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WWF: ecco perchè ribadiamo le nostre critiche al deltaplano di Castelluccio di Norcia

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WWF: ecco perchè ribadiamo le nostre critiche al deltaplano di Castelluccio di Norcia

WWF: ecco perchè ribadiamo le nostre critiche al deltaplano di Castelluccio di Norcia
maggio 10
09:19 2018

Si cancella il paesaggio rurale storico dei territori colpiti dal sisma e si svaluta il capitale naturale e culturale del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, patrimonio di tutti gli italiani

A Castelluccio di Norcia sono partiti i lavori per la realizzazione del “Deltaplano”, rendendo evidente la colata di cemento che d’ora in poi caratterizzerà il borgo di Castelluccio, cambiando in modo irreversibile il paesaggio dell’altopiano simbolo del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.
Il WWF Italia, fin dalla presentazione nel luglio 2017, ha contestato, il progetto della Regione Umbria auspicando un ripensamento dell’opera e soluzioni alternative che, allora, erano praticabili. Lo stesso Ente Parco aveva proposto nel confronto con la Regione e il Comune di Norcia possibili alternative che sono state volutamente ignorate perché la realizzazione del “Deltaplano” era, di fatto, una decisione già presa. Quello che il WWF, insieme ad altre associazioni, architetti, paesaggisti e urbanisti, contesta è il modello di sviluppo che il “Deltaplano” impone al territorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Il “Deltaplano” segue infatti la logica del “centro commerciale”, ma nel caso di Castelluccio cambia il contesto paesaggistico di pregio che deve piegarsi ad una concezione del turismo lontana dalla sostenibilità.
Il “Deltaplano” non ha nessuna relazione con l’economia agro-silvo-pastorale che nei secoli ha plasmato l’altopiano di Castelluccio: è un progetto che sconvolge il paesaggio e la fruizione sostenibile del territorio, dal punto di vista dei flussi, degli usi e dell’urbanizzazione del piccolo borgo montano.
I principali argomenti a sostegno del “Deltaplano” sono la sua temporaneità e la previsione della sua rimozione con ripristino dei luoghi una volta terminata la ricostruzione: un palese “falso ideologico”, perché tutti erano e sono consapevoli che una volta realizzata la struttura sarà una presenza permanente che cambierà non solo il paesaggio, ma la stessa modalità di fruizione di un territorio bellissimo e fragile. Sorprende la velocità con cui è stato possibile avviare il cantiere del “Deltaplano” rispetto all’immobilismo totale degli altri interventi per il borgo di Castelluccio di Norcia, dalla realizzazione delle SAE (Soluzioni Abitative di Emergenza) al ripristino di tutta la viabilità fino alla gestione della mobilità nell’area del Pian Grande, in vista anche della prossima fioritura. Ad oggi resta ancora irrisolto il problema della fruizione del territorio dell’altopiano di Castelluccio dopo la sentenza che vieta l’utilizzo dei terreni afferenti all’uso civico per la sosta delle auto. È molto alto il rischio di un rilancio della proposta del parcheggio contiguo al “Deltaplano”, unico limite che l’Ente Parco è riuscito fino ad oggi a mantenere rispetto al progetto originario.
La Regione Umbria, che ha voluto con determinazione il progetto del “Deltaplano”, non è riuscita negli anni precedenti a risolvere il problema e non ha consentito l’attuazione di quel Piano per la mobilità sostenibile da tutti discusso e condiviso, perdendo anche le risorse rese disponibili dai fondi europei. Il rischio è che ora quel Piano, che prevede alternative ragionevoli al parcheggio di migliaia di auto in un’area delicata e di pregio, venga cancellato o stravolto proponendo alternative funzionali solo ad una più comoda fruizione del “centro commerciale”. Sarà in grado la Regione Umbria di risolvere il problema dei parcheggi nell’altopiano con la stessa velocità e determinazione con cui ha avviato il progetto del ‘Deltaplano’?
La responsabilità che si stanno assumendo coloro che stanno consentendo questi lavori è enorme. Non ha nulla a che fare con la fase emergenziale post-terremoto perché si sarebbero potute individuare soluzioni alternative alle giuste esigenze delle popolazioni locali e perché contemporaneamente gli altri interventi fondamentali per la ripresa della vita in quei luoghi sono fermi o fortemente rallentati.

Roma, 10 maggio 2018

Ufficio Stampa WWF Italia
Tel. 06-84497 332 – 266
Cel. 340 9899147 – 329 8315718

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