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Federico Tiezzi debutta l’11 aprile con Fedra di Jean Racine

Federico Tiezzi debutta l’11 aprile con Fedra di Jean Racine
Aprile 08
17:51 2024

Teatro Bonci
Piazza Guidazzi – Cesena
dall’11 al 14 aprile 2024 – prima assoluta
giovedì, venerdì e sabato ore 20.30; domenica ore 16.00

Teatro Storchi
Largo Garibaldi, 15 – Modena
dal 18 al 21 aprile 2024

giovedì e venerdì ore 20.30; sabato ore 19.00; domenica ore 16.00

Fedra
di Jean Racine
traduzione di Giovanni Raboni
regia Federico Tiezzi

con Martino D’Amico, Valentina Elia, Elena Ghiaurov,

Alberto Boubakar Malanchino, Marina Occhionero, Bruna Rossi, Massimo Verdastro

Dopo aver affrontato negli anni le tragedie di Sofocle (Antigone) ed Euripide (Ifigenia in Aulide e Medea), con
Fedra Federico Tiezzi – uno dei maestri della regia italiana – torna al mito greco, dirigendo sul palco Elena
Ghiaurov nel testo di Jean Racine, scritto nel 1677 a partire da Ippolito di Euripide e Fedra di Seneca. Tiezzi
sceglie la traduzione di Giovanni Raboni, a 20 anni dalla morte del poeta.
La produzione ERT / Teatro Nazionale con Fondazione Teatri di Pistoia, Compagnia Lombardi-Tiezzi debutta
in prima assoluta al Teatro Bonci di Cesena dall’11 al 14 aprile (giovedì, venerdì e sabato ore 20.30;
domenica ore 16.00) e sarà al Teatro Storchi di Modena dal 18 al 21 aprile (giovedì e venerdì ore 20.30;
sabato ore 19.00; domenica ore 16.00).
Il regista guida, oltre alla protagonista Elena Ghiaurov (Fedra), un cast formato da Martino D’Amico (Teseo),
Valentina Elia (Ismene), Alberto Boubakar Malanchino (Ippolito), Marina Occhionero (Aricia), Bruna
Rossi (Enone) e Massimo Verdastro (Teramene) e firma la scenografia con Franco Raggi e Gregorio
Zurla. I costumi sono di Giovanna Buzzi, le luci di Gianni Pollini; la cura del canto di Francesca Della
Monica e i movimenti coreografici di Cristiana Morganti.
Fedra è un dramma borghese, quasi un Ibsen ante-litteram che, pur imbevuto di cristianesimo giansenista e
filosofia morale, è diventato nei secoli, dichiara Tiezzi, «la più grande opera sulla passione erotica che il
teatro abbia mai prodotto». «In una dimensione claustrofobica» prosegue «dove la ragione scompare sotto la
violenza e la tensione del desiderio, i mostri che affiorano di continuo nelle parole dei protagonisti sono quelli
dell’inconscio, ancestrali, interpretabili solo con l’ausilio della psicanalisi freudiana. E sotto la sublime, levigata
musicalità del verso si rintracciano le figure e le azioni di una tribalità arcaica, dall’incesto all’uccisione del
padre». La regia va a fondo nell’indagine dei personaggi, cogliendo le loro trasformazioni sotto la forza di un
desiderio che si trasforma in colpa e in peccato e spingendosi alla suggestione di una vera e propria seduta
psicanalitica.
Nel palazzo reale di Trezene, in una Grecia mentale e onirica di cui restano solo rovine, all’interno di una
stanza della reggia simile a una camera di tortura, Fedra si dibatte nella morsa di una passione tanto
irrefrenabile quanto impossibile: ama il figliastro Ippolito, figlio di primo letto del marito Teseo. Non ricambiata
nella passione, Fedra calunnia Ippolito di un tentativo di stupro. Il ritorno di Teseo sarà il segnale di un
inesorabile tracollo, che farà precipitare gli eventi verso la tragedia.
Racine stesso definisce Fedra “la migliore delle mie tragedie”: Fedra è l’eroina tragica perfetta per i fini
educativi che l’autore riconosce al teatro, strumento insostituibile per elevare la virtù degli spettatori attraverso
la condanna delle passioni e dei vizi. La tragedia, come nella classicità greca, ha una vocazione morale e
deve aiutare lo spettatore a liberarsi dalle passioni attraverso la catarsi: possibile solo partecipando in maniera

totale agli avvenimenti tragici. Lo spettatore diviene testimone della passione amorosa di Fedra e delle sue
conseguenze disastrose ed è così costretto a scegliere tra la condanna e la pietà, tra la partecipazione
emotiva e il giudizio. Fedra, afferma l’autore nella sua prefazione alla tragedia, “non è infatti né del tutto
colpevole, né del tutto innocente”.
Ma tutti i personaggi hanno qualcosa da nascondere: Fedra l’amore incestuoso, Teseo le sue innumerevoli
fughe amorose, Ippolito di amare Aricia, che discende da una stirpe nemica e assassina, la nutrice Enone un
intrigo bugiardo e colpevole.
«Questa tragedia dell’inconscio ha il linguaggio del più grande autore di teatro che la Francia abbia avuto sotto
Louis XIV: una parola che mostra, individua, razionalizza emozioni e tensioni e nello stesso istante le cela
sotto il nitore levigato della versificazione. Mentre tutto sembra scivolare via nella musica dell’alessandrino, il
nero, buio fondo di questa tragedia della disperazione e dell’inconscio, dell’Ordine e del Disordine, emerge
con maggiore evidenza. Fedra, sconvolta dalla sua passione, infrange l’ordine morale, familiare e sociale
attraverso il suo desiderio. All’interno dell’ordine familiare, dentro le regole sociali e dinastiche, l’amore porta il
disordine meraviglioso del cuore umano» scrive il regista. La ragione cede alla violenza erotica e apparenta
Fedra a un'altra eroina dell’antichità classica, a Medea. Questa famiglia in cui si manifestano pulsioni la cui
coscienza porta alla colpa e alla punizione (secondo il cristianesimo giansenista dell’autore), in cui si dibattono
profondità morali, appartiene di diritto al dramma borghese, che da Euripide arriva fino a Ibsen e oltre.

Fedra
di Jean Racine
traduzione di Giovanni Raboni
regia Federico Tiezzi
con Martino D’Amico, Valentina Elia, Elena Ghiaurov, Alberto Boubakar Malanchino, Marina Occhionero,
Bruna Rossi, Massimo Verdastro
scena Franco Raggi, Gregorio Zurla e Federico Tiezzi
costumi Giovanna Buzzi
luci Gianni Pollini
canto Francesca Della Monica
movimenti coreografici Cristiana Morganti
regista assistente Giovanni Scandella
costumista assistente Lisa Rufini
scenografa assistente Erika Baffico
produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Fondazione Teatri di Pistoia, Compagnia
Lombardi-Tiezzi

In occasione dello spettacolo a Cesena, replica audiodescritta domenica 14 aprile, in collaborazione con
Centro Diego Fabbri di Forlì e con il sostegno di BCC Romagnolo.
In occasione dello spettacolo a Modena, sabato 20 aprile alle ore 16.30 è previsto un incontro con la
compagnia, nell’ambito del ciclo Conversando di teatro. Moderano Angela Albanese e Enrico Pitozzi.
Ospite, Francesca Lorandini (Docente di Letteratura Francese, UNIMORE).
A seguire, alle ore 19.00, laboratorio di magia a cura di Lalo Magic, nell’ambito di Vengo anch’io! Laboratori
creativi per bambin* mentre i grandi sono a teatro.
Domenica 21 aprile la replica sarà audiodescritta, grazie alla collaborazione con il Centro Diego Fabbri di
Forlì.

Teatro Bonci, Piazza Guidazzi – Cesena tel. 0547 355959 | info@teatrobonci.it
Biglietteria aperta (nei giorni feriali): ore 11.00–14.00 e 17.00–19.00; nei giorni di rappresentazione serale fino
a inizio spettacolo; le domeniche di rappresentazione pomeridiana, dalle 15.00 fino a inizio spettacolo.
Biglietteria telefonica dalle 16.00 alle 17.00.
Biglietti da 28 a 8 euro. Vendita online: cesena.emiliaromagnateatro.com | www.vivaticket.it
Teatro Storchi, Largo Garibaldi 15 – Modena tel. 059 2136021 | biglietteria@emiliaromagnateatro.com
Biglietteria aperta (nei giorni feriali): dal martedì al sabato ore 10.00–14.00; martedì e sabato anche ore
16.30–19.00
Biglietti: da 28 a 8 euro. Vendita online: modena.emiliaromagnateatro.com | www.vivaticket.it

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