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ALBANO LAZIALE: UGO MANCINI PRESENTA SOTTO LA CENERE A PALAZZO SAVELLI

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ALBANO LAZIALE: UGO MANCINI PRESENTA SOTTO LA CENERE A PALAZZO SAVELLI

ALBANO LAZIALE: UGO MANCINI PRESENTA SOTTO LA CENERE A PALAZZO SAVELLI
giugno 01
18:43 2019

Ripensare alla vita di tutti i giorni, una quotidianità fatta di gesti ripetitivi che costellano la normalità e veder frantumare improvvisamente ogni consuetudine costituita di semplice routine. Un evento può cambiare improvvisamente la vita, addirittura togliere per sempre il respiro, la voglia di esistere, annullare definitivamente i battiti del cuore.

Questo quanto emerge in ogni pagina, in ogni parola, in ogni battuta della nuova fatica letteraria del professor Ugo Mancini, docente di Storia e Filosofia al Liceo Ugo Foscolo, relatore tra i più trascinanti e coinvolgenti.

È un ricercatore infaticabile, curioso, scrupoloso: le sue opere, saggi storici, sono frutto di un impegnativo lavoro tra documenti e faldoni negli Archivi storici nazionali e territoriali.

La sua ultima fatica Sotto la cenere – Infinito Editore, è stata presentata ad Albano Laziale il 30 maggio nella Sala Nobile di Palazzo Savelli al cospetto delle Autorità e di un numeroso pubblico che attentamente e in un rispettoso silenzio ha ascoltato e seguito quanto dalle pagine di questo volume – poco più di centocinquanta  – s’è materializzato scenograficamente, sia nelle letture che nelle canzoni d’epoca.

È Ada Scalchi, Consigliere comunale, a introdurre l’ultima fatica del professor Mancini, mettendo in evidenza l’importanza di ricostruire e conoscere la storia del nostro territorio dei Castelli Romani. Il Primo cittadino Nicola Marini sottolinea la sensibilità e il rigore storico ch’emergono tra queste righe dedicate alla memoria: vita quotidiana di gente qualunque durante il Ventennio, vicende di tutti i giorni che hanno fatto la storia.

Mette in risalto l’emozione provata già solo alla lettura delle bozze, Secondina Marafini, scrittrice e docente, autrice di una rigorosa ricerca, poi pubblicata, su Trilussa e Rosa Tomei: nel suo intervento evidenzia una metamorfosi di scrittura nel professor Mancini, da critico storico a saggista e infine, a scrittore creativo che, in quest’ultima opera mette in risalto l’Uomo nella sua quotidianità, i suoi sentimenti, le emozioni, lasciandosene coinvolgere.

Siamo in pieno Ventennio fascista e l’autore ha saputo trasformare polverosi documenti storici in drammi dolorosi raccontando di pestaggi, allontanamenti al confino, galera, morte: tra le  pagine la sua scrittura scuote la coscienza e riporta alla memoria la quotidianità dell’epoca che coinvolgeva semplici persone del popolo, vittime di idee non conformi al regime, di delatori avidi e spietati, di soprusi di chi al potere aveva dimenticato la propria umanità.

E’ un   Io narrante il filo conduttore dell’opera: interiorizza la coscienza, la conoscenza e la sensibilità di Ugo Mancini; lo scrittore attraverso un linguaggio familiare, di tutti i giorni, si cala nella realtà dei vari protagonisti, e trascina con sé chi legge.

E’ il riscatto della memoria consegnata alla storia quel che l’autore, ha realizzato ridonando vita a protagonisti che, altrimenti, sarebbero stati per sempre relegati nel silenzio di un polveroso archivio.

Episodi di vita vissuta, ingiustizie subite, tragedie: emergono in modo drammatico, in un crescendo di tensione e paura anche dalla coinvolgente interpretazione data dalle voci di Tonino Tosto e di Susy Sergiacomo che hanno letto brani dell’opera, introdotti dall’autore stesso e da canzoni d’epoca interpretate da Eleonora Tosto, con la musica di Danilo Blaiotta.

Refrain e ritornelli che molti adulti ricordano o hanno sentito canticchiare dai genitori o dai nonni, motivetti allegri che, nel contesto di un ricordo doloroso perdono ogni leggerezza e sottolineano la drammaticità di una vita legata a un filo che non riusciva a far librare nel cielo la sfumata leggerezza di un libero pensiero.

La storia è vita, è maestra di vita… non ignoriamo il suo insegnamento.

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