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Italia politica: dall’infantilismo all’illusionismo

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Italia politica: dall’infantilismo all’illusionismo

Settembre 04
02:00 2007

Ad oltre un anno di distanza dalle elezioni, l’Italia dà segni di ripresa. È chiaro che i meriti (se amministrare bene è un merito e non un obbligo), se ci sono, vanno interpretati anche nel Governo precedente, considerato l’esiguo tempo trascorso. Il periodo politico che attraversiamo è caratterizzato dalla contrarietà partitica delle fazioni in campo, e non certo per l’espressione politica degli schieramenti. La “litigiosità” governativa è caratterizzata dalla diversificazione delle idee presenti nell’alleanza. La frammentazione politica, indice di larga rappresentatività delle minoranze, produce effetti d’instabilità troppo spesso riconducibili alla difesa del proprio orto, piuttosto che rivolta agli interessi della diversificata società. Spesso le richieste sono ricattatorie, piuttosto che propositive dei problemi da affrontare e risolvere. Gli indirizzi dei rappresentanti sono rivolti essenzialmente a giustificare la posizione del proprio partito, come difensore del programma o portatore del diritto sociale. Questo comportamento sviluppa una condizione tennistica, dove il giocatore rigetta la palla oltre la rete, senza affrontare un attacco che decide le sorti della partita. L’opposizione divisa resta ostaggio di una condizione unica e italiana, dove il privato si sovrappone al pubblico (cosa a cui un Governo deve rendere conto).
Il Governo Berlusconi, con il contributo degli alleati ed in uno stato d’assoluta maggioranza, ha partorito leggi depenalizzanti, o protettive, identificabili nella classe dirigente. Soggiogare la società o i cittadini rientra nel campo del libero mercato, ed impunemente si agisce in un fazioso garantismo dello sfruttamento dell’individuo. Credo unico caso al mondo, dove un Governo unilateralmente vota una legge elettorale, ne contrasta l’esecuzione proponendone l’abolizione e, controllando le istituzioni, contesta presunti brogli elettorali. Il Parlamento vive in un limbo politico (nonostante l’ufficiale abolizione del limbo da parte della Santa Sede), dove legiferare non ha più il significato di regolare la vita sociale ed economica della nazione, tutto è in discussione. Novelli paladini amanti degli spettacoli dei media, non fanno che ripeterci che questa legge è contro Berlusconi, che quel decreto è anti Mediaset, che quelle proposte comuniste sono contro la libertà. Lo stesso ex capo del Governo davanti a qualsiasi platea lancia anatemi contro la sinistra comunista e terrorista, e dichiarazioni di vittimismo per le azioni dello stato centralista. Dal giorno della sconfitta elettorale, l’opposizione ha intrapreso un’unica strada. Nei mesi a seguire in Parlamento, così come nei palazzi, negli show televisivi, nelle conferenze o nelle riunioni di partito, ogni indicazione è un richiamo alle elezioni, dove la parola d’ordine è: vincere e vinceremo. Gli attori politici, dai segretari ai rappresentanti o portaborse, vivono nella presenza televisiva e nella spettacolarizzazione della politica. La dialettica ripetitiva che quotidianamente assale il cittadino è studiata nel convincimento psichico del mezzo mediatico, da cui si è pronti a dire e smentire qualsiasi affermazione definendola ironia. L’arroganza politica con cui si muovono i partiti pervade Governo ed opposizione per la conquista di un posto in prima fila. Questa condizione relega il cittadino a vassallo, tale da dover ricorrere, per il normale svolgimento della quotidianità, alla richiesta assistenziale al personaggio politico. Il diritto dei cittadini è secondario, chi vince non governa, “comanda”. Così sia a livello nazionale, sia a carattere locale, dove la riflessione investe gli stessi argomenti, qualsiasi evento sociale, positivo o negativo, diventa scontro politico o appropriazione indebita di questo o quel partito, amministrazione o governo. L’essere un rappresentante politico è divenuto privilegio, economico e sociale, che s’innesta nella società come la nobiltà del medioevo dove, oltre al diritto ereditario, vi è anche un diritto a vita.
P.S. i senatori a vita sono come i jolly a scala 40. Se ci sono, contano e li mettano dove servono, altrimenti i giocatori deciano di toglierli, per sempre.

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