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Aksana Danilčyk

Aksana Danilčyk
Agosto 26
22:19 2021

Dopo i numerosi consensi di critica seguiti alla precedente pubblicazione su questa testata delle poesie di Aksana Danilčyk, poetessa bielorussa che ha inaugurato, con la sua raccolta di liriche, la collana di poesia internazionale di Controluce, abbiamo deciso, col direttore dell’editrice Armando Guidoni, di continuare a proporre ai lettori italiani le ultime poesie di Aksana. Come ebbi modo di osservare nella prefazione al suo libro “Il canto del ghiaccio”, ella è una poetessa dalle atmosfere mediterranee, che spazia dalle descrizioni bellissime dei paesaggi all’impegno civile. Ripeto: il suo lavoro si svolge anche nel campo delle traduzioni. Dobbiamo a lei se Foscolo, col suo carme “Sepolcri”, è conosciuto in Bielorussia, e così Alfieri nonché altri nostri autori classici e contemporanei. Di queste liriche che pubblichiamo nella nostra rubrica, segnalo specialmente la prima, per il suo impatto straordinario sulla fantasia e per la nitidezza dello schema espressivo. È una ventata nuova, diversa, che proviene dall’Est. Ma che si innesta anche nelle nostre acque salmastre del Mediterraneo.
Aldo Onorati


AKSANA DANILCYK legge la poesia Icaro già pubblicata nella sezione ‘Poesia’

***
Passeggiate notturne
sul nudo fondale marino
al confine tra l’esistenza di uomo e pesce…
I fuochi della città lontano lontano
e infine si riflettono sulla sabbia bagnata
nelle ultime tracce dell’acqua
che il mare non è riuscito a portarsi via

Sulla superficie elastica della terra
il mare ha lasciato un’impronta
una macchia di schiuma o il corpo di una medusa
sembra che proprio qui
all’improvviso salterà in superficie
o la sabbia comincerà a muoversi
e ti afferrerà le gambe

L’abisso
diventa sempre più vicino
l’abisso
le cui labbra odorano di iodio e di alghe
il cui respiro è freddo e affascinante
e la voce è così insistente e determinata
che non obbedirle è impossibile

È il mare ad aprire la sua profondità
si ritira
per darti una chance
di capirne l’essenza
se fai in tempo
se hai tempo sufficiente
fino a quando il mare decide di tornare
e coprire le coste denudate
con il pizzo di brabante della schiuma

Affrettati
finché la notte strizza gli occhi delle navi
al confine tra l’esistenza di uomo e pesce

L’archivio

I rilievi delle suole sul morbido asfalto
nel tardo pomeriggio a volte fanno ricordare
quelli che sono passati per questa città
riempita di sconosciuti profumi
di origine evidentemente straniera.
Non riconoscerai più la città —
о, questi cambiamenti infiniti!
È curioso se ti riconosco io…
Le mie vene che ogni anno
diventano sempre più evidenti,
si riempiono di plasma solare,
che man mano sostituisce il sangue.
Sfoglio i manoscritti che hanno taciuto a lungo
nella speranza di dargli la voce,
poi metto il piede nell’estate di turno,
e la mia orma rimane sul morbido asfalto.

***

questa casa non ha storia
l’assenza di oggetti al suo interno
è come l’assenza di un’esistenza precedente
tutto è pulito portato via interrotto
non c’è stato nulla

adesso il mio sangue azzurro
defluisce dalle vene sulla tappezzeria
e le attribuisce il colore della profondità marina

aspetto i pesci d’oro

***

la mandria di elefanti cammina sicura
marciando sull’acqua verde
e riempie tutto lo spazio
sono i grigi tronchi degli alberi
come sottili gambe grigie
battono il passo
ma si muove solo il vento

fai attenzione a dove metti i piedi
e ti lasceranno in vita

guarda la strada

     non vedi niente né fogli né alberi
solo la direzione del movimento

    
sembra che la strada ti porti da sola
e questo rivestimento
di umido cemento
libero dagli ostacoli diventa il miglior paesaggio
e il mormorio sano del motore
la migliore musica
    
prima ti insegnavano guarda sotto i piedi
ma adesso tu fermi tutti i pensieri inutili
e ti ordini: guarda la strada

     
e invece nello specchietto retrovisore
vedi l’autunno e la mattina di nebbia illuminata
dallo splendore del sole che sale dalla terra

    
la mattina che vuoi ricordare descrivere
ma no
    
non voltarti Euridice
    
guаrda la strada

     il tuo Orfeo viaggia su una jeep nera
sulla terza corsia J

***

all’inizio pensai che sogno fosse
un pavone
è così bello  
la coda è così iridescente
di verde di azzurro di oro
che viene voglia di chiudere gli occhi dal piacere

poi mi sembrò che sogno fosse
eventualmente un cigno
cerca sempre di volare nelle nubi arruffate
non sta mai fermo

dà degli strappi di qua di là e stuzzica
acchiappami subito

adesso vedo che sogno
è un picchio

batte e batte
di mattina di giorno di sera di notte
toc
toc toctoc toctoc

magari è arrivato il momento di rompergli il collo?
 
acqua dietro la finestra

tra la nebbia
tra tutte le sfumature del grigio
tra tutte le sfumature dell’argento
illuminate dall’opaco sole
scintillano i loro scudi
brillano le loro lance
risuonano i loro passi
risuonano i loro canti
solenni come liturgia

tra la nebbia
tra tutte le sfumature del grigio
tra tutte le sfumature del nero
illuminate dalle torce
la luce trema sull’acqua
la luce arriva tra l’acqua
sale dal fondo del fiume
dove hanno nascosto il loro oro
e se ne sono andati a cercarsi la gloria
i figli della nebbia – Nibelunghi

ma tutti questi fiumi
sfociano uno nell’altro
ma tutte queste nebbie
passano una nell’altra
ma tutti questi canti
raccontano di una storia
di un anello
di un tradimento
di un omicidio

sì, siamo noi
autolesionisti
figli della nebbia
che non ha fine
come questo inverno

***

sdraiandoti sotto un melo
puoi scoprire la legge di gravitazione universale
trovare l’incrocio tra tempo e spazio
e anche la coincidenza del centro interno dell’universo
che come una festa è sempre con te
con quello esterno

e provare la voglia di tornare indietro di qualche secolo
per sentire il tempo in un modo diverso
come lo sentivano prima
come se fossi davanti all’eternità
e contare i giorni da alba ad alba
da stagione a stagione
che i centri degli universi coincidano
e si muovano in sincronia

e un giorno forse vedere come
i zattieri fluttuano i tronchi sul fiume Neman
come i cavalli si nascondono nella foresta
e le cicogne vivono vicino a ogni casa
così è sempre stato
ed ora è così

forse proprio questo posto
si chiama la patria

la continuità

alla memoria di Janka Bryl

durante la giornata blu di oggi
scriverò di mele mature
che tornano dalle altezze celesti
come in un sogno rallentato
sì proprio
come nel sogno rallentato
lentamente lentamente
arrivano alla terra
si fermano al livello del melo
poi al livello di miei occhi
sento come si sparge lo zucchero
sotto una gialla buccia trasparente
non taglio mai la buccia
senza di essa le mele perdono
il loro involucro protettivo
ed ecco cadono
dolcemente dolcemente
non si spaccano ma si appoggiano sull’erba
le raccoglieranno i nuovi nipoti
e le nuove nonne le porteranno al Dio

mele consacrate
Mir
Ispas

Janka Bryl ( 1917- 2006) – scrittore bielorusso nato vicino a Mir
Mir è un paesino della Bielorussia, situato nell’attuale regione di Hrodna.
Ispas oppure Spas di Mele è il giorno del calendario popolare degli slavi (19 agosto) corrispondente alla Festa della Trasfigurazione.

***

c’è tempo
la mia anima ancora
così come davanti all’aurora boreale
con ammirazione conta a rovescio i minuti
davanti alla vastità dei paesaggi familiari

lì le onde delle colline rotolano lentamente
verso le sabbie bianche delle dune baltiche

vi sono i giardini dove maturano i bimbi
e il tempo conta i giri del sole
fino a quando non diventa evidente
e inevitabile l’abbandono del giardino

per imparare il dolore e la tristezza
e superando gli ostacoli
mai guardare indietro
fino a quando non diventa evidente
e inevitabile ch’è giunto il momento di tornare

nel giardino che non sarà mai più
il caldo paradiso dell’infanzia

ma come prima cantano gli uccelli
e sotto il suo ramificato sussurro
ex bambini finalmente comprendono
la loro tanto attesa maturità

c’è tempo

***

il lino mi assorbe fino all’ultimo ricordo
nel suo insolito color verde
e comincio a guardare il mondo con occhi verdi
ma quando mi sciolgo nello spazio di lino

ricordo quello che pare io non abbia mai saputo

è risveglio della mia memoria genetica
è risveglio dell’esperienza inconscia

delle donne della mia stirpe e di quelle
che vissero prima di loro e che vivranno dopo di me

sento come maturano le fragole di bosco
come sussurrano le sirene negli iris acquatici
come si svegliano i temporali

e si riflettono i fulmini in occhi spalancati

chi sei, donna di lino
da questa terra nata

da questa terra cresciuta e salvata

quella che sa

Traduzione dal bielorusso di Marco Ferrentino

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