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Nevrosi da rifiuto di noi cittadini eco-compatibili

Nevrosi da rifiuto di noi cittadini eco-compatibili
Agosto 16
13:04 2012

differenziataSono lì in cucina. Fa un caldo afoso. Ho finito di scolare l’ultima goccia di succo di ACE dal suo contenitore di cartone. È un parallelepipedo colorato con al margine superiore un tappo di plastica. Lo butto? Certo. Dove? Guardo i due contenitori sotto il lavello: uno per plastica e vetro, uno per l’organico. Guardo il cestino per la carta sotto la scrivania. Lo butto nella carta. Però il tappo è di plastica, ed è inserito in una placchetta di plastica anch’essa. Sono un bravo cittadino, ecologico ed ecocompatibile. Decido di levare la plastica dal cartone e gettarli separatamente ognuno nel suo contenitore apposito. Cerco di staccare la placchetta di plastica dal cartone. Non viene via. Pendo un coltello e cerco di bucare il cartone.

È duro come il ferro. Mi innervosisco e lo pugnalo più volte. Cerco di sventrare la parte superiore del parallelepipedo accoltellandola e tirandola coi denti. Si strappa tutto, e viene via tutta la parte superiore del contenitore di cartone con appresso il tappo e la placchetta di plastica. Dall’interno schizza il residuo di ACE che era rimasto sul fondo e mi sbroda la camicia. Sono sempre più nervoso e sudo come una fontana. Guardo con odio il contenitore sventrato, e scopro che l’interno sembra ricoperto da uno strato argentato. Sara alluminio? E allora dove lo butto? E il pezzo di cartone col tappo incorporato, dove lo butto? Cerco di calmarmi, apro il frigo, prendo la bottiglia di frizzantino che ho aperto ieri, e mi bevo l’ultimo bicchiere rimasto. Ora va meglio. La bottiglia va buttata nel vetro, su questo no ci sono dubbi, fortunatamente. Ma l’etichetta? È di carta. Io sono un bravo cittadino, ecologico ed eco-compatibile, e le cose mi piace farle per bene. Come si stacca l’etichetta dal vetro? Con l’acqua calda, perbacco! Metto la bottiglia sotto l’acqua bollente, l’etichetta si ammolla, si raggrinzisce, ma non si stacca. Provo a grattarla con le unghie. L’effetto è quello che ottiene il gatto quando si fa le unghie sul divano: striature. E carta e colla sotto le unghie. Va beh, la butterò con tutta l’etichetta, non sarò fucilato per questo (spero). Ma il tappo? Caspita questo è facile: è sughero, quindi organico! Lo guardo. Mi guarda. E mi sorride beffardo. Sembra sughero, ma è un sughero strano, mutante, non il caro vecchio sughero, quello del presepio per intenderci. Questo è gommoso, e poi non sa di tappo. Se fosse plastica? Sono di nuovo nervoso. Apro una nuova bottiglia di frizzantino e mi faccio un altro bicchiere. Ma ci devo mangiare sopra qualcosa. Prendo una confezione di mandorle chiuse in una sacchetta bucherellata e le verso in una coppetta. Sono ottime col frizzantino. Guardo la sacchetta bucherellata e cerco di capire di che materiale è fatta. Deve essere una formula creata dagli alieni, perché non sembra plastica, ma non è carta, ed è robustissima come tela. Sono al terzo frizzantino. Prendo l’accendino e provo a bruciare la sacchetta, per vedere come reagisce. Si autodistrugge in una fiammata azzurrina. Prendo i resti alieni, li ammucchio col carton-alluminio, con il tappo mutante, coi rimasugli di etichetta e colla, con la placchetta di plastica inseparabile dal suo parallelepipedo, e vado in bagno, sotto il lavello, dove c’è il più simpatico di tutti i cestini di rifiuti: indistinto non riciclabile. E lì inumo i poveri resti brindando col frizzantino, sicuro di essere eco-compatito.

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