lavorare in un paese a scatafascio (perché vi assicuro che certe zone lo sono davvero), la cui priorità non è certamente quella di avere le spiaggette pulite, persone pronte a dare qualcosa di se stessi gratis e che invece non sia stato fatto fare loro niente di niente.”Anche Enrico recatosi a Rabat si lamenta di questo fatto:
“Di fatto le mattinate di lavoro si sono ridotte a 6 o 7 a causa della mancanza del materiale necessario e l’organizzazione delle attività pomeridiane, nei primi giorni intensa e ben programmata, è andata scemando diventando nella seconda settimana una quasi completa autogestione del tempo libero.”
Per quanto riguarda la mia esperienza personale ho potuto scoprire direttamente quel che si dice a proposito dell’ospitalità e cordialità degli arabi: le persone ti aprono la porta e il cuore con grande semplicità e sincerità e ti senti parte della loro casa subito, senza bisogno di comunicare con le parole e lasci al tuo ritorno tante “sorelle” e “fratellini”. Ho anche sfatato la paura di viaggiare in un paese più povero, anche se sei occidentale dovunque vai c’è sempre qualcuno del posto pronto ad aiutarti! A parte l’ottima cucina, i posti incantevoli da vedere come Fès, Marrakech, Chefchauen e le persone che ho incontrato non ho potuto contribuire efficacemente nel fare qualcosa di davvero utile con il volontariato, essendo l’attività poco intensa e non proprio ben organizzata: eravamo in 20 persone a fare giardinaggio e dipingere una scuola abbandonata ma abbiamo fatto 1/3 di quello che avremo potuto fare se fosse stato prestabilito un obiettivo preciso (si decidevano le mansioni giorno per giorno) e se vi fosse stato una migliore coordinazione. Ciò detto non toglie nulla ai marocchini del CSM, ottime persone, che si sono impegnate nell’organizzazione, ma fa riflettere un po’ su questo tipo di associazioni che forse non hanno come scopo primario quello della ricostruzione. Il viaggio ricco d’incontri e di paesaggi da colori incredibili ha compensato questa delusione…ma prima di andare in Africa per qualche attività di volontariato vi consiglio bene di mettervi in contatto direttamente con la gente del posto o ancora meglio di conoscere i responsabili dei progetti in Africa. Altrimenti potreste trovarvi anche nella condizione di partire e non trovare il campo di lavoro perché viene annullato senza preavviso!!! E’ successo quest’anno a Marrakech… la conoscenza del posto e della gente sono comunque un’esperienza da non perdere!

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