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#Nonleggeteilibri – Le due vite di Piera, bambina poi artista

#Nonleggeteilibri – Le due vite di Piera, bambina poi artista
Ottobre 04
10:48 2021

«Non leggete i libri fateveli raccontare» (Luciano Bianciardi)

(Serena Grizi) Storia di Piera di Dacia Maraini, Piera Degli Esposti, Rizzoli Bur ed. 2019 € 11,00 isbn 9788817202145 e-book € 3,99. Disponibile al prestito inter bibliotecario SBCR www.consorziosbcr.net

Storia di Piera non è proprio un bel libro, non c’è traccia di bella scrittura, non è il più bello di Dacia Maraini che, anzi, dichiara da subito che si tratta dello ‘sbobinamento’ d’una lunga intervista con l’amica Piera Degli Esposti che all’epoca, 1980, aveva poco più di quarant’anni ed era già una nota attrice, ma questa biografia scritta a quattro mani è di certo un esempio di grazia e mai di reticenza nel raccontarsi ed anche un curioso e riuscito esperimento. Il libro fu da subito molto amato, ebbe anche due seguiti di cui uno molto vicino a noi, L’estate di Piera, 2020, preceduto da Piera e gli assassini del 2003 scritto con Dacia Maraini e ne scaturì il film omonimo, difficile da dimenticare, di Marco Ferreri del 1983, girato nella luce accecante di Latina e Sabaudia, nelle quali si traspone la Bassa Padana, Piera nacque a Bologna, con Hanna Schygulla/Eugenia e Isabelle Huppert/Piera.

Piera, racconta fra ricordi chiari, balbettati a tratti, sembra quasi, nel suo parlato lunatico e fantasioso, d’una famiglia complessa: due genitori che si amano ma il padre ‘subisce’ i ‘facili costumi’ di sua moglie che d’estate, soprattutto, inforca la bicicletta e va ad amoreggiare con gli amici che conosce di volta in volta e poi coinvolge anche sua figlia in un gioco di specchi che in ogni caso lascia Piera baciata e desiderata e sua madre prendere su di sé l’ardore carnale di questi amanti occasionali o abituali. Piera frequenta le scuole fino alla quinta elementare e poi va ad imparare il cucito in un laboratorio ma anche quello, oltre la sua fantasia, il suo linguaggio, la sua lettura delle situazioni del tutto personale, diventa il modo per elaborare tutte quelle donne che vede ogni giorno e che non saranno poi tanto lontane da eroine e popolane che porterà in teatro, sullo schermo, in televisione, coi loro amori, timori, con la pura fantasia di donne che Piera vuole rifare da donna e non come sono state scritte e pensate, eventualmente, da autori uomini. Il padre, nella vicenda familiare narrata, è un uomo che un po’ cerca di fare la propria vita tra politica e sindacato, un po’ si consola con altre donne ma poi, alla resa dei conti, anche se si cercherà di riportare Eugenia alla ‘ragione’ praticandole elettroshock che la lasceranno per mesi senza vitalità confinata nel letto, sarà lui a morire in una casa per malattie mentali sempre letteralmente circondato dall’amore di sua figlia. In casa di Piera sono tre fratelli ma sarà lei a fare la ‘sarta’ di questo nucleo familiare, la ‘salvatora’ di questa difficile famiglia. In tutto questo racconto Dacia Maraini, da par suo, cerca di analizzare per conto del pubblico, così sembra, la credibilità di alcune situazione narrate al limite del credibile: di capire quanto nella leggerezza con cui Piera ricorda il proprio passato si nasconda del rimosso; se c’è rabbia travestita da dolcezza. Grazie a questo naturale alternarsi delle due voci tutti i dubbi vengono spazzati via: dalla chiarezza cristallina dell’attrice e dalla sua naturale dolcezza. Le sue interviste, visibili su youtube, rivelano la naturale grazia d’una donna che ha inventato un linguaggio immaginifico per sorvolare la propria condizione di partenza, per elaborarla e vivere la vita con leggerezza, invece che con dolore, abbracciando sia le esperienze dell’infanzia che una malattia polmonare che da adulta ne minerà il fisico ma senza portarsi via la gioia, la vitalità. In tempi recenti molte interviste e articoli su Piera Degli Esposti sono tornati sulla sua vita, anche perché ha partecipato fino al 2020 a diversi sceneggiati televisivi di successo, con una curiosità inutile. Di questi tempi è impossibile parlare anche d’un solo argomento di quelli contenuti nel libro senza scadere nel pruriginoso, ma negli anni ’80 l’esistenza di questa voce diversa, la luce scaturita dal personaggio di Eugenia/Anna Schygulla, il dibattito vivo su cosa fosse libertà e moralità per le donne e se dovessero essere le stesse donne a decidere del loro corpo, era ancora un dibattito aperto: fanno fede, oltre le domande di Dacia Maraini, anche il suo stesso mettersi in gioco con proprie esperienze accanto all’amica, rinforzandone la visione. Così gli anni ’80 ne escono ancora come un periodo di fermento e curiosità intellettuale, sebbene già molto lontani dal decennio precedente, ma lontanissimi, infine, dall’attuale clima censorio di questi anni nei quali ogni modo di essere deve per forza di cose trovare posto in una categoria di consumo per diventare accettabile oppure è rifiutato in maniera categorica o demonizzato. In Storia di Piera il dolore è dolore ma tutto scorre, la volontà di amare ha la meglio, la vita di un adulto non può essere condizionata fino in fondo dall’impronta del nucleo d’origine: e Piera, destinata ad essere una sartina, diventa un’attrice richiesta da registi come Taviani, Zampa, Wertmüller, Bellocchio, Tornatore, Schirinzi e molti altri. «Mi ha aiutato Flaubert…sai quando dice che Emma Bovary aveva piano piano cambiato il modo di camminare: anche io fra la sartoria e le giornate con la mamma, prendevo possesso di nuovi tempi, acquistavo pazienza (…) mi piaceva molto Moravia, con le sue donne che escono dai cancelletti bassi con la broche sul bavero di raso, dei grandi seni e abitavano a volte ai Parioli…a avevano profili di uccelli…poi c’era Pavese con le sue lune stanche…».

Locandina del film di M. Ferreri, immagine web

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