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Meeting Roma Capitale 2012

Meeting Roma Capitale 2012
Luglio 21
11:11 2012

Una iniziativa veramente meritoria e coraggiosa quella del giornalista Giovanni Lacagnina, concretizzatasi il 22 maggio al Teatro Capranica di Roma con il primo appuntamento del Meeting Roma Capitale 2012, su temi di grande attualità e interesse sociale: L’Italia in Europa, La crescita economica, Il futuro dei giovani. L’evento, patrocinato come convegno da Roma Capitale (Comune di Roma), dalla Regione Lazio, dalla Provincia di Roma e dalla USR Lazio, ha visto la partecipazione di numerosi rappresentanti del mondo politico, imprenditoriale e del giornalismo, fra cui l’on. Rocco Buttiglione, il senatore Carlo Giovanardi, l’on. Teodoro Buontempo, l’ing. Marco Staderini (Amministratore Delegato dell’ACEA S.p.A), il dott. Carlo Tosti (Amministratore Delegato dell’ATAC S.p.A), lo scrittore Antonio Parisi, l’avvocato Piero Mancusi, l’on. Mario Staderini (Segretario dei Radicali Italiani ), il dottor Mario Sechi (Direttore del quotidiano “Il Tempo”).

Ha aperto i lavori una lunga e articolata relazione del curatore, il dott. Giovanni Lacagnina, centrata in modo particolare sui problemi dell’inserimento dei giovani nella vita produttiva del nostro Paese, invitando le istituzioni governative a «dare risposte con risultati immediati in grado di migliorare da subito le condizioni dei giovani e porre le premesse per un solido modello di crescita» e denunciando l’attuale «incapacità del nostro Paese di metterli nella condizione di contribuire appieno alla crescita valorizzando al meglio le loro capacità e competenze». Lacagnina, senza mezzi termini, ha puntato con coraggio i riflettori del Convegno sui problemi cruciali del nostro tempo, sempre molto dibattuti ma ancora privi di soluzioni concrete efficaci, «perché i ritardi accumulati impongono ora di intervenire; perché in regime di risorse limitate è necessario spendere bene; perché la fiducia nella classe dirigente è scesa sotto i livelli di guardia e le promesse non incantano più nessuno, contano ora solo i risultati tangibili. L’esigenza di vedere azioni concrete vale ancor di più per le nuove generazioni». È oggi più che mai necessario riuscire a coniugare – in linea con altri Paesi dell’Europa – una giusta flessibilità nel lavoro con la sicurezza sociale, evitando che la flessibilità sia soltanto un comodo strumento delle imprese per giustificare remunerazioni più basse, minori oneri previdenziali, minor carico di responsabilità verso i giovani lavoratori. L’articolo 1 della nostra Costituzione fonda la Repubblica Italiana sul lavoro, ma più corretto sarebbe dire che deve essere fondata sullo sviluppo economico: il lavoro è allora una naturale implicazione, perché è lo sviluppo economico che crea di conseguenza lavoro, e non viceversa. Ha ragione il senatore Carlo Giovanardi a dire ai giovani che il loro modo di considerare il futuro deve essere diverso da quello dei loro padri, delle generazioni post belliche che avevano la certezza psicologica di avere davanti a sé un futuro migliore di quello dei loro padri e la positiva fiducia nell’avvento di una società più benestante. Quel mondo fatto di giustificate speranze è purtroppo totalmente e definitivamente scomparso. Il futuro dei giovani di oggi è un futuro di incertezze: «Domani possiamo star peggio di oggi, non c’è nessuna legge di natura che lo impedisca, c’è solo l’azione politica e sociale che può rendere più o meno probabile un generale scadimento del benessere e delle opportunità», osserva con grande realismo Lacagnina. Il futuro sarà buono o cattivo a seconda della semina che saremo capaci di fare oggi. Occorre dunque creare le premesse per lo sviluppo, con «politiche coraggiose e obiettivi misurabili, perché le radici del futuro stanno nel presente». La Strategia Europa 2020 – ci ricorda Lacagnina – contiene incentivi agli investimenti in ricerca e sviluppo: «L’espansione dei settori più innovativi e tecnologicamente avanzati è parte essenziale di quel circolo virtuoso che spinge al rialzo ricerca e lavoro, generando quindi dinamismo economico e ricchezza» E qui i giovani possono costituire un prezioso e insostituibile capitale umano. Sono i giovani della cosiddetta generazione Y o Millenials, cresciuti nell’era dei cellulari e di Internet, che «riconoscono il loro tratto comune soprattutto nell’uso delle nuove tecnologie, che considerano vitali come l’aria che respirano», convinti di poter dare un contributo attivo per migliorare il Paese, solo che potessero avere un giusto spazio. Ma come dare spazio a questa tipologia di giovani “virtuosi” in un Paese, come il nostro, caratterizzato da un’economia fondata prevalentemente sulla piccola e media industria, che vede gli investimenti in ricerca e sviluppo un “lusso” insostenibile, quindi più come costi che come veri investimenti? È questo, a mio avviso, il problema vero dello sviluppo legato all’innovazione tecnologica in Italia. Ricerche autorevoli hanno dimostrato, ormai da vari anni, che soltanto la grande industria può permettersi di investire in ricerca e sviluppo assicurandosi l’innovazione tecnologica, premessa indispensabile, oggi, per essere competitivi in un mercato globalizzato sempre più esigente in termini di qualità e di riduzione dei costi del ciclo di vita dei prodotti industriali. L’agenda dei lavori del Convegno è stata veramente troppo fitta di interventi per poterli qui anche soltanto brevemente accennare. Vorrei soltanto segnalare come gli interventi che maggiormente hanno toccato i problemi reali e concreti dei giovani hanno riscosso da parte di questi una più viva partecipazione. Accolto con grande calore è stato, in particolare, quello dell’onorevole Teodoro Buontempo, Assessore alla Casa e Tutela Consumatori della Regione Lazio, che ha illustrato il suo disegno di legge sui mutui agevolati per la casa riservati ai lavoratori precari. Massiccia, infatti, è stata in sala la “presenza” di studenti delle scuole secondarie superiori di Roma, accompagnati dai loro professori, ma non altrettanto la loro “partecipazione” al convegno, che in realtà è totalmente mancata, nonostante i ripetuti inviti da parte del curatore Lacagnina di intervenire con domande. Forse l’eccessiva partecipazione di politici e imprenditori ha tolto spazio alla auspicata attiva partecipazione dei giovani al Convegno.

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