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Marino: Leggende e Miracoli

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Marino: Leggende e Miracoli

Marino: Leggende e Miracoli
settembre 21
18:36 2017

Un libro di Ugo Onorati, tutto da godersi

Leggende e miracoli nella tradizione popolare di Marino (ed. Archeoclub Colli Albani), è un libro di Ugo Onorati, nome che non ha bisogno di presentazioni. Tuttavia, per dovere di articolista e recensore, accenno alla sua attività multiforme. Ha collaborato con il Dipartimento di Italianistica della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma “La Sapienza”, dove si è laureato. È stato presidente della Pro Loco di Marino; è membro del Gruppo dei Romanisti, è presidente della sede “Colli Albani” dell’Archeoclub, è nella redazione della rivista “Castelli Romani”, cura da anni il bellissimo almanacco “Apollo buongustaio”. È apprezzato studioso dei dialetti comparati del nostro vasto territorio, attivissimo conferenziere e studioso di storie locali, scopritore (da vero ricercatore bibliotecario) di documenti di valore anche nazionale. Si deve a lui la realizzazione di una biblioteca e di un museo di interesse locale. È stato Sindaco di Marino ed ha ricoperto incarichi politici  a livello provinciale.

I suoi libri sono numerosissimi, e tutti a livello di grande interesse. Ma quello che ora cerco di illustrare per i lettori di “Controluce” possiede anche il pregio (d’altronde ben riconosciuto in Ugo) della capacità narrativa, per cui le storie di un paese (Marino), legate alla tradizione e alla leggenda, si leggono con la leggerezza di un “racconto a veglia”, pur nella precisione (tipica del Nostro) scientifica, storica, cronologica degli avvenimenti.

Nell’introduzione, l’autore avverte che può sembrare irriverente mettere insieme due tipi di contenuti così diversi e distanti fra loro, quasi antitetici: le leggende e i miracoli, in quanto “mentre le leggende popolari sanno di mito e di fiaba e appartengono all’immaginario fantastico delle persone e delle genti, i cosiddetti miracoli hanno a che fare con il sacro, anche se – tranne pochi casi ufficialmente riconosciuti dalla Chiesa – si tratta di eventi considerati tutt’al più prodigiosi”.

Comunque, anche se il diaframma fra le due forme di realtà popolare è sottilissimo (tanto che ‘l trapassar dentro è leggero, direbbe Dante), l’importanza di questo breve e succoso, fruibilissimo libro, consiste nel raccogliere, prima che si perdano definitivamente, i ricordi di chi ha vissuto di persona le cose e di chi le ha sentite da gente fidata. Il fatto è che la tradizione orale – data la scarsa memoria odierna, affidata agli strumenti tecnologici più ancora che ai libri – va comunque trascritta prima che sia troppo tardi. Ci consola il fatto che nelle nostre zone, chi con maggiore arte e chi con minore esperienza, si è attenti comunque al “ricordo”, anche a livello di parlata: sono molti i vocabolari che nascono sia in equipe che singolarmente, sia in modo filologicamente scientifico che approssimativo, ma tutto si convoglia nella volontà di non far morire quanto la grande Storia dimentica e tiene in non cale.

Lo scrittore Ugo Onorati separa in due parti i contenuti: “Leggende” e “Miracoli ed eventi prodigiosi”. Dico subito che anche le seconda parte ha il denominatore comune della scoperta d’un’antropologia culturale d’una “gens”. Ad ogni chiusa di capitolo, c’è una bella illustrazione di Marco Rufo.

È difficile riassumere tutti i brani, essendo autonomi e quindi non legati da una trama portante generale, ma le atmosfere che si respirano sanno di poesia, nel senso di ricreazione letteraria vivificatrice d’una storia che altrimenti potrebbe restare solo come documentazione di un fenomeno datato anche se interessante.

Fra la prima e la seconda partitura, si può preferire la prima se si ha una tendenza alla storia (locale) documentabile, basata sul vero o il verosimile; chi, però, sente in particolare l’urgenza d’una presenza del sacro che ci sleghi dalla cronaca, amerà la seconda. Per me, entrambe hanno un valore di memoria e di simbolo, anche perché io sono di origine marinese da parte paterna e tante curiosità mi sono famigliari grazie ai racconti non solo degli Onorati, ma dei prossimani della vasta parentela.

Ugo ha messo ad incipit “Un corvo annuncia la peste”: ed ha avuto ottimo fiuto, perché da questo racconto sarà difficile staccarsi: la narrazione prende a viva forza il lettore per la sua chiarezza e intensità, la sintesi e il segreto di arrivare a tutti. Ora, se la peste ci fu davvero nel 1656, come si innesta la leggenda? Il corvo che nel mese di maggio di quell’anno volteggia prima sulla piazza del duomo cadendo poi a terra morto dopo un grido lugubre, fu l’inizio d’una nera ghirlanda: qualcuno incuriosito lo toccò ed ecco il contagio – secondo la leggenda – delle persone singole e dei gruppi, fino al paese intero. Via via le altre leggendarie pagine legate a Marino: una strana pistola (da leggere e rileggere), il cavallo bianco con la coda di sei metri, il quadro di Guido Reni (il bellissimo “Un quadro di… vino”).

Interessanti i capitoli inerenti ai miracoli, con il loro pathos, in cui tu vedi e senti il battito dei cuori sempre assetati di eventi prodigiosi (e non si tratta solo di secoli o molti decenni fa, perché lo vediamo anche oggi quanto l’umanità dimostri il bisogno di credere al soprannaturale, anche se tutto fa pensare a un calo della Fede religiosa nell’Europa laica dell’opulenza e della tecnologia). Gli occhi della Madonna si muovono (pag. 60), san Bonaventura vescovo di Albano nel 1272 (pag. 63), il Santo a cui Dante si è ispirato – fra gli altri – per il suo “Itinerarium mentis in Deum”, il perché san Barnaba Apostolo sia diventato patrono di Marino (mi pare di ascoltare il racconto vivo e commosso che Zaccaria Negroni, in via di beatificazione, ci faceva quasi con uno zelo di orgogliosa appartenenza), e poi il primo miracolo – riconosciuto dalla Chiesa – di santa Rosa Venerini.

Insomma, un’opera che volevo recensire da tempo, ma troppe ne vorrei – se non sottoporre ad esegesi – almeno segnalare del prolifico e sempre serio, appassionante autore e studioso marinese Ugo Onorati!

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