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Alitalia, Economia, ecc.: Il Grande Bluff

Novembre 04
23:00 2008

Salviamo l’italianità di Alitalia. Ma chi salverà l’Italia? L’Alitalia, un vecchio baraccone burocratico di posti lavoro politici, inadeguato alla flessibilità dei tempi, dove sindacati e dirigenti, remunerati a suon di milioni, continuavano a fuggire le responsabilità con bilanci continui in perdita, coperti dalla madre patria, ovvero le tasse dei cittadini. Tutto sembrava volgere al termine, trovando nel mercato un piano industriale e di sviluppo, dove una cura dimagrante era necessaria per la stabilità della società. Air France era disposta a spendere 1,7 miliardi di Euro, con un piano d’investimento di 850 miliardi di Euro entro il 2010, una doppia Opa su azioni ed obbligazioni (a tutela dei risparmiatori) e con successivo aumento di capitale. Sembra quasi un’azione industriale, senza prelevare i soldi dei cittadini. Il Piave mormorò, indietro lo straniero. Una grande idea cavalcò lo stivale, una cordata tutta italiana. E così, quattro palazzinari, avventurieri industriali, qualche banca come garante (gli schiaffi arriveranno dopo), e la cordata si presentò. Abbiamo racimolato 760 miliardi di Euro, prendiamo Alitalia! E no! Noi prendiamo “la parte sana di Alitalia”, formate una “bad company” dove appoggiate esuberi e debiti, affidate la gestione ad un Commissario e paga Pantalone, ovvero le tasse dei cittadini. Non finisce qui. La cassa integrazione, prevista per difficoltà aziendali come ammortizzatore momentaneo, se lo ciba lo stato con reimpieghi (meglio dire baracconi di posti politici pubblici) e con “sette anni” di cassa integrazione, pagata sempre dalla madre patria, ovvero le tasse dei cittadini. Abbiamo mantenuto le promesse, salvato Alitalia, e non mettiamo le mani nelle tasche degli Italiani. Usiamo solo i soldi dei cittadini, solidarietà nazionale. A pensarci bene, a chi serve questa C.A.I.? Considerato che in Italia ci sono più aeroporti che comunicazioni strutturali (strade scorrevoli, metropolitane, ferrovie, servizi bus), useremo i nostri aerei per andare a trovare amici e parenti. Unico problema è arrivare all’aeroporto, raggiungere i nostri cari con spostamenti di qualche ora, dei costi meglio non parlarne. A ripensarci ancora bene la C.A.I. a qualcosa deve pur servire? Certo i nostri amati politici viaggiano gratis (anche sui treni), si personalizzano aeroporti (vedi Scajola). Con lo straniero Air France rischiavano di dover pagare il biglietto, e i soldi dove li prendevano, ma dalla solidarietà nazionale: i cittadini. Quindi la C.A.I. è un affare per gli italiani. Ad ogni buon conto, l’Alitalia passerà il Piave fra qualche anno, Air France o Lufthansa o chi altri attendono il mercato, e come abbiamo iniziato, palazzinari ed avventurieri industriali ricaveranno il loro investimento, qui i cittadini non c’entrano. Se ancora non siamo soddisfatti della manovra, ad oggi non è dato sapere i numeri degli esuberi e della perdita da attribuire all’indotto di aeroporti ed Alitalia. Economia: sono caduti i tabù dell’intervento statale. Ora è possibile. Ho sempre sostenuto che la cosi detta “caduta del comunismo” ha fatto boom, essendo certo che l’attuale struttura del capitalismo giungerà al termine, ed allora sarà Boom, Boom, Boom!! Sono classificate come crisi, io le definisco “prove generali della caduta del capitalismo”. Troppo spesso si confonde il “libero mercato”, “l’imprenditoria”, con l’attuale capitalismo, il cui unico scopo è di crescere, crescere, sempre su se stesso, relegando la società a braccia–lavoro, al più basso costo possibile. Una forza lavoro necessaria al consumo, necessario alla crescita capitalistica. Alla vera crisi dei mercati, dove il capitalismo creativo ha arricchito avventurieri, banchieri ed industriali rampanti, si materializza una grande idea: “il Comunismo Capitalistico”. Il Comunismo, come l’Araba Fenice, rinasce nel suo splendore, non più al servizio di Operai e Contadini, bensì ad uso e consumo delle banche e delle borse. Bancarottieri, speculatori, in grado di bruciare soldi dei cittadini. Una garanzia spacciata per la salvaguardia dei risparmiatori, ma destinata ad uso e consumo delle banche. Se una manovra deve salvaguardare i consumatori, è ad essi che deve essere rivolta, non verso finanzieri creativi o nel fallimento bancario, per questi è necessario il sequestro dei “loro beni”, ed il naturale compenso di chi delinque, ovvero il carcere. Ben conosciamo i nostri famosi “industriali”, agevolazioni di stato (non pensiamo subito all’inciucio politico!!), finanziamenti a go–go, i ricavi industriali distribuiti in ville, yacht, paradisi fiscali. Alla ristrutturazione aziendale penserà poi lo stato, in caso di recesso cassa integrazione. L’Uomo normalmente ha due mani, l’industriale normalmente una lunga ed una corta. Immancabile il distinguo dei nostri “industriali”. La recessione economica ci costringe a rivedere i costi per l’adeguamento all’inquinamento. I costi sono alti è ricadranno su tutti. Non mi sembra che i grandi guadagni, ottenuti senza investire in tecnologia e sicurezza, siano stati suddivisi tra industriali e operai. I costi sì. Dove sono i fondi che un’industria dovrebbe accantonare per l’ammodernamento e la ristrutturazione aziendale? Dice il Governo: ci sono altre nazioni che chiedono di rinviare il piano anti–inquinamento. Certo, sono tutti i paesi dell’est, forse gli unici come o peggio di noi. La salute dei cittadini, degli operai nelle fabbriche, del futuro dei nostri figli, dello sviluppo industriale, sono costi che non possiamo permetterci senza ridurre gli stipendi degli operai, gli industriali sono già impegnati in una raccolta di fondi ai semafori come pulisci-vetri.

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