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Bioregionalismo, ecologia profonda e rapporto uomo natura animali

Bioregionalismo, ecologia profonda e rapporto uomo natura animali
Dicembre 19
13:06 2017

Human intervention in an attempt to “adjust” the presence of life in nature has become so heavy as to endanger human existence itself. In fact, control over other species also involves humans, who are not separated from the animal world.

The rules of life are very simple, each species both plant and animal has a mutual interrelation with its habitat and with all the species that share it. Plants need animals for their reproduction and propagation, herbivores are controlled by carnivores and so a balance is maintained between environment and its inhabitants.

But where man is intervention immediately this balance has been lost. We have seen this with the increase of desertification of North Africa and the Middle East caused by an exaggerated growth in domestic breeding and transhumance. This more the hunting habit towards species considered harmful or – to the contrary – useful to the human economy have transformed so much the habitat to make it unrecognizable … All this in the past happened almost imperceptibly, since the events described above they lasted for long periods of time, centuries, if not millennia, and it was quite difficult for man to recognize its effects (related to his behavior).

The current situation is very different. Today, human intervention has an almost immediate consequence and one can not help but consider the causes – as well as the closely interconnected effects – of environmental changes in progress. Where man intervenes immediately nature and life recede ..

Even where man tries to make up for the ills of his work there too he combines worse woes. We have seen this, for example, with the policy of the artificial repopulation of faunal species that disappeared in a given bioregion and recovered in other places on the planet to be re-introduced. This environmental recovery policy is indeed deleterious. The damage caused to the habitat by the introduction of non-native species is enormous. So much so that, from time to time, with the excuse of overpopulation, we invent shoots for the containment of these species.

Actually my impression is that this environmental policy is only functional to other interests … that are not those of nature. Nature, if left to itself, always finds a way to harmonize itself, creating a swing of presences between predated species and predatory species but where man intervenes, chaos appears … But it is impossible that nature is left to herself, man should disappear. The human species has increased numerically and has no predators, nor the large epidemics that centuries ago decimated the population, and to feed all these people, carnivores or vegetarians, however, leads to an alteration of the natural habitat.

From time to time decisions by various bodies are issued to bring down a certain number of wild animals declared “in excess” in a certain area. Deer, roe deer, wild boar… etc. This fact causes every time a media and political fuss, extrinsic in the game of the parties. That is the antagonism between hunting associations on the one hand and animalist associations on the other, with institutions in the middle trying to satisfy both, knowing that it is all fiction and that the wildness and defense of life or the right to hunting they are only functional to the expected income (tourism or meat, or both).

The truth is that the “wild” have been “placed” on the territory not for their own good but for speculative purposes, they are not dissimilar from goats, sheep, pigs, etc. bred by humans. But how to make a reasonable speech with so many guys talking? The fact is that you have to be very careful about the number of ungulates or warthogs that graze in a territory, this not only in the case of crude man-made defenses, but also for the wild pseudo that are introduced, these beasts are not today subject to natural crippling caused by predators. Here in Italy the wolf, the lynx and the bear are practically extinct and in the woods the roe deer or the deer have no natural enemies that limit their proliferation, so “must” resort to hunting.

And the deterioration in the relationship between man and animals leads to the deterioration in the relationship between humans and the habitat, this game of the parts damages all citizens and nature itself that is continually manipulated for and against this and that. In short, a business pretext in a society that does not consider the animal differently from any surplus-value.

I personally am a vegetarian but I am also an ecologist and therefore I am not in favor of the introduction of new species in nature, and this is why I believe that hunting should be completely banned in Italy for the simple fact that it is a useless “vicious” exercise absolutely harmful.

For hunting is not a free and natural activity but a kind of game of repopulation and killing, a sadistic and cruel fun. But even rearing cattle and poultry should be rethought. Only allowing it to be in the wild or semi-wild and limiting the number of animals in consideration of how many can live on pasture in a given fund, thus rebalancing the cyclicity of the animal presence with the agricultural use of the territory.

Paolo D’Arpini – Italian Bioregional Network

Testo italiano:
Gli interventi dell’uomo nel tentativo di “aggiustare” le presenze del mondo animale sono diventati talmente pesanti da mettere a rischio la stessa esistenza umana. Infatti il controllo sulle altre specie coinvolge anche l’uomo, che non è separato dal mondo animale.
Le regole della vita sono molto semplici, ogni specie sia vegetale che animale ha una interrelazione mutualistica con il suo habitat e con tutte le specie che lo condividono. Le piante hanno bisogno degli animali per la loro riproduzione e propagazione, gli erbivori sono controllati dai carnivori e così si mantiene un equilibrio fra ambiente e suoi abitanti.
Ma dove l’uomo è intervento immediatamente questo equilibrio è andato perso. Lo abbiamo visto con la desertificazione del nord Africa e del medio oriente causata da un esagerato incremento dell’allevamento domestico e di transumanza. Questo più l’abitudine venatoria nei confronti di specie ritenute nocive o -al contrario- utili all’economia umana hanno trasformato talmente l’habitat da renderlo irriconoscibile… Tutto ciò in passato avveniva in modo quasi impercettibile, poiché gli avvenimenti sopra descritti si protraevano per lunghi periodi di tempo, secoli, se non millenni, ed era alquanto difficile per l’uomo riconoscerne gli effetti (legati al suo comportamento).
Ben diversa è la situazione attuale. Oggi l’intervento umano ha una conseguenza pressocché immediata e non si può far a meno di considerare le cause -come gli effetti strettamente interconnessi- delle mutazioni ambientali in corso. Dove l’uomo interviene immediatamente la natura e la vita recedono..
Persino ove l’uomo cerca di rimediare ai mali del suo operato anche lì combina guai peggiori. Lo abbiamo visto ad esempio con la politica dei ripopolamenti artificiali di specie faunistiche scomparse in una data bioregione e recuperate in altri luoghi del pianeta per esservi reimmesse. Questa politica di recupero ambientale è invero deleteria. I danni causati all’habitat dall’introduzione di specie non autoctone sono enormi. Tant’è che di tanto in tanto, con la scusa del sovrappopolamento, ci si inventa partite di caccia per il contenimento di dette specie.
A dire il vero la mia impressione è che questa politica ambientale è solo funzionale ad interessi altri… che non sono quelli della natura. La natura, se lasciata a se stessa, trova sempre il modo di armonizzarsi, creando una altalena di presenze fra specie predate e specie predatorie.. ma dove interviene l’uomo appare il caos… Ma è impossibile che la natura sia lasciata a se stessa, dovrebbe scomparire l’uomo. La specie umana è aumentata numericamente a dismisura e non ha predatori, né le grosse epidemie che secoli fa decimavano la popolazione, e cibare tutte queste persone, carnivori o vegetariani che siano, porta comunque ad un’alterzione dell’habitat naturale.
Ogni tanto vengono emesse delibere di vari enti per abbattere un certo numero di animali selvatici dichiarati “in eccesso” in una certa area. Cervi, caprioli, cinghiali.. etc. Questo fatto causa ogni volta un polverone mediatico e politico, estrinsecato nel gioco delle parti. Ovvero l’antagonismo fra associazioni venatorie da una parte e le associazioni animaliste dall’altra, con le istituzioni nel mezzo che cercano di soddisfare entrambe, ben sapendo che è tutta una finzione e che la selvaticità e la difesa della vita o il diritto alla caccia sono solo funzionali alle entrate economiche previste (turismo o carne, o tutti e due).
La verità è che i “selvatici” sono stati “immessi” sul territorio non per il loro bene ma a scopo speculativo, essi non sono dissimili dalle capre, pecore, maiali, etc. allevati dall’uomo. Ma come fare un discorso ragionevole con tanti scalmanati a parlare? Il fatto è che bisogna stare molto attenti al numero di ungulati o facoceri che pascolano in un territorio, questo non solo nel caso di greggi difese dall’uomo, ma anche per gli pseudo selvatici che vi vengono immessi, queste bestie ai giorni nostri non sono soggette alla falcidiatura naturale causata dai predatori. Qui in Italia il lupo, la lince e l’orso sono praticamente estinti e nei boschi i caprioli od i cervi non hanno nemici naturali che limitino la loro prolificazione, per cui si “deve” ricorrere a battute di caccia.
E il deterioramento nel rapporto uomo/animali porta al deterioramento nel rapporto fra umani e l’habitat, questo gioco delle parti danneggia tutti i cittadini e la natura stessa che è continuamente manipolata pro e contro questo e quello. Insomma un pretesto affaristico in una società che non considera l’animale diversamente da un plusvalore qualsiasi.
Io personalmente sono vegetariano ma sono pure ecologista e quindi non sono affatto favorevole all’immissione di nuove specie in natura, ed è per questo che ritengo che la caccia andrebbe completamente vietata in Italia per il semplice fatto che è un esercizio “vizioso” inutile e dannoso in assoluto.
Giacché la caccia non è un’attività libera e naturale ma una specie di gioco di ripopolamento ed uccisione, un divertimento sadico e crudele. Ma anche l’allevamento di armenti e animali da cortile va ripensato. Consentendolo solo allo stato brado o semi-brado e limitando il numero dei capi in considerazione di quanti ne possono vivere al pascolo in un dato fondo, riequilibrando così la ciclicità della presenza animale con l’uso agricolo del territorio.
Paolo D’Arpini – Rete Bioregionale Italiana

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